Parti e omicidi: cambiare è sinonimo di migliorare?
Ricordo bene il giorno in cui ho acquistato Parti e omicidi, la raccolta di racconti di Murata Sayaka edita da Edizioni e/o. Stavo per partire per il Giappone e cercavo un testo di una scrittrice autoctona e ambientato in quel Paese così da poter approcciare la cultura del posto non solo tramite l’esperienza diretta ma anche attraverso la pagina scritta. Ovviamente, da appassionata di manga non posso di certo dirmi estranea a questo mondo. Ho anche letto altri autori (Murakami) e autrici (Yoshimoto), ma si trattava di altri momenti di vita e volevo provare qualcosa di diverso, meno conosciuto. Così ho curiosato tra gli scaffali della libreria e mi sono imbattuta in questo volume giallo di neanche 150 pagine dal titolo piuttosto accattivante e dalla copertina profondamente… organica (interpretate voi questo aggettivo come preferite).
Dopo aver letto la sinossi, non ho neanche dovuto pensarci: sono andata alla cassa e ho comprato il libro. Vi riassumo le trame di questi quattro racconti così che possiate giudicare da voi il perché le cose sono andate in questo modo.
Parti e omicidi
In un futuro non ben precisato, il governo giapponese ha ideato il Sistema dei parti e degli omicidi per combattere la denatalità. Le persone – uomo o donna che siano – hanno l’opportunità di diventare gestanti. Ciò significa che se riusciranno a dare alla luce 10 bambini per lo Stato, avranno la possibilità di commettere un omicidio. C’è chi si è perfettamente integrato nel nuovo sistema e chi lo ritiene un abominio…
Triade
Tra i giovani giapponesi si è diffusa quella che gli adulti considerano una moda scandalosa e perversa: la troppia. Invece di avere relazioni a due, le persone intrecciano legami a tre indipendentemente dal genere della persona e abbracciano un modo del tutto nuovo di stare insieme che coinvolge inevitabilmente anche il fare sesso.
Un matrimonio pulito
Un uomo e una donna si sono sposati avendo una visione condivisa e ben precisa del matrimonio: un legame in cui sesso e coinvolgimento romantico sono assenti in favore di un rapporto basato sulla ragione, su una gestione ordinata dell’economia domestica e sul rispetto di spazi e autonomia. Tutto funziona alla grande fin quando i due non iniziano a desiderare di avere un bambino.
Ultimi momenti di vita
In un mondo in cui la morte è stata sconfitta per sempre e si ha la possibilità di essere resuscitati anche in caso di decesso violento o improvviso, sono le persone a decidere quando smettere di vivere depositando in comune un certificato di rinuncia alla vita. Avendo la possibilità di vivere per sempre, esiste davvero chi ha intenzione di rinunciare alla vita?
Futuri possibili (quindi migliori?)
Capito perché non ho potuto fare a meno di comprarlo?
I presupposti narrativi sono a dir poco accattivanti. Non si tratta di distopia, né di fantascienza, né tanto meno di fantastico. Murata delinea una società futura possibile partendo da problemi sociali attuali particolarmente sentiti (come la denatalità) e dalla lenta ma opportuna apertura a nuove forme di intendere e vivere l’amore (il poliamore o le relazioni asessuali). In questo mondo narrativo, la scienza ha ottenuto risultati impressionanti riuscendo a modificare il funzionamento stesso della biologia. L’apertura di simili orizzonti porta inevitabilmente al crollo di alcuni tabù (l’omicidio, il sesso basato sul piacere fornito attraverso gli organi riproduttori), ma questo non significa che non ci possano essere delle resistenze o che si superi il binomio tra “normalità” e “non normalità” in favore di una visione più complessa e variegata della società.
Ciò che trovo straordinario delle storie di Parti e omicidi – storie che non sempre, a mio avviso, sono super riuscite – è proprio questa ostinata presenza di contrasti sociali e ideologici. Il progresso scientifico e le trasformazioni delle usanze non hanno come risultato la creazione di una realtà in cui tutte le persone hanno davvero l’opportunità di essere felici. I singoli rischiano comunque di essere schiacciati dai rapporti interpersonali e dalle aspettative sociali. Le alternative, quindi, presentano lo stesso grado di complessità e di ambivalenza della realtà sociale in cui viviamo. Non potrebbe essere altrimenti visto che la materia prima su cui si basa la società è l’essere umano che è complesso e ambivalente.
Io sento lontani da me sia il mondo di prima che quello di adesso. Il mondo cambia sfumatura a poco a poco, all’interno di un tempo sconfinato, e, per quanto il passato sia agli antipodi rispetto al presente, tutto resta sempre collegato come milioni di tonalità in una stessa cartella di colori. Ecco perché la “normalità” del mondo di oggi non è altro che il miraggio di un istante.
La letteratura a servizio della sperimentazione
Parti e omicidi si districa tra nodi sociali e culturali particolarmente sentiti in Giappone (come il problema della denatalità che è alla base anche di manga come Romantic Killer), ma la risonanza di questi argomenti travalica i confini e le specificità nazionali tanto che hanno suscitato subito il mio interesse.
Nonostante nel mondo di Murata si siano affermati quelli che nella nostra realtà sono obiettivi politici e culturali oppure desideri singoli auspicabili – il superamento totale delle differenze di genere, l’accoglienza per diversi tipi di relazioni, la possibilità di concepire in molteplici modi, la possibilità di scegliere di morire -, la lettura non restituisce affatto una sensazione di positività o di speranza per il futuro. Tutt’altro. Spesso, arrivando all’ultima frase dei racconti, l’effetto può essere traumatico. Personalmente, mi sono sentita spesso angosciata tanto da non poter andare avanti.
Murata mi ha offerto dei punti di vista alternativi. Non mi ha dato né risposte, né soluzioni ma mi ha accompagnata all’interno di possibilità e mi ha spinta a farmi delle domande sul presente, sui miei valori, sulle relazioni sociali. Ed è proprio questo che mi aspetto da quello che chiamo letteratura.
Parti e omicidi: il racconto più riuscito
Il racconto che dà il titolo all’opera, Parti e omicidi, è il più interessante dell’intera raccolta, almeno per me. Trovo intrigante l’idea che il sesso non sia più legato alla riproduzione, che tutte le persone possano partorire, che la genitorialità sia fondata tanto sul rapporto di sangue quanto (se non maggiormente) sulla relazione instaurata.
L’aspetto più peculiare del racconto, però, è indubbiamente il suo fulcro: l’omicidio è l’unica ragione che le persone trovano per dare la vita. Tante persone decidono di sottoporre il proprio corpo allo stress di dieci gravidanze consecutive (o anche di più nel caso in cui non si riesca a portarne a termine una) pur di avere l’opportunità di ammazzare un altro essere umano in maniera del tutto legittima e legale. E la sottrazione di questa vita non è avvertita come un abominio né come un’ingiustizia, ma come un’offerta di cui andare fieri. Qui il cambiamento di prospettiva è davvero radicale. La normalizzazione dell’assassinio è disturbante, soprattutto nella misura in cui arrivi quasi a comprenderne le ragioni sociali e umane che ci sono dietro.
Leggere un racconto simile comporta inevitabilmente leggersi dentro, confrontarsi con i propri ideali e valori… e anche con la messa in discussione degli stessi.
Lo stile
Un’esperienza di lettura così immersiva e significativa è possibile grazie a una scrittura che ti penetra dentro rendendosi quanto più invisibile possibile. Murata ha uno stile asciutto quasi privo di enfasi e di retorica. Le parole usate sono semplici, comuni. I colpi di scena sono pochi e si indugia molto in situazioni quotidiane che risultano quasi banali. La violenza e l’inquietudine si sentono in maniera molto più forte proprio perché inaspettate e raccontate nello stesso modo in cui si parla di ciò che si è fatto durante la giornata.
Nonostante ci siano stati dei momenti che mi hanno lasciata perplessa (come l’ultimo racconto che non mi aspettavo così breve), Parti e omicidi è tra i libri più interessanti che io abbia letto da diversi anni a questa parte. L’ho divorato in due o tre viaggi lunghi in treno nel Paese in cui è nato e mi ha attraversata lasciandomi tante sensazioni contrastanti, ma anche una profonda gratitudine per la presenza nel mondo di sguardi alternativi che non hanno interesse nel giudicare la realtà, ma solo di esplorarla per permettere a ciascuno di scegliere come voler agire. E forse è solo questo l’unico modo in cui potremmo sentirci davvero liberi e appagati.
Federica Crisci