Fino a qualche mese fa non avevo mai pensato di usare i manga o gli anime all’interno della didattica. Ho immaginato (e realizzato) corsi pomeridiani dedicati al manga da portare nelle scuole, ma non di integrarli nelle lezioni mattutine. Eppure io passo tantissimo tempo a leggerli e conosco bene i benefici di queste letture. Così come conosco il potere aggregante dei fumetti giapponesi anche tra generazioni diverse. Nel corso degli anni mi è capitato diverse volte di confrontarmi con miə alunnə su Attack on Titan, Jujutsu Kaisen, Demon Slayer o The Apothecary Diaries. Spesso sono loro a propormi cose da leggere/guardare o a chiedermi consigli.
A ripensarci, mi rendo conto che quando hanno scoperto questa mia passione, mi hanno iniziata a guardare con occhi diversi. È come se da quel momento io avessi smesso di essere la professoressa e fossi diventata una persona… con aura (è un modo di dire che sopporto poco, ma ammetto che qui ci stava bene). Credo che siano così abituatə a veder sminuito il loro lato nerd dal mondo adulto da non aspettarsi di trovare una persona grande tanto appassionata alle stesse storie che piacciono a loro. O con delle crush per i personaggi di finzione (eh sì, mi capita). Men che meno, sono abituatə a trovare queste persone a scuola, dietro una cattedra.
E allora perché non ho mai pensato di spiegare il conflitto del personaggio attraverso Naruto? O il bullismo attraverso A Silent Voice? Perché è stato uno studente a dirmi che l’Ulisse di Dante che sfida i limiti imposti da Dio è come Eren che vuole andare oltre le mura e non sono stata io?
Un luogo quotidiano… che di quotidiano non ha nulla
Credo che dipenda dal modo in cui vediamo la scuola. Tuttə noi: professionisti del settore, studenti, genitori, membri della società. Ho la sensazione che, indipendentemente dall’accezione positiva o negativa che le diamo o dai sentimenti che proviamo nei suoi confronti, la scuola venga ritenuta un luogo lontano dalla vita di tutti i giorni.
Qui arriva il paradosso: nonostante la quotidianità di tante persone sia dettata dall’organizzazione scolastica, la scuola non è avvertita come qualcosa in grado di incidere profondamente nella vita delle persone. Se non in negativo.
Forse è perché la scuola viene vista come un luogo di cultura e quest’ultima viene percepita come qualcosa di altisonante, impegnativo… lontano. C’è l’idea che ha cultura solo chi è portatə per lo studio. Chi ama stare sui libri… magari perché è incapace a relazionarsi. Chi capisce cose che alle altre persone sembrano incomprensibili. Ma siamo sicurə che sia davvero così?
La scuola che serve
Generalmente, sappiamo che la scuola è un posto in cui si ha l’occasione di imparare ciò che serve nella vita… ma cos’è che serve nella vita? Questa è la vera domanda da farsi e credo che sarebbe davvero interessante ascoltare le risposte di addettə e non addettə ai lavori.
È una domanda che non mi sono mai fatta da studente anche perché, da persona amante dello studio, non mi sono mai davvero interrogata sul perché lo facessi. Trovavo gratificazione nel sentirmi brava e nell’avere delle buone valutazioni (ad oggi non so quanto queste due cose servano nella vita). Da quando sono diventata insegnante, invece, questa domanda mi accompagna costantemente. Perché è importante che le mie classi raggiungano determinati obiettivi? Perché devo portare più persone possibili a maturare un attaccamento nei confronti del sapere? Ho risposto in tanti modi diversi. Ultimamente, però, sto puntando tutto sull’idea che la scuola è il luogo di formazione dei cittadini, delle cittadine e dellə cittadinə. È il primo ambiente pubblico in cui si può coltivare la democrazia. Come tale, non può separarsi dal quotidiano.
Come formare le persone del futuro
La scuola deve servire a creare una comunità che sia in grado di pensare criticamente e di provare curiosità nei confronti del mondo e degli esseri che lo abitano. Non solo, deve fornire gli strumenti utili a conoscersi, capirsi e valorizzarsi così da permettere agli individui di costruire il proprio percorso personale e professionale in maniera consapevole e di partecipare attivamente alla vita della società. Infine, la scuola pone le basi per la socializzazione, insegnando a comunicare in maniera assertiva e comprensiva con le altre persone.
Questi sono gli obiettivi della scuola sui quali è difficile essere in disaccordo. Il problema sta nel tradurre questo punto di arrivo in contenuti da insegnare. Sicuramente serve imparare a leggere, a scrivere (non solo nella nostra lingua madre) e a fare i conti… ma poi? In quale altro modo possiamo sviluppare delle competenze attive?
Da anni le programmazioni scolastiche girano intorno a degli argomenti piuttosto standard, rimasti quasi invariati da generazioni. Per quanto riguarda le materie umanistiche, c’è un’arte classica, canonizzata, da conoscere. Un’arte che è fortemente connotata come occidentale. Attraverso quella – e solo quella – avviene la formazione delle future generazioni.
Alla luce di questo, non c’è da stupirsi che sia io la prima a imbarazzarmi nel portare la mia passione per i manga a scuola. Io devo spiegare la Commedia di Dante, i Promessi sposi, le figure retoriche della poesia, l’analisi logica, la mitologia greca… Che c’entrano i manga con tutto questo? Non sono chiaramente adatti al contesto… Giusto?
Andare oltre la cultura alta
No. Non è giusto.
Questo modo di pensare sta incancrenendo il nostro sistema scolastico. Un sistema che non risponde alle necessità né della società né dellə studenti. Un sistema che non motiva all’apprendimento perché lo fa apparire come qualcosa di difficile, di valutativo e anche come la base da cui far dipendere la stima che si ha di sé. Un sistema che alimenta la convinzione che andare a scuola significhi fare qualcosa che è lontano dalla vita quotidiana. Un sistema che può insegnare a conoscere, ma difficilmente a comprendere.
Pensare che esitano argomenti idonei al contesto scolastico ed altri no, è profondamente fuorviante, ma non è un atteggiamento nuovo. Il concetto d’arte stesso deve fare i conti con l’idea che esistano opere di alto livello e opere popolari. Le prime hanno un pubblico ristretto e intellettuale, le altre sono per tuttə e, di conseguenza, sono ritenute brutte e insignificanti. Lo vediamo per i libri, per i film, per la musica… perfino nei fumetti – una delle espressioni più significative della cultura popolare contemporanea – abbiamo la distinzione tra graphic novel (serie A) e serie a puntate (serie B), nelle quali rientrano anche i manga.
Pensare in modo binario non è utile a nessuno. Non è neanche realistico. L’arte nasce da esseri umani con intenzioni molteplici. Si ha voglia di comunicare un messaggio e lo si fa nello stile più vicino al proprio sentire e alle proprie capacità. Ci sono dei target che risuonano in maniera più o meno armonica accanto a specifici stili, ma non accade sempre e di certo non è questo a determinare il valore dell’opera. Dobbiamo imparare ad accettare che possono esistere forme d’arte belle e brutte, d’impatto o trascurabili, riflessive o leggere, tradizionali e all’avanguardia… e comunque, il modo in cui verranno recepite non sarà solo frutto di come sono realizzate, ma anche del contesto nel quale si inseriscono.
Ogni persona reagisce a stimoli diversi in base alla propria sensibilità e alle proprie esperienze di vita. Più si mantiene un pensiero aperto e ci si permette di stupirsi di ciò che abbiamo davanti, più si ha la possibilità di conoscere e di imparare.
Avvicinarsi allə studenti
La scuola ha bisogno di mostrare un volto amichevole agli/lle/llə studenti.
È un atto democratico andare incontro alle persone che ancora non conoscono il piacere di conoscere e comprendere. Ma bisogna farlo in un linguaggio a loro accessibile e intrigante, non con le nostre categorie prestabilite.
Ricordiamoci anche che il mondo in cui stiamo vivendo è un mondo in continua trasformazione. È un connesso, veloce, violento, ma anche pieno di risorse umane e di prospettive inimmaginabili qualche decennio fa. Siamo proprio sicurə che opere del passato possano risultare utili per vivere il presente? Ci sta leggere Dante in chiave moderna… ma davvero non può essere accompagnato da altro? Io credo di sì. Credo che sia possibile per la scuola trovare la strada di mezzo e trattare la cultura come un’espressione umana dalle molteplici facce. Può e deve farlo. Perché il rischio è quello di perdersi dei giovani, portarli all’abbandono scolastico. Sono tanti gli indici statistici che rivelano un abbassamento delle competenze fondamentali degli/lle/llə adolescenti. A lasciare la scuola, poi, sono quasi sempre persone provenienti da contesti sociali o famigliari disagiati. E questo uno Stato che scrive nella sua Costituzione che è proprio compito
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese
non può permetterselo.
Perché portare i manga in classe
E arriviamo ai manga.
Per fare in modo che lə studenti vivano la scuola come un posto che li vede, li cura e mette al centro del processo di apprendimento, abbiamo bisogno di una didattica diversa. Non più semplice, non banalizzata. Ma disposta a mettersi in discussione e a sperimentare nuove strade. È quello che stiamo cercando di fare con il progetto Insegnanti Si Diventa. Siamo un gruppo di docenti (per il momento tuttə di lettere) che sperimentano nuovi approcci alla didattica. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo organizzato dei corsi di formazione legati soprattutto al metodo del WRW e alla grammatica valenziale. In questo ambito, mi è stato chiesto di parlare dei manga e di provare a ipotizzare una didattica che li coinvolgesse.
È così che mi sono ritrovata a riflettere sul perché portare i manga a scuola. Le motivazioni sono tante, ma ho pensato di sintetizzarle in 3 argomenti.
1. In un mondo fatto di immagini, dobbiamo imparare a leggerle
Noi viviamo in una realtà fatta di immagini. Lo abbiamo sempre fatto, ma con l’avvento dei social questa affermazione è più che mai vera. È importante insegnare alle nuove generazioni – che in questo mondo ci nascono e ci crescono – a leggere le immagini in maniera critica e significativa.
Il manga trasmette dei contenuti e veicola delle emozioni soprattutto attraverso il disegno. Anche più del fumetto europeo e statunitense. Analizzare le inquadrature, la grandezza, la forma e il numero delle vignette, la distribuzione dei grigi, l’uso delle onomatopee come segni grafici può essere utile per interpretare i temi alla base di una storia. Al tempo stesso, aiuta a comprendere come le immagini orientino la nostra percezione e le nostre emozioni: acquisire consapevolezza di questi meccanismi significa sviluppare uno sguardo più critico nei confronti della comunicazione visiva e, più in generale, del mondo che ci circonda.
Consideriamo anche che lavorare con le immagini aiuta ragazzi/e/ə con stili di apprendimento divergenti.
2. Imparare ad approcciare altre culture
In un contesto internazionale sempre più caratterizzato da spinte nazionalistiche e in cui si tende a contrapporre le culture anziché metterle in dialogo, leggere manga a scuola può essere l’occasione non solo per conoscere più da vicino il Giappone ma anche per educare al confronto interculturale.
Bisogna spiegare alle future generazioni (ma anche a quelle passate) che la cultura di un popolo, per quanto possa avere dei tratti identificabili, non è mai veramente isolata né immobile. Al contrario, si lascia facilmente contaminare e trasformare dalle influenze estere. Alle volte, queste mutazioni penetrano talmente in profondità da non essere più percepite come straniere. Il processo storico ce lo ha dimostrato da sempre.
Naturalmente, tra i diversi Paesi esistono differenze anche profonde, legate alle tradizioni, ai valori, alle credenze religiose, agli stili di vita, ai sistemi legislativi e al diverso riconoscimento dei diritti umani fondamentali. Riconoscere tali differenze è necessario per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, non per sostenere una presunta superiorità di una cultura rispetto a un’altra.
Leggere un manga significa entrare in contatto con una produzione culturale che riflette valori, modelli sociali e visioni del mondo propri del contesto giapponese. Alcuni di questi aspetti possono apparire lontani dalla sensibilità occidentale o persino risultare problematici ai nostri occhi. Proprio questa distanza culturale può diventare un’occasione di confronto: discutere tali differenze aiuta lə studenti a riconoscere quanto il proprio punto di vista sia influenzato dal contesto storico, sociale e culturale in cui sono cresciutə.
Leggere manga in classe non significa, quindi, promuovere un’accettazione acritica di un’altra cultura, ma imparare ad avvicinarsi a essa con curiosità, rispetto e disponibilità al dialogo. Comprendere una prospettiva diversa dalla propria non implica necessariamente condividerla; significa piuttosto sviluppare la capacità di analizzarla criticamente, riconoscendone le ragioni storiche e culturali. In questo modo, il manga diventa non solo un oggetto di studio, ma anche uno strumento educativo capace di formare cittadini più consapevoli e aperti al confronto.
3. Il manga piace
L’ultima ragione è per me la più importante. Quella che sta bene anche da sola.
I manga piacciono tanto ai/lle/llə giovani. Ci sono diversi motivi per cui ciò accade, ma fondamentalmente è perché il manga è costruito proprio per favorire l’immedesimazione di chi legge nella storia. Ciò che vivono lə protagoniste deve essere vissuto anche dai lettori e dallə lettrici. Trasmettere e far sentire l’emozione è imperativo.
Le storie raccontate portano avanti temi che sono cari alla gioventù: la ricerca di sé, la crescita, gli ostacoli da superare, imparare a comunicare, lo scontro con il mondo adulto… gli e lə studenti si sentono rappresentati dal manga. Quando ho chiesto a dellə miə allievə di scrivermi perché amavano questi fumetti, mi hanno risposto:
Amo i manga perché riflettono ciò che sono e ciò che sento.
Il manga piace anche a noi adultə. E questo significa che abbiamo un punto di contatto con i/lə nostri/e/ə studenti. Quel ponte sarà fondamentale per favorire l’apprendimento. D’altra parte, chi vuole stare a sentire una persona di cui non ha stima o fiducia?
Una volta capito perché, capiamo come…
Assolutamente… ma in un altro articolo. Ha inizio da oggi la categoria di articoli Manga all’appello, destinata a contributi su manga e scuola!
Federica Crisci
Grazie per questa riflessione interessantissima! Presente per Manga all’appello! ^^
È stato interessante..sono d’accordo su tutto. penso che stia all adulto che i nostri adolescenti si trovino davanti a compiere il passo di mettere i testi chiamati così vecchi come i promessi sposti o la divina commedia con quelli attuali di tutti i generi. E la passione dell insegnante che trasmette e più l adulto diversifica più loro hanno modo di spaziare e creare connessioni con noi. Io lavoro nelle scuole dall esterno come pedagogista ma quando entro nelle classi vedo una didattica non adeguata alla nuova generazione, non li attira e non è quella generazione come la nostra. Mi piacerebbe che ci fosse un modo di collegare i manga alla programmazione ministeriale con temi e spunti che aiuti i docenti…e vorrei tanto che si parlasse di diversità sotto ogni forma nelle scuole
Sono d’accordo sul fatto che sia una generazione che apprende in maniera diversa e che cerca anche cose diverse. Mi viene da dire che noi tuttə a scuola avevamo bisogno di essere interessatə per seguire… ma comunque ostinarsi sulla strada nota non penso che possa portare a molto se non a quello che già c’è (che ha tanti problemi). Tra l’altro, servirebbe una più stretta collaborazione tra pedagogistə, psicologə e insegnanti per rivedere il metodo d’insegnamento…
Poi, io sono la prima ad amare profondamente la Commedia di Dante e penso che sia un’importante parte della nostra cultura… ma Dante può piacere se glielo si racconta come un’avventura… perché poi quello è! E, poi, c’è il meraviglioso manga di Go Nagai che aiuta in questo senso!
Grazie comunque per la lettura e per il tuo punto di vista.