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27 Luglio 2026 | Federica Crisci

The Ramparts of Ice: personaggi o persone?

The Ramparts of Ice ha dei personaggi scritti in maniera brillante.

Credo che sia uno dei grandi punti di forza del webtoon di Kōcha Agasawa (e, di riflesso, dell’anime di Studio Kai presente su Netflix). Un tratto che dona ancora più spessore e importanza a questa commedia romantica ambientata tra i banchi di scuola. I quattro protagonisti che si muovono sullo schermo – Koyuki, Minato, Yota e Miki – hanno tutti una personalità ben definita, caratterizzata da luci e ombre. Pur risultando tutti estremamente simpatici e adorabili e mostrandosi come personaggi essenzialmente positivi, ognuno di loro presenta delle ambiguità e dei comportamenti piuttosto contraddittori. Questo perché sono raccontati per rappresentare nella maniera più autentica possibile degli e delle adolescenti.

Quando si guarda The Ramparts of Ice è molto facile sentirsi coinvolti dalle vicende perché ad agire sono personaggi che riusciamo a percepire come persone. È proprio grazie a questa caratteristica che le loro interazioni possono essere prese a modello per relazionarci al meglio.

Koyuki Hikawa: una protagonista di luci e ombre

Nel secondo episodio vediamo Koyuki avere un dialogo silenzioso con il proprio riflesso. La ragazza ammette di essere stata bene in compagnia di Miki e Yota mentre il riflesso le suggerisce di mantenersi fedele al suo proposito di non lasciarsi coinvolgere dalle relazioni. Il botta e risposta termina con una considerazione:

Sono contraddittoria.

Lo è. Come lo sono tuttə le adolescenti. Come lo sono tutte le persone. Soprattutto quando si sono vissute delle situazioni molto dolorose con le quali non è stato possibile fare i conti.

Koyuki è un personaggio molto più sfaccettato di quanto non sembri inizialmente. Quando la vediamo comparire in scena per la prima volta non abbiamo idea delle sue ombre. Neanche sospettiamo che ci siano. Vediamo solo una ragazza che sta vivendo le naturali conseguenze dell’essere stata vittima di bullismo. Intuiamo subito che il distacco emotivo non è altro che un meccanismo di difesa. Immaginiamo che il suo fatal flow – la sua debolezza più grande – sia l’insicurezza dovuta alle prese in giro delle scuole medie.

Invece, non è così.

La struttura del primo episodio ce lo potrebbe far intuire. Infatti, dopo i primi minuti della puntata in cui Koyuki è mostrata sempre sola, scopriamo che condivide con Miki un’amicizia profonda e sincera. Questo rovesciamento delle aspettative continua proseguendo con la visione della serie. Attraverso i flashback, scopriamo che Koyuki non è solo vittima di bullismo… e che il suo fatal flow non ha a che fare tanto con l’insicurezza, quanto piuttosto con la difficoltà ad accettare la parte di sé più oscura.

Una bambina abbandonata

Mentre sopporta le angherie dei compagni di classe, Koyuki vive il dramma della separazione dei genitori. Il padre lascia la casa e, da quanto ci viene detto, non si fa spesso vivo con la figlia. Neanche la madre è presente più di tanto a causa del lavoro. Di conseguenza, Koyuki passa molto tempo da sola e inizia a gestire la propria vita in maniera del tutto indipendente. Questo cambiamento contribuisce a scavare una ferita emotiva profonda nella ragazza.

Quando Igarashi si dichiara, Koyuki sa bene di non provare alcun tipo di sentimento nei confronti del ragazzo. Eppure, le parole di Miki (un po’ buttate là, come spesso succede quando si è ancora inconsapevoli) e la paura di non trovare mai nessuno in grado di amarla la convincono a provarci. Quando si sta annegando, è più che normale provare ad aggrapparsi a qualsiasi cosa appaia anche lontanamente come un’ancora di salvataggio. Soprattutto se non hai mai imparato a nuotare.

Ma c’è un altro motivo che spinge Koyuki a scegliere di stare con Igarashi. Un motivo molto meno nobile che di certo non ci aspetteremmo da un’eroina classica. Koyuki, infatti, si mette con Igarashi anche per far un torto ad Atagawa, la compagna di classe con cui ha da sempre avuto un rapporto conflittuale. Atagawa è sempre stata gelosa di Koyuki e sebbene quest’ultima abbia cercato di venirle incontro e di esserci amica, Atagawa si è dimostrata piuttosto opportunista. È tra le prime a prendere di mira Koyuki e a sparlarne con le altre compagne di classe. La sofferenza per le ingiustizie subite fa nascere in Koyuki il desiderio di vendetta.

Da vittima a carnefice

È un meccanismo piuttosto istintivo e naturale. L’animale continuamente stuzzicato potrebbe arrivare ad attaccare. Il bambino che si sente sempre rimproverato potrebbe avere un atteggiamento sfidante. E così la persona vittima di comportamenti aggressivi potrebbe fare propri quegli stessi atteggiamenti e usarli per sfogare la propria frustrazione e la propria rabbia.

Così fa Koyuki. Stanca delle prese in giro della compagna (aumentate dopo l’inizio della sua relazione con Igarashi), fa in modo che il ragazzo assista a un maltrattamento da parte di Atagawa. Igarashi prende le difese di Koyuki davanti a tutta la classe facendo vivere ad Atagawa un momento di profondo imbarazzo. Koyuki strumentalizza l’amore che Igarashi nutre nei suoi confronti per punire la sua ex amica. È un atteggiamento comprensibile, ma rivela dei tratti aggressivi che la ragazza stessa fa fatica ad accettare.

Tale aggressività si percepisce in modo ancora più netto quando Koyuki lascia Igarashi. È vero che la relazione tra i due non ha nulla di positivo e, in più occasioni, Igarashi è sminuente nei confronti delle passioni della sua ragazza. Ma quando viene lasciato, si sente dire delle parole piuttosto forti da Koyuki. Parole di cui la ragazza si vergogna profondamente perché capisce che sono più frutto di una reazione che non della situazione. Koyuki ha accumulato dentro di sé tanta sofferenza e rabbia. Non sapendo come gestirle e non trovando una spiegazione al comportamento delle persone che la circondano, Koyuki adotta un atteggiamento ostile e a tratti violento. È quello che le viene istintivo e anche quello che ha visto accadere intorno a sé.

Crescere e riparare

Scoprire quest’ombra dentro di sé, porta Koyuki a sentirsi in colpa e a disprezzare sé stessa. Anche questo la porta a tenere a distanza i suoi compagni e le sue compagne di scuola. L’incontro/scontro con Minato le servirà per riflettere su alcuni suoi comportamenti e per trovare finalmente una risposta e un modo per riparare all’errore commesso. Attraverso le nuove relazioni e provando nuove emozioni, Koyuki capisce come può gestire al meglio alcune reazioni. La scena in cui la ragazza chiede a Igarashi come va al liceo ci mostra il suo tentativo di scusarsi e di riparare all’errore. Non so se sarà l’unica, ma sicuramente è già significativa di per sé.

Koyuki non è un’eroina pura e nobile che si comporta sempre in maniera impeccabile. Al contrario, è una ragazza con una storia complessa alle spalle che mostra tanti atteggiamenti quante sono le emozioni che attraversa. Questo la rende umana. Questo la rende una di noi. E proprio per questo non possiamo fare altro che apprezzarla tantissimo.

Minato: quando aiutare non è solo altruismo

Pieno di luci e ombre è anche Minato Amamiya, il coprotagonista della storia. Anche per lui, la mangaka gioca con le nostre aspettative, rovesciandole puntata dopo puntata.

Quando compare in scena, Minato sembra incarnare il ruolo del principe azzurro destinato a salvare Koyuki dal suo isolamento. E, in effetti, scopriamo che il ragazzo è proprio il tipo di persona che dà da parlare a chi è solə e in disparte. È gentile, disponibile all’ascolto e propenso a mettere a proprio agio le persone. Tutte qualità degne di un personaggio positivo, di un eroe.

Peccato che il modo in cui Agasawa ci racconta la vicenda insinui dentro di noi un dubbio: ma questo altruismo sarà davvero genuino? Minato è buono o è un manipolatore che non riesce a vivere rapporti alla pari?

Miki lo dice apertamente: è convinta che la tendenza di Minato a parlare con le persone nasca dal desiderio di renderle a lui dipendenti. Inoltre, i tentativi del ragazzo di parlare con Koyuki sono costruiti in maniera tale da risultare invadenti. L’ostinazione con la quale Minato cerca di piacere alla protagonista a tutti i costi appare problematica soprattutto perché sembra derivare dal confronto che Minato fa continuamente con Yota.

Quindi, bontà o manipolazione?

La bellezza della serie sta nel fatto che non ci dà una risposta perché la realtà è molto più ambivalente. Minato è sicuramente estroverso ed è genuinamente interessato alle persone. Però il suo altruismo non è del tutto disinteressato. Non è il principe azzurro che salva per il piacere di fare del bene. C’è un bisogno di essere apprezzato e di essere riconosciuto come il ragazzo che dà una possibilità di essere vistə. E salvatə. Anche se poi nasce un’amicizia vera e paritaria (come con Miki). Come per Koyuki, in Minato possiamo riconoscere un carattere profondamente umano.

Emozioni chiuse a chiave

Non conosciamo bene la situazione familiare di Minato. Da quello che vediamo, capiamo che si sono verificati dei litigi tra il padre e uno dei fratelli e questo deve aver avuto delle conseguenze sul ragazzo. Minato dice, infatti, di considerare le emozioni come qualcosa da incatenare di modo che non escano fuori dal proprio controllo. Perché quando succede, accadono conflitti inutili.

Minato è un ragazzo corteggiato. Sebbene Minato dica di aver corrisposto i sentimenti di tutte le sue ragazze, a detta degli amici non si è mai innamorato davvero. E come potrebbe se ha deciso di dominare le sue emozioni? L’innamoramento difficilmente si lascia incastrare all’interno di definizioni razionali o di comportamenti sensati. Il fatal flow di Minato è legato a questa sua incapacità di lasciarsi andare alle emozioni e di cedere parte del controllo della relazione all’altra persona.

L’incontro con Koyuki è destinato a cambiare tutto questo. Ancora una volta, possiamo dire che Minato non è il principe azzurro della storia. Perché Koyuki lo “salverà” tanto quanto lui “salverà” lei. C’è reciprocità in questa relazione. Proprio come dovrebbe esserci.

Miki e Yota: spontaneità eccessiva e finto equilibrio

Miki e Yota sono così ben strutturati e coinvolgenti da perdere il ruolo di “personaggi secondari”. Si fanno strada nei nostri cuori tanto quanto i protagonisti.

Attraverso di loro, l’autrice tratta questioni adolescenziali in cui è possibile che moltə adultə si ritrovino.

Miki nella serie rappresenta il fuoco. È l’istintività emotiva fatta personaggio. Porta con sé una carica di energia e di ottimismo d cui è difficile non farsi coinvolgere. Eppure, vediamo i risvolti negativi anche di tutto questo. L’onestà di Miki può uscire fuori in maniera brutale e poco attenta delle emozioni di chi l’ascolta. Lo vediamo nel dialogo che ha alle medie con Koyuki su Igarashi oppure con Minato. A causa del suo modo di essere, fatica a trovare il suo posto a scuola e finisce per essere spaventata da alcuni lati di sé. Nella serie la vediamo perdere e trovare la sua identità in modi veramente molto credibili e saggi.

Se Miki mostra facilmente tutte le emozioni che prova, Yota è un abile dissimulatore. Agli occhi di Koyuki (e del pubblico) Yota appare equilibrato e perfettamente padrone delle sue sensazioni. In realtà, Yota è solo molto bravo a evitarle. Dopo aver perso la madre quando era piccolo, il ragazzo ha imparato a convivere con una nuova mamma e con i due fratellini gemelli nati dal nuovo matrimonio. Probabilmente, non ha mai affrontato le emozioni che derivano dall’essere orfano e dalla paura di essere sostituito dal padre (come è avvenuto per la mamma). Chiuso nei suoi pensieri e nei suoi tentativi di sfuggire loro, Yota non vede la gentilezza dei suoi familiari e passa buona parte del tempo fuori casa. Ciò non fa che aumentare il suo senso di solitudine e l’idea di non essere considerato.

Solo nel momento in cui si sente visto e riconosciuto da Koyuki, riesce finalmente ad esprimere il caos emotivo che lo anima. Sentendo vicina la ragazza e vedendo espresso un affetto così spontaneo e profondo, Yota riesce finalmente a percepire la bontà della sua nuova mamma e del resto della famiglia. Capisce che il senso di esclusione nasceva più da un’indisponibilità a rendersi visibile che a un reale disinteresse da parte della famiglia. Come spesso succede a moltə di noi.

Tanti personaggi che sono persone

Luci e ombre. Non due opposti, ma due realtà destinate a coesistere e a influenzarsi a vicenda. Perché solo dove c’è ombra c’è possibilità di crescere per trovare la luce.

The Ramparts of Ice ce lo racconta attraverso i suoi protagonisti che sono tutt’altro che perfetti. Proprio per questo, risultano profondamente umani. E bellissimi (complice anche lo stile d’abbigliamento che li rende davvero fighi).

È attraverso anime come questo che possiamo imparare come accettare tutte le sfumature di noi e a capire come sfruttarle per relazionarci meglio a chi abbiamo di fronte. Che dire? Non vedo l’ora di vedere la seconda parte… (già mi vedo a scrivere ancora più articoli in merito!)

Federica Crisci

Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in Anime a Merenda non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

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23 Luglio 2026 | Federica Crisci

The Ramparts of Ice: ecco come si comunica

Ho visto The Ramparts of Ice tutto d’un fiato in due giorni. Con il pretesto di volerci scrivere l’articolo, l’ho rivisto dopo meno di una settimana. È probabile che prima dell’uscita della seconda stagione a ottobre io recuperi il webtoon e legga la fine della storia. Avevo visto molte delle persone che seguo su Instagram parlarne bene, ma devo ammettere che non mi aspettavo un anime così bello e così ricco di spunti di riflessione.

Durante la visione mi sono divertita ed emozionata. Ho amato tutti i personaggi, le loro storie, i loro comportamenti imperfetti eppure così umani. Non mi fanno impazzire i volti così squadrati, ma ho comunque provato a ridisegnarli perché sentivo il bisogno di vivere questa vicenda anche una volta finiti i titoli di coda del 14esimo episodio.

E poi ho deciso di scriverne un articolo. Come sempre quando un anime mi tocca nel profondo.

Scuola, bulli, amicizie, primi amori

Sulla carta, The Ramparts of Ice non ha nulla di particolarmente originale. La protagonista, Koyuki Hikawa, arriva al liceo con un solo obiettivo: vivere in pace anche a costo di non legare con nessuno e passare tutto il tempo da sola. Una simile scelta è legata alle terribili esperienze vissute alle medie con compagni molto giudicanti, opportunisti e sempre pronti a fare battute senza tener conto dei sentimenti della ragazza. A causa di tutto ciò e del divorzio dei genitori, Koyuki è cambiata diventando fredda e diffidente nei confronti di tutti i suoi coetanei. Fa eccezione Miki, sua vicina di casa e amica di infanzia, con cui Koyuki condivide tanti momenti divertenti e profondi.

Grazie a Miki, Koyuki incontra Youta e Minato, due ragazzi della stessa scuola. Se con Youta si crea sin da subito un feeling speciale che porterà i due a costruire una bella amicizia, con Minato le cose andranno un po’ diversamente.

Niente di particolarmente originale, dicevamo. Abbiamo un romance scolastico in cui la protagonista deve superare i propri blocchi relazionali per crescere. Non è molto distante dalla trama di Honey Lemon Soda. O di tanti altri manga/anime con una simile ambientazione.

Eppure… Eppure The Ramparts of Ice ha una marcia in più. E questa marcia in più dipende dal modo in cui mostra le relazioni e si sofferma sull’importanza della comunicazione.

Relazionarsi: un dono o una maledizione?

L’essere umano è un animale sociale. Lo sosteneva già Aristotele e il tempo non gli ha dato di certo torto. Aggregarci e relazionarci è abbastanza naturale per tuttə noi ed è indubbiamente vantaggioso tanto a livello sociale quanto individuale. La comunità offre sostegno, cura, insegnamenti, divertimento, opportunità, occasioni di confronto e di cambiamento. Avere a che fare con un altro essere umano può essere bellissimo… e anche dolorosissimo.

Eh sì, i rapporti umani non sono sempre facili. Un po’ perché ognuno di noi – come ci diceva Pirandello – conosce il mondo solo attraverso sé stessə e un po’ perché non è detto che le aspettative o i desideri del singolo coincidano con quelli della/e persona/e con cui entra in relazione. Nell’undicesima puntata, Koyuki parla di come l’amore possa avere tante forme e dimensioni diverse. Mentre lei dice

Se due forme non corrispondono, una delle due persone finirà per soffrirne,

sullo schermo vediamo comparire degli omini che abbracciano forme diverse di amore (alcuni hanno la stella, altri il cuore) e subiscono gli effetti collaterali di questa differenza. Ciò può essere vero per qualsiasi tipo di relazione: per due amici, per genitori e figli, per colleghe di lavoro. Si possono attribuire significati differenti al rapporto. Trovo che la rappresentazione di Koyuki sia visivamente molto efficace. Ci mostra come le relazioni possono entrare in crisi quando non si è portatori della stessa forma, ovvero della stessa intenzione. Non è detto che la situazione sia drammatica. Basta solo riallinearsi, se possibile.

La paura del giudizio

Relazionarsi è difficile anche perché può mettere in crisi l’idea che abbiamo di noi stessə.

La storia di Miki lo esemplifica in maniera chiara. Alle medie veniva chiamata “gorilla” per il suo atteggiamento molto energico, rumoroso e scomposto. Alle superiori, invece, viene da subito considerata un’idol dalle sue nuove amiche. Per non perdere questo gruppo, Miki inizia a comportarsi in un modo per lei stessa sorprendente tanto che a Koyuki dirà di non sentirsi sé stessa e andrà anche in crisi su quale sia la sua vera identità. Il dramma di Miki è comune a moltə adolescenti… ma anche a tantə adultə.

Ci capita di indossare delle maschere per paura di essere giudicatə in maniera sbagliata o di non essere compresə. È vero che possono esistere tante possibili versioni di noi, ma dovremmo comunque cercare di frequentare persone con cui sentirci a nostro agio. Anche perché tendiamo a vedere le relazioni come uno specchio di ciò che siamo: l’immagine che lə altrə ci rimandano finisce per influenzare ciò che pensiamo di noi stessə.

Quali sono le persone con cui emerge il lato di te che ti piace di più?

Quello che Koyuki chiede a Miki nell’ottavo episodio è quello che ciascunə di noi dovrebbe chiedersi. La conclusione a cui Miki arriva – integrare la sua vecchia sé con la nuova versione – ci dice che possiamo scoprire e goderci tante sfumature del nostro essere senza irrigidirci in una sola forma. L’importante è sentirsi a proprio agio.

I rapporti all’interno di The Ramparts of Ice

Ci sono diversi rapporti significativi all’interno di The Ramparts of Ice. Sono tutti molto credibili e ben rappresentati.

Minato e Miki: la ricerca di un’amicizia paritaria

Minato è un ragazzo estroverso che riesce a trovare argomenti di conversazione con chiunque incontri. Quando vede delle persone in disparte o senza amici, si avvicina sempre offrendo un’opportunità di integrazione e di compagnia. È un giovane che detiene chiavi adatte a entrare in qualsiasi lucchetto e sbloccare ogni serratura. Le persone con cui interagisce si sentono viste, ascoltate, apprezzate. In molte occasioni, l’intervento di Minato è risolutivo o aiuta le persone a sentirsi meglio.

Verrebbe da pensare che un simile atteggiamento debba essere frutto di un innato senso di bontà e altruismo. Ma lo sarà davvero? Sebbene non si possano ignorare i benefici che conseguono le azioni del ragazzo, nel corso della storia viene più volte insinuato che un simile comportamento nasca dal desiderio di piacere e di avere persone a lui riconoscenti. Eppure definire Minato un narcisista non sarebbe giusto se guardiamo tutto ciò che fa. Al contrario, è una persona veramente piacevole e attenta allə altrə. Solo che ciò che lo spinge a entrare in relazione è molto più complesso di quanto appare.

Anche se è costantemente circondato da persone e ha avuto diversi rapporti sentimentali, Minato non riesce ad instaurare delle relazioni significative. Questo perché i suoi legami non sono mai tra pari, ma c’è sempre uno sbilanciamento di potere. Almeno fin quando non arriva Miki.

Quando la ragazza scopre che Minato si è avvicinato a lei come fa con tutti perché gli dispiaceva che fosse sola, si sente umiliata e crede che tutto il rapporto d’amicizia si basi su una menzogna. Lì dove lei pensava ci fosse reciprocità, ha visto la realizzazione di un modus operandi nel quale lei è coinvolta come soggetto, non come persona. Quando ha finalmente modo di confrontarsi con Minato sulla questione, lo sbilanciamento può finalmente essere superato in favore di un rapporto paritario. Nel tempo, infatti, Minato ha sviluppato fiducia e affetto nei confronti di Miki divertendosi a uscire con lei e con Youta. Si sente di aprirsi con lei, tanto da chiamarla nei momenti di solitudine solo per chiacchierare un po’. Miki, sentendosi vista come Miki e non come “persona X da salvare”, accoglie le scuse dell’amico e abbraccia a piene mani questo rapporto.

Tutto questo è estremamente realistico. È vero che i rapporti umani vivono di questi incastri complessi di singole personalità che risuonano tra loro in modi diversi e sempre nuovi. Ed è vero che una relazione che nasce in un modo non è destinata a rimanere sempre tale, ma può cambiare nel tempo, evolvendosi (in meglio o in peggio).

Koyuki e Minato: fare allə altrə ciò che vorresti fosse fatto a te è veramente giusto?

Se il rapporto tra Minato e Miki solleva delle questioni molto interessanti sui rapporti di potere nelle relazioni, il legame tra il ragazzo e Koyuki ci parla di come relazionarsi a qualcuno significhi fare attenzione a non imporre il proprio modo di vedere o di sentire alle altre persone.

Quando Minato nota Koyuki sola e in disparte per la prima volta, è subito mosso dal desiderio di trovare la chiave che aprirà il lucchetto della ragazza. Vuole trovare un ponte, vuole integrarla come ha fatto con tante altre persone. Peccato che la cosa si riveli molto più difficile del previsto. Koyuki, infatti, ha delle forti resistenze nei confronti delle persone a causa di quanto ha vissuto alle medie. Si trova molto bene con chi conosce da sempre o con chi, come Youta, ha un temperamento altrettanto introverso e tranquillo. Le continue domande di Minato che cerca argomenti di conversazione la mettono a disagio e vengono vissute come invadenti. A causa di una serie di fraintendimenti, i due arrivano a una pesante discussione in cui lei afferma di provare schifo nei confronti del ragazzo.

Dopo questo litigio, Minato riflette sul fatto che ci venga insegnato a non fare allə altrə ciò che non vorremmo sia fatto a noi. Peccato che nessuno ci dica se trattare le persone come noi vorremmo essere trattatə sia effettivamente la strada da intraprendere. Da quanto avviene con Koyuki, la risposta sembra essere no.

Mi ha fatto pensare a come a scuola venga insegnato a noi docenti a personalizzare il metodo di insegnamento e di valutazione perché nessun bambinə è uguale all’altrə. Nella vita è lo stesso. Nonostante noi possiamo conoscere e interpretare il mondo solo attraverso il nostro punto di vista (che a sua volta proviene da un mix di cultura, predisposizioni, valori imparati, esperienze vissute), non possiamo dare per scontato che venga condiviso da chi abbiamo intorno. Perché ci sono persone che potrebbero pensarla in maniera diversa o agire in modi del tutto impensabili per noi. Non è strano, è umano. E quindi no: non possiamo presupporre che ciò che va bene per noi, vada bene pure per un’altra persona.

Rispettare il prossimo non significa solo non trattare male le persone. Significa anche essere disposti a venire incontro alla persona che si ha di fronte, provando a comprendere il suo punto di vista anche se ciò comporta la rinuncia ai nostri comportamenti abituali. È chiaro che non si deve assistere all’annullamento della propria personalità per venire incontro all’altrə. Ma bisogna essere pronti a scendere a compromessi. Oppure, rinunciare ad avere il rapporto.

Minato può avere anche delle buone ragioni per provare a parlare con Koyuki, ma non può dare per scontato che solo perché lui trova triste il fatto di non avere amici, allora questo valga anche per lei. O anche se fosse così, non può imporre la sua presenza alla ragazza. Avrebbe dovuto chiedere a lei che cosa avrebbe voluto fare e predisporsi ad aiutarla se e come la ragazza avrebbe ritenuto giusto.

Offendere come modo per esprimere la propria rabbia

Il litigio tra Minato e Koyuki è presentato magistralmente. Non solo a livello narrativo, ma anche tematico. Da spettatori e spettatrici abbiamo modo di conoscere i punti di vista di entrambi i personaggi e così capiamo che l’exploit si ha a causa di una mancanza di comunicazione chiara. Minato e Koyuki, infatti, non stanno parlando della stessa cosa. Portano avanti intenzioni relazionali diverse, interpretano le parole dell’altro in base al poco che conoscono della situazione e reagiscono di conseguenza. Minato vuole piacere a Koyuki a tutti i costi e inizia a parlare senza fermarsi per coprire il suo imbarazzo. Koyuki, invece, vorrebbe solo essere lasciata in pace e quando viene nominato Igarashi inizia ad avere pensieri persecutori. Così si arriva al “Mi fai schifo”. Un commento piuttosto pesante che nasce non tanto da un pensiero reale quanto dalla voglia di ferire l’altra persona.

Quanto ci viene mostrato è estremamente credibile. E comprensibile.

Il commento finale è frutto di un’emozione che tuttə noi proviamo anche se non ci viene insegnato a gestirla: la rabbia. La rabbia è uno stato d’animo spesso demonizzato perché associato all’aggressività. In effetti, la reazione di Koyuki ci suggerisce proprio questo. Anche se non picchia il suo interlocutore, la ragazza è consapevole di aver detto delle parole molto forti (neanche del tutto vere) con il chiaro intendo di ferire Minato. Non è un’azione di cui va fiera. Con l’infermiera della scuola Koyuki si sfoga e chiede se esiste un modo per non arrabbiarsi. Ma il punto non è quello. Il punto non è eliminare le emozioni che sentiamo, ma imparare a esprimerle nella maniera più sana possibile. La rabbia è un’emozione come tante anche se, quando agita in un determinato modo, può comportare delle conseguenze piuttosto brutte da affrontare. Ma piuttosto che reprimerla (e buona fortuna a riuscirci), può essere comunicata.

Una volta che Youta ha spiegata a Koyuki che tipo di persona è Minato e quali potevano essere le sue intenzioni, Koyuki avvicina il ragazzo per provare ad avere con lui un confronto onesto. Il modello di comunicazione adottato da Koyuki è quello assertivo, ovvero decide di partire da quello che lei ha sentito e dalla sua interpretazione (errata) della situazione. Questo apre immediatamente un’apertura in Minato che perde subito di vista il proposito di lasciarla perdere raggiunto solo pochi istanti prima.

Ancora una volta, la serie si dimostra molto intelligente nella rappresentazione di uno stile di comunicazione sano ed efficace utile per avere delle relazioni significative e positive.

Legami d’amore…

Grazie alla risoluzione del conflitto, Koyuki e Minato avranno modo di iniziare un vero rapporto d’amicizia… che presto si trasformerà in qualcos’altro visto che alla fine della stagione è evidente che entrambi provano un’attrazione romantica l’uno verso l’altra. Il modo in cui si sviluppa il loro rapporto è davvero carino. Ancora una volta assistiamo a scene molto reali: la felicità quando si ha modo di condividere interessi, l’imbarazzo nel farsi una foto insieme, la spontaneità delle interazioni quando fino a un secondo prima ci si era preoccupati della stessa… Dall’ultimo episodio capiamo che probabilmente dovremmo soffrire ancora un po’ prima di vederli esprimere apertamente i loro sentimenti. Però, bisogna ammettere che l’hype è altissimo.

Sembra invece abbastanza definita (ci dovremmo credere davvero?) la storia tra Youta e Miki. Nell’ultimissima scena, vediamo i due confrontarsi apertamente (e assertivamente) sui sentimenti del ragazzo. Entrambi prendono una decisione piuttosto coraggiosa: Youta decide di preservare l’amicizia con la ragazza mettendo da parte il suo interesse romantico mentre Miki sceglie di rimanere fedele a sé stessa evitando di finire in un rapporto che non desidera per sembrare grata dell’amore ricevuto. Per quanto sia una scena che mi ha fatto male (a me piacciono tanto insieme), riconosco che è una delle più belle dal punto di vista della gestione della comunicazione e delle relazioni. Ci mostra che un rifiuto romantico non è per forza sinonimo di mancanza di affetto, sintonia o interesse. Alle volte è solo il momento sbagliato.

… e di amicizia

Anche perché il modo in cui The Ramparts of Ice mostra i rapporti d’amicizia è davvero significativo. Non si tratta di rapporti superficiali o utilitaristici. Sono relazioni che hanno spazio e che hanno la stessa dignità delle relazioni romantiche. Tra l’altro, trovo veramente bello il modo in cui hanno parlato di amicizia tra uomini e donne, tema che ancora risulta tabù nella società di oggi. Maschi e femmine non devono per forza entrare in relazione romantica tra loro. Non è detto che una grande complicità tra un ragazzo e una ragazza debba risultare per forza in un rapporto romantico poiché può nascere da tanti fattori. L’amicizia viene spesso esaltata come fondamentale nella vita delle persone… ma quanto poco spazio ha nella vita adulta di tutti i giorni?

Amici, amiche e amicə non sono solo quelle persone con cui passiamo una serata. Sono coloro che possono darci una mano in momenti di difficoltà o che ci possono aiutare a vedere una situazione con più chiarezza o da un altro punto di vista. Il rapporto tra Youta e Koyuki ce lo racconta molto bene.

The Ramparts of Ice è davvero un ottimo anime. Lo dimostra il fatto che ne scriverò ancora… proprio come ho fatto con Given. Ebbene sì: vorrei focalizzarmi anche sui singoli personaggi perché anche qui c’è da dire tanto.

Federica Crisci

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Gli anime del 2025 che non vedo l’ora di vedere

Per quanto rendermi conto che è passato un altro anno ancora non è più come quando avevo 16 anni e non vedevo l’ora di diventare maggiorenne, quest’anno il primo pensiero che mi veniva in mente era:

Nel 2025 potrò vedere tantissime nuove stagioni che attendo da tanto!

Voglio condividere con voi una lista di alcuni anime in uscita nel 2025 che sto aspettando con tanta trepidazione!

1. The apothecary diaries – stagione 2

Guardare Il monologo della speziale è stato uno dei momenti più belli del 2024. Mi è piaciuto tutto di quest’anime: dalla protagonista alla storia, dalle canzoni all’animazione. L’ho trovato tanto stimolante e non ho potuto fare a meno di rivedere l’intera stagione appena finiti tutti gli episodi. Ancora oggi devo combattere con l’istinto di riavviare “play” su Chruncyroll. Trovo entusiasmante vedere come i vari episodi, anche quelli autoconclusivi, siano tutti intrecciati tra loro e ti facciano entrare in una storia ricca di intrighi, ma anche di buoni sentimenti. Non vedo l’ora di essere nuovamente sorpresa dall’intuito e dalle capacità di Mao Mao nonché di sorridere ai suoi battibecchi con Jinschi.

2. Lady Oscar – il film della Mappa

Il manga di Riyoko Ikeda e l’anime che ne è stato tratto hanno segnato l’infanzia di tantissimi/e Millennial. La storia del comandante Oscar, una donna cresciuta come un uomo, e della sua amicizia con la regina di Francia Maria Antonietta è ormai diventata quasi più celebre degli eventi stessi della Rivoluzione francese. Nel 2025 questo splendido capolavoro tornerà sullo schermo in una veste completamente nuova. Lo studio d’animazione Mappa ha annunciato il remake animato di Le rose di Versailles che verrà distribuito nelle sale cinematografiche in primavera. I disegni sembrano molto più fedeli alle tavole della mangaka anche se mi fanno un effetto strano avendo ben in mente le immagini dell’anime degli anni Ottanta. Nonostante questo, sono curiosissima di vedere cosa le animazioni straordinarie della Mappa (nota per aver curato Jujutsu Kaisen e le stagioni finali di Attack on Titan) aggiungeranno alla storia.

3. Spy x Family – stagione 3

Durante il Jump Festa 2025 è stato annunciato l‘arrivo della terza stagione di Spy x Family durante il prossimo autunno. Sebbene sia piuttosto lontano, non posso fare a meno di desiderare che ottobre arrivi prestissimo. Guardare le avventure della famiglia Forger è un toccasana: io non posso fare a meno di ridere anche durante i rewatch (sono arrivata al terzo). I personaggi sono variegati e interessanti. Gli intrecci che si creano a livello narrativo a causa dei segreti che ciascun membro della famiglia ha sono esilaranti e narrativamente ben strutturati. Personalmente, sto aspettando il momento in cui la verità verrà alla luce, ma so bene che dovrò aspettare ben oltre il 2025 per vederlo!

4. Demon Slayer – Il castello dell’Infinito

5. Il mio matrimonio felice – stagione 2

I primissimi giorni di gennaio porteranno su Netflix la seconda stagione de Il mio matrimonio felice. Questo shojo fantasy ambientato nel Giappone del XX secolo mi ha conquistata non tanto per il romanticismo della storia, ma per la sua capacità di raccontare in maniera complessa temi che potrebbero facilmente essere banalizzati visto il genere di appartenenza. Spero di vedere molti più intrighi e complotti familiari e dal finale del trailer mi sembra che posso ben sperare.

Federica Crisci

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