Maid Sama – La doppia vita di Misaki
Una liceale che odia gli uomini costretta a lavorare in un maid cafè. Il tutto di nascosto per non intaccare la sua immagine di presidente del consiglio studentesco intransigente e tutta d’un pezzo.
Queste poche righe sono sufficienti per capire che sto parlando di Maid Sama – La doppia vita di Misaki, uno degli shojo manga più iconici dei primi anni Duemila. L’opera di Hiro Fujiwara è tra i titoli imperdibili per chi ama le storie d’amore ad ambientazione scolastica. Pur presentando tanti trope narrativi caratteristici di questo genere, Maid Sama riesce a farsi spazio nel cuore delle lettrici con la stessa energia e tenacia mostrate costantemente dalla sua protagonista.
Molte persone conoscono – e s’innamorano di – questa storia grazie all’anime visto che il manga non viene ristampato da anni e si trova solo usato. Io stessa ho scoperto questo titolo attraverso la versione animata e ci sono voluti un po’ di anni prima che mi decidessi a leggere i 18 volumi un tempo pubblicati da Planet Manga. È stata una lettura coinvolgente ed emozionante, proprio come fu la visione di quei 26 episodi tanto tempo fa. A mio avviso, ci sono delle imperfezioni e degli elementi narrativi che potevano essere chiusi in maniera migliore… ma questo non cancella il fatto che Misaki e Usui siano stati un’ottima compagnia in questi caldi pomeriggi estivi.
Il cuore di Maid Sama: i suoi personaggi
La storia di Maid Sama si fa indubbiamente forza sui due protagonisti, Misaki e Usui. D’altra parte, nei manga solitamente si dà più peso ai personaggi che non alla storia in sé ed è proprio questo a renderli tanto piacevoli. Entrambi i character funzionano alla grande tanto fisicamente quanto a caratterialmente. Misaki, poi, è veramente molto interessante come protagonista per il suo conflitto interiore. Conflitto che potrebbe sembrare essere con il mondo maschile, ma che è in realtà anche con quella femminile.
La ragazza scissa tra il potere maschile…
Misaki è una ragazza abbandonata dal padre. Questa fuga non ha rappresentato solo un problema a livello emotivo/affettivo, ma anche pratico ed economico visto che lei, la madre e la sorella si sono ritrovate piene di debiti e hanno dovuto far fronte a una difficile situazione economica. All’odio per la figura paterna si affianca quello per i ragazzi del proprio liceo. Non potendo sostenere chissà quale spesa per la retta scolastica, Misaki si ritrova a frequentare il Seika, un istituto diventato misto da poco e in cui la popolazione maschile è lasciata libera di non seguire le regole e di dar sfogo a tutti i propri desideri senza curarsi dell’effetto che un simile comportamento potrebbe avere sulle compagne. Disgustata dalla situazione, Misaki decide di impegnarsi al massimo per essere eletta presidente del consiglio studentesco. Una volta ottenuta la carica, la ragazza riesce a ripristinare l’ordine e il buon nome della scuola addomesticando i maschi.
Misaki si dimostra una presidente autoritaria, severa e spesso intransigente. Non ottiene il consenso come leader, ma obbedienza per il terrore instillato nella scolaresca. In altre parole, Misaki incarna alla perfezione il ruolo del capo despota che indica la linea da seguire senza ascoltare il materiale umano che la circonda. Il potere di cui fa uso è quello che si basa sull’esercizio della forza e dell’autoritarismo. In altre parole, quello che risponde a un’idea stereotipata che vede l’uomo potente in grado di controllare tutto e di piegare tutti e tutte al proprio volere. Il paradosso che la protagonista stessa non sembra cogliere è che per ridimensionare i maschi, Misaki finisce lei stessa per assumerne le caratteristiche più problematiche.
… e una femminilità in cui non si riconosce
Come accade a tanti leader che governano grazie all’immagine pubblica che nel tempo hanno costruito di loro stessi, così anche Misaki ha un segreto importante che nasconde all’intera comunità scolastica. Per far fronte alle difficoltà economiche famigliari, la ragazza lavora in un Maid Cafè.
Queste realtà sono nate in Giappone all’inizio del XXI secolo e prevedono che le cameriere indossino una divisa che richiami esteticamente quella delle domestiche di età vittoriana. Le maid accolgono i clienti chiamandoli “padroni”, servono loro cibo decorando i piatti sul momento, conversano con loro e spesso propongono dei giochi da fare insieme. Essendo originari di Akihabara, i Maid Cafè sono legati alla cultura otaku e sono spesso protagonisti di eventi a tema che prevedono tanti tipi di travestimenti.
Misaki non è felicissima di lavorare in un posto in cui si richiede alle donne di essere gentili e particolarmente servizievoli nei confronti degli uomini. Non conoscendo poi la cultura otaku, le riesce difficile condividere con la direttrice e le sue colleghe l’entusiasmo per il lavoro. L’essere carina, sempre posata e affettuosa con degli sconosciuti, per di più di sesso maschile, le risulta molto complicato e innaturale. Misaki non si riconosce in questo modello di femminilità e teme che questo lavoro possa compromettere la propria immagine di presidente tutta d’un pezzo.
L’incontro con Usui
All’inizio della storia, Misaki è una ragazza che vive un profondo conflitto d’identità. Rifiuta l’immagine femminile che è costretta a incarnare per motivi economici e cerca a tutti i costi di difendere un ruolo di prestigio che, senza che lei se ne renda conto, la avvicina a quel maschile che tanto odia.
Il punto di svolta è l’incontro con Usui, il ragazzo più popolare della scuola di cui, però, si sa veramente poco.
Usui scopre il segreto di Misaki e non la giudica. Al contrario, ne apprezza l’impegno e la determinazione. Incuriosito da questa ragazza, inizia a girarle intorno e a vivere accanto a lei tante piccole e grandi situazioni del quotidiano. La presenza di Usui viene inizialmente mal sopportata da Misaki, abituata a vedersela da sola e ad avere tutto sotto il proprio controllo. Con il tempo, però, la ragazza inizia a capire il valore di un aiuto sincero e affidabile.
Usui è il primo a suggerire a Misaki di usare un approccio diverso con i compagni di scuola. È il primo a mettere in crisi quell’immagine di capo autoritario che Misaki porta avanti guardando con fierezza al suo obiettivo: creare un ambiente adatto alle proprie compagne. Per quanto lo scopo sia giusto ed encomiabile, i mezzi non sono quelli più adatti. Imporre delle decisioni dall’alto, senza condividerle, negoziarle e trovare dei compromessi, non porta né alla creazione di una realtà veramente equa, né a soluzioni a lungo termine. Misaki si rende conto che ignorando del tutto la parte maschile non renderà il Seika una scuola paritaria nell’identità, ma solo nella forma. I suoi cambiamenti, frutto di tanti sforzi e sacrifici, moriranno una volta che lei sarà andata via. Cambiare approccio è, quindi, fondamentale. Come fondamentale è costruirsi una nuova identità che diventi meno autoritaria e più leader.
Unire il maschile e il femminile
Le schermaglie quotidiane con Usui portano Misaki a mettere in dubbio la corazza che si era costruita intorno. Quall’armatura da guerriero che le imponeva di addossarsi qualsiasi tipo di responsabilità da sola, senza delegare o accompagnare le persona intorno a lei a fare altrettanto, viene piano piano abbandonata in favore della scoperta della femminilità, intesa non come stereotipo di genere, ma come archetipo simbolico in senso junghiano.
Misaki lavora sulle proprie rigidità. Diventa una persona in grado di ascoltare, di empatizzare, di mettersi in discussione e di trasformarsi. Si prende cura di chi ha intorno in maniera consapevole. Tutto questo senza tradire ciò che è né i suoi ideali, ma incarnandoli in maniera più profonda. Non perde la volontà di proteggere il prossimo (tanto da decidere di studiare legge), né la forza di trasformare il pensiero in azione. Grazie all’amore per Usui e alle tante prove che i due devono affrontare per stare insieme, Misaki riesce a integrare la parte maschile e femminile che in lei risultavano scisse. Si rende conto che non sono parti in contraddizione, ma che possono coesistere e influenzarsi a vicenda. Tra lo stereotipo maschile e quello femminile, Misaki trova la sua dimensione di autenticità di persona.
Aspettative sociali e identità personale
Dietro al conflitto tra presidente e maid ho personalmente visto il conflitto tra un’identità maschile e femminile socialmente accettate (in cui possiamo sicuramente trovare stereotipi da smontare). Ma in questo scontro si cela anche un altro tema portato avanti dalla serie: la contrapposizione tra ciò che sentiamo di dover mostrare al pubblico e ciò che siamo davvero.
Usui e Misaki si scontrano più volte sull’argomento. Il ragazzo non riesce a capire come la donna che ama ci tenga così tanto a preservare l’immagine che le persone hanno di lei. Lui è l’esatto opposto: completamente incurante dell’idea che darà di sé attraverso i suoi comportamenti. Personalmente, per quanto Usui sia un personaggio che mi piaccia, non posso fare a meno di pensare che la sua ricchezza gli conferisca anche il privilegio di disinteressarsi dell’opinione degli altri. Cosa che Misaki non può fare vista la sua condizione economica. È anche vero che nel manga sembra che le persone altolocate abbiano molta più esigenza di apparire delle persone comuni… ed è sicuramente un tema che si lega al modo in cui in Giappone sono concepite le gerarchie sociali. Tuttavia, il potere dei soldi è ammaliante per un motivo preciso. Una volta fatta questa precisazione, devo ammettere che le provocazioni di Usui rispetto a questo argomento hanno motivo di esistere soprattutto visto che Misaki dovrebbe riconoscere con orgoglio l’impegno che mette nel suo lavoro di maid, piuttosto che vergognarsene.
Al di là della storia, trovo che il tema lanciato dall’autrice sia più che mai attuale e di grande interesse: quanto di ciò che siamo è autentico e quanto dipende da ciò che ci hanno insegnato essere accetabile e rispettabile?
Una storia divisa in due parti
Maid Sama non nasce solo per essere una storia di crescita personale. Vuole essere soprattutto il racconto di una storia d’amore.
Per me il fumetto si divide sostanzialmente in due parti: nella prima vediamo nascere e consolidarsi il legame tra i due protagonisti mentre si barcamenano nelle situazioni tipiche della vita scolastica. Tra scherzi, avventure rocambolesche e confronti a cuore aperto, Misaki e Usui diventono consapevoli dei sentimenti che nutrono l’uno nei confronti dell’altra tanto da arrivare a manifestarseli e comunicarseli. In tutta questa prima parte, la tensione romantica tra i due protagonisti è l’elemento di maggior attrattiva nella lettura, seguito dall’ilarità scatenata da alcune scene.
Da quel momento in poi, la storia cambia. Si lascia molto più spazio a Usui e alla sua complicata situazione famigliare. Il ragazzo per anni ha evitato le sue origini ed è fuggito dal suo vero nome. Si renderà conto che la libertà non viene dallo scappare, ma dal conoscere profondamente la propria identità e storia. Tutto questo non gli impedisce di costruire il proprio rapporto con Misaki che non viene mai messo in discussione.
La storia d’amore tra i due protagonisti è sicuramente emozionante e tenera. Ci sono dei momenti (soprattutto nella prima parte) in cui la gelosia e la possessività di Usui non sono problematizzate dalla narrazione e creano uno sbilanciamento nella coppia. Pensiamo alla scena del succhiotto sulla schiena o alla rivendicazione di Misaki come propria maid. C’è da dire, però, che nella seconda parte ho molto apprezzato la rappresentazione dei due come individui, oltre che come coppia. Usui e Misaki compiono le scelte sul proprio futuro in maniera indipendente l’uno dall’altra. Non si lasciano influenzare dalle scelte della persona che hanno accanto per paura di perdere il rapporto. Quest’ultimo sopravvive anche a chilometri di distanza mentre i due ragazzi cercano la propria dimensione come persone e come professionisti.
È molto bello vedere i due personaggi sostenersi a vicenda nei momenti di difficoltà. È un sostegno sincero, mai invadente e pieno di fiducia verso l’altrə.
Peccato per quelle dinamiche non risolte…
Se ai protagonisti e alla loro relazione è dato molto spazio, ci sono altri legami che vengono trattati in maniera meno approfondita e costituiscono, a mio parere, una pecca in un’opera che altrimenti avrebbe potuto essere veramente ottima.
In particolare, sono rimasta delusa dal mancato confronto tra Misaki e suo padre e tra Usui e suo fratello a proposito della loro madre. È vero che qualcosa vediamo, soprattutto per i primi due. Però un approfondimento non ci sarebbe stato male.
Più severo è il mio giudizio sulla rappresentazione di Aoi Hyoudou e del suo desiderio di vestirsi da donna. Continuamente osteggiato dalla famiglia, ad Aoi viene continuamente ripetuto di dedicarsi a passatempi maschili e di rinunciare alla sua passione per la moda femminile. Non serve neanche che mi metta a spiegare perché non vorrei mai vedere simili presentazioni di questioni che sono talmente delicate e complesse da non poter essere oggetto di siparietti comici né tanto meno trattate come semplici ribellioni adolescenziali.
Disegni che migliorano nel tempo
Il manga risulta diviso in due anche per quanto riguarda la qualità dei disegni. Le fisionomie e la ricchezza delle tavole migliorano nettamente dal decimo volume in poi. Fujiwara crea tante storie secondarie ed è brava ad alternare lo stile comico a quello più romantico. Alcune tavole sono impressionanti nel modo in cui mettono al centro l’emotività dei personaggi restituendo l’atmosfera tenera e dolce tipica delle storie d’amore.
Uno shojo di ambientazione scolastica imperdibile
Maid Sama è una lettura obbligata per chiunque voglia leggere una storia d’amore ambientata a scuola. È una storia che invecchia bene, non c’è che dire e che, nonostante possa apparire piena di stereotipi, può offrire un ottimo spunto iniziale per parlare d’identità e di rapporti tra maschile e femminile.
Federica Crisci
P.s.: Ringrazio Francesca e Mirko per aver preparato la brioche con il gelato dell’immagine in copertina!
Il mio matrimonio felice: Cenerentola in versione shojo e fantasy
A partire dal 6 gennaio andranno in onda su Netflix i nuovi episodi dell’anime Watashi no Shiawase na Kekkon, in italiano Il mio matrimonio felice. Quale migliore occasione per riguardare (e commentare) la prima stagione uscita nel 2023 sulla stessa piattaforma streaming? È quello che mi sono concessa durante gli ultimi giorni delle vacanze natalizie divorando gli episodi in meno di 48 ore. Sono pronta a imprimere in forma binaria tutte le sensazioni provate durante la prima visione dell’opera (avvenuta all’inizio di settembre del 2024) e quella di pochi giorni fa. Se volete, mentre leggete potete ascoltare la sigla e la colonna sonora dell’anime!
Un anime tratto da un manga tratto da un light novel
In origine ci fu la parola scritta. Non è di certo una novità per gli anime essere preceduti dal cartaceo visto che la maggior parte delle immagini animate proviene da un manga. Eppure, nel caso de Il mio matrimonio felice anche le tavole disegnate sono arrivate in un secondo momento. Inizialmente, la storia d’amore di Miyo e Kiyoka è stata sviluppata dall’autrice Akumi Agitogi in forma di romanzo illustrato (i disegni originali sono di Tsukiho Tsukioka) apparso a puntate online sul sito Shōsetsuka ni narō. Solo nel 2018, Square Enix ne ha acquistato i diritti per produrne un manga da pubblicare sulla propria piattaforma online, Gangan Online. In questa nuova versione, i disegni sono stati curati da Rito Kohasaka ed è proprio a questi che la versione anime si rifà.
In Italia sono disponibili 4 volumi del manga e i primi due romanzi di Agitogi, tutti editi da J-Pop. Per ora ho letto solo i takobon, quindi sono all’oscuro degli sviluppi della storia. Devo ammettere che sono molto curiosa di scoprirli. Ma prima di pensare al futuro, è bene riflettere sul passato.
La trama de Il mio matrimonio felice
Nel corso della prima puntata, Il mio matrimonio felice si presenta come un classico shojo dall’ambientazione storica. Siamo, infatti, nel Giappone dell’inizio del XX secolo e la protagonista della storia è un’infelice ragazza orfana di madre maltrattata dalla matrigna e dalla sorellastra. Miyo Saimori appare sin da subito la sorella orientale di Cenerentola ma, a differenza dell’eroina disneyiana, non ha più alcuna capacità di sognare né di sperare in un miglioramento della sua condizione. La mancanza di volontà o di capacità di ribellarsi è dovuta ai tanti anni passati a servire la famiglia, priva di qualsiasi tipo di affetto. L’ultima speranza di riscatto si infrange quando le viene data la notizia che il suo amico d’infanzia – unico conforto nei momenti più bui – sposerà la sorella Kaya mentre lei dovrà lasciare la casa per sposare Kiyoka Kudo, un uomo noto per essere freddo e spietato. Quella che dovrebbe essere la fine si rivela, in realtà, l’inizio di una nuova vita molto promettente. Kiyoka, infatti, si rivela tutt’altro rispetto a quanto detto e il legame che i due intrecciano nel tempo è puro e profondo. Non mancheranno le difficoltà relazionali dovute soprattutto all’insicurezza di Miyo e alla sua completa mancanza di fiducia in sé stessa.
Questa trama piuttosto classica viene condita da elementi fantasy e intrighi di corte che ricordano in maniera molto lontana quelli tra le famiglie di Westeros. In questo mondo, infatti, esistono esseri umani dotati di abilità sovrannaturali utili a contrastare il Grottesco, manifestazioni magiche negative. Miyo, pur appartenendo a una famiglia dotata di poteri, sembra esserne completamente priva ed è questo uno dei motivi che ha portato il padre a disprezzarla e lei a considerarsi una nullità.
Chi ha visto l’anime o letto il manga/i romanzi sa che le cose stanno in maniera piuttosto diversa. Non mi dilungo oltre, ma nei prossimi paragrafi ci saranno spoiler, quindi se non avete visto l’anime, non andate oltre e tornate quando avrete finito!
Un’eroina alla ricerca di sé stessa
Non è sempre facile entrare in empatia con Miyo. Nonostante la sua storia terribile renda perfettamente comprensibile il suo carattere e atteggiamento, vederla così abbattuta e incapace di reagire per così tanti episodi mette a dura prova l’amore che si può provare per questo personaggio. Non aiuta sicuramente neanche l’epoca che vede le donne così legate alla vita domestica o al ruolo di mogli. Eppure, al di là di queste barriere puramente soggettive, devo ammettere che il percorso che porta Miyo alla scoperta e all’amore per sé stessa è stato costruito in maniera credibile e profondo per tutto il corso della stagione. Inoltre, è molto interessante (nonché profondamente realistico) che questa crescita preveda tanto interventi dall’esterno quanto il lavoro interno della singola.
Miyo inizia a costruire la sua sicurezza nel momento in cui vede riconosciute le sue abilità da Kiyoka. Come dice esplicitamente la domestica Yurie:
Una donna acquista fiducia in sé stessa quando è amata.
Credo che sostituendo la parola “donna” con “persona” si renda la frase molto più vera a livello generale. L’amore, di qualsiasi tipo non per forza romantico, ha questo tipo di potere. Sentirsi apprezzati e valorizzati per ciò che si è nonostante tutti i difetti che possiamo riconoscerci, aiuta ad acquisire sicurezza nelle proprie capacità e a sentirsi sereni, se non addirittura entusiasti, della vita.
Ma l’amore proveniente dagli altri o dalle altre, da solo, non può essere sufficiente.
L’episodio più bello dell’anime
Nonostante l’affetto ricevuto dalla famiglia Kudo e i buoni propositi di impegnarsi per diventare una moglie degna del suo compagno, Miyo ha ancora moltissime insicurezze che la portano a perdere fiducia in un attimo. Gli elementi fantasy della storia sono qui il correlativo oggettivo degli angoli ancora non esplorati del percorso di crescita. Gli incubi che tormentano e debilitano Miyo e la spingono ad allontanarsi da Kiyoka sono prodotti dal potere nascosto della giovane. La sua potentissima abilità innata, sigillata dalla madre per impedire alla famiglia Saimori di impossessarsene, la tormenta pur di essere espressa e di venir fuori. Tutto ciò non è nient’altro che una metafora per raccontare l’importanza di entrare in contatto con sé stessi, di conoscersi e di imparare a capirsi così da poter esprimere appieno la propria personalità. Miyo non ha bisogno solo di sentirsi amata, quello è solo il primo passo. Ha soprattutto bisogno di amarsi. È l’unico modo per uscire davvero dalla sofferenza e diventare finalmente padrona della sua vita.
L’ultimo episodio della prima stagione (Luce nell’oscurità, ep. 12) per me vale tutta la serie. Prima di poter salvare Kiyoka, Miyo deve confrontarsi con la bambina e con la ragazza spaventata e arrendevole che è stata. Deve perdonarsi. Deve affermare con convinzione e fiducia i suoi desideri e la volontà di combattere per realizzarli. L’abbraccio rassicurante e tenero che Miyo dona alla parte più oscura di lei è quello che ognuno/a di noi dovrebbe concedersi sempre, soprattutto nei momenti più difficili. Amare ciò che di noi ci ha procurato tanta sofferenza è sicuramente la prova più dura davanti alla quale possiamo essere testati.
Una volta superata questa prova, Miyo diventa una vera e propria eroina che si discosta con orgoglio dal modello disneyano. A differenza di Cenerentola che si fa salvare dai topolini e dal principe azzurro, Miyo diventa la salvatrice di Kiyoka. Un finale inaspettato e sorprendente visto l’andamento del personaggio, ma sicuramente in linea con molte altre trame shojo.
Cosa vuol dire avere una famiglia?
Un altro tema molto interessante che emerge dalla visione de Il mio matrimonio felice è il significato di “famiglia”.
Miyo si domanda spesso che cosa significhi averne una visto che nell’ambiente in cui è cresciuta non ha potuto fare altro che sperimentare odio e maltrattamenti. Avendo vissuto un’esperienza così traumatica, ragiona per assoluti pensando che nei rapporti possano esistere solo i sentimenti e le emozioni più estreme. Osservando il rapporto tra Kiyoka e sua sorella maggiore Hazuki e dal confronto con suo nonno, scopre che le cose sono leggermente più complicate.
Abbiamo personalità incompatibili, ma siamo cresciuti nello stesso ambiente quindi ci capiamo. In definitiva, penso che sia una brava persona.
Così Kiyoka parla di sua sorella raccontandoci una verità tanto banale quanto… vera. Non scegliamo i nostri parenti, quindi è possibile (se non altamente probabile) che non ci siano affinità di carattere né di gusti. Nonostante questo, crescere e vivere insieme crea un legame indissolubile e incisivo per ciò che siamo e vivremo.
Condividere un peso che non puoi portare da sola è ciò che fa una famiglia.
Questo, invece, è il modo in cui il nonno di Miyo prova a spiegarle che cosa significa avere dei legami di sangue, aggiungendo che la presenza dei famigliari non risolve il problema né esonera il singolo dalle sue responsabilità, ma fornisce sicuramente un appoggio emotivo o prativo. L’anziano Usuba afferma anche che si può non essere d’accordo con le scelte compiute dai propri familiari senza che questo cancelli l’amore provato. Trovo che sia un modo molto delicato e realistico di descrivere ciò che una famiglia può essere.
A dispetto dei colori pastello e dell’atmosfera romantica che Il mio matrimonio felice regala, temi importanti come la crescita personale, il significato dei legami famigliari e che cosa sia la felicità (argomento trattato nell’episodio OVA uscito a ottobre 2024) non vengono infiocchettati e trattati con sognante idealismo. Si può parlare, piuttosto, di concreto ottimismo.
Perché guardare Il mio matrimonio felice?
Il mio matrimonio felice è uno shojo fantasy con delle belle animazioni e momenti molto appassionanti. Ci possono essere scene meno entusiasmanti e alcune battute potrebbero far storcere il naso nell’epoca moderna, ma credo che possa essere un ottimo modo per passare una giornata staccando completamente la spina. D’altra parte, essendo composta solo da 13 episodi, si guarda in un attimo.
Personalmente, non vedo l’ora di guardare i nuovi episodi!
Scheda tecnica
| Titolo originale: | Watashi no Shiawase na Kekkon |
| Studio di animazione: | Kinema Citrus |
| Anno di produzione: | 2023 (dal 5 luglio al 20 settembre) |
| Manga: | 4 volumi con disegni di Rito Kohsaka pubblicati dal 2018 su Gangan Online |
| Genere: | Shojo fantasy |
| Voto: | 3,5/5 |
| Da guardare se: | piacciono le storie romantiche e le ambientazioni fantasy. |
Federica Crisci
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