Ancora una volta ho premuto “Play” solo e unicamente perché attratta dal character design dei personaggi. Non sapevo assolutamente nulla su Sugar Apple Fairy Tale. Immaginavo fosse un fantasy e che avesse all’interno una storia d’amore, ma non avevo idea della trama né da dove fosse tratto (manga o light novel). L’avevo inserito nella lista degli anime da vedere perché trovavo molto affascinante lui (Chall Fen Chall). Ho iniziato a vederlo un sabato mattina e il lunedì sera avevo finito i 24 episodi disponibili: l’ho divorato perché mi è piaciuto tanto. Sono rimasta alquanto amareggiata nello scoprire che non sono state annunciate altre stagioni e che sono disponibili in inglese solo 9 dei 20 romanzi della serie pubblicati in Giappone (la storia in patria è conclusa).
Vi confesso che avrei tanta voglia di leggere come continua la storia, ma ho un po’ paura di rimanere ferma senza conoscere la conclusione, un po’ come è avvenuto per 7th Time Loop di cui sto ancora aspettando l’uscita del volume 7. Mentre decido cosa fare, vi parlo un po’ dell’anime e del perché, secondo me, merita una possibilità.
Una fiaba zuccherina
Il titolo lo dice chiaramente: Sugar Apple Fairy Tale è una fiaba. Non di quelle crude e ricche di elementi violenti come sono le fiabe della tradizione, ma di quelle disneyane. Qualcunə potrà storcere un po’ il naso davanti a quest’affermazione, ma permettetemi di dire che dovreste concedere a questo anime il beneficio del dubbio. È una storia pensata per un pubblico giovane, molto… è zuccherina e affronta argomenti importanti in maniera leggera. Alle volte pecca di mancanza di coraggio e di profondità, ma questo non significa che non sia godibile. Per me lo è stato tanto grazie a un mix di fattori ben amalgamati tra loro.
Ho apprezzato i protagonisti, la loro storia d’amore, il modo in cui crescono nel corso delle varie avventure… e poi mi è piaciuto molto il mondo narrativo all’interno del quale si muovono di cui fanno parte esseri umani e fate. Tra le due stirpi non è mai corso buon sangue: dopo una sanguinosa guerra vinta dagli esseri umani, la maggior parte delle fate sono state asservite ai vincitori tramite il controllo di una delle loro ali. Il regno si basa sulla disuguaglianza e sullo sfruttamento di un popolo ritenuto inferiore perché diverso. L’ostilità tra fate e esseri umani (destinata probabilmente a degenerare), non impedisce a quest’ultimi di coltivare l’arte delle caramelle di zucchero argentato. Questo alimento è in grado di allungare la vita delle fate ma viene lavorato solo da artigiani umani specializzati che trattano il mestiere come una vera e propria arte. Tra loro c’è anche Anne, la giovanissima protagonista di Sugar Apple Fairy Tale.
Una giovane decisa a realizzarsi professionalmente
Anne si appassiona alla lavorazione dello zucchero argentato grazie a sua madre, una delle poche Maestre artigiane del regno. Una volta rimasta orfana, la giovane decide di provare a conquistare lo stesso riconoscimento ottenuto dalla madre. A questo scopo, si avvia verso la capitale del regno e compra una fata guerriera per proteggersi lungo la via. È così che conosce Chall, una fata tanto bella quanto scontrosa e diffidente (a ragione) verso gli esseri umani. Anne non ha pregiudizi nei confronti delle fate e non fatica a trattarle come sue pari. Desidera diventare loro amica e non esita a esporsi per difenderle. Grazie a queste sue idee, restituisce la libertà a Chall che decide volontariamente di rimanerle accanto durante il suo percorso di formazione professionale. Percorso al quale Anne tiene tantissimo.
Ho apprezzato molto vedere in questa serie una protagonista così dedita al proprio lavoro. Animata dal desiderio di suscitare emozioni forti nei suoi committenti, Anne dedica tutta sé stessa alla creazione delle caramelle. È una vera e propria artista: cerca l’ispirazione e, una volta trovata, ci si immerge completamente fino al completamento dell’opera. Pur essendo portata per questo mestiere, Anne non pecca mai di presunzione e impara volentieri da chi ha più esperienza di lei pur mantenendo integri i suoi valori e le proprie convinzioni.
L’eroina di questa storia ha una forte motivazione a realizzarsi professionalmente. Al di là del legame sentimentale che intreccia, Anne non rinuncia mai al suo sogno. Un bellissimo messaggio, soprattutto per le giovani telespettatrici.
Un lavoro da cui escludere le donne…
Grazie alla sua caparbietà, Anne riesce a imporsi in un mondo professionale dove predomina il maschile. Gli artigiani dello zucchero argentato, infatti, sono quasi tutti uomini.
Nel regno è anche diffusa una leggenda che attribuisce a una donna la responsabilità della guerra tra fate ed esseri umani. Secondo questo racconto, diffuso dalla religione di stato, Dio avrebbe assegnato il mondo agli esseri umani, ma una donna, innamorandosi del Re delle Fate, mise in pericolo l’ordine costituto. Fu solo grazie al re Cedric che la volontà di Dio poté tornare a essere rispettata. Niente di tutto questo è vero eppure queste bugie sono bastate per impedire alle donne la possibilità di diventare Maestre dello zucchero argentato.
Il tema della discriminazione di genere è sicuramente affascinante anche per le reminiscenze bibliche che porta con sé. Peccato che sia affrontato in maniera superficiale. Anne non incontra delle vere e proprie difficoltà nel suo percorso di affermazione professionale per l’essere donna. I maestri già affermati non si dimostrano sessisti nei suoi confronti anzi, sono sempre ben disposti ad aiutarla e a darle l’opportunità che merita. Se l’essere donna avesse comportato una difficoltà in più per Anne nell’affermare la sua professionalità, l’opera ne avrebbe sicuramente giovato sia dal punto di vista narrativo che etico-morale.
Una storia d’amore che accompagna, non frena
Sugar Apple Fairy Tale è anche una storia d’amore. È innegabile. Le scene tra Anne e Chall sono costruite per mantenere vivo l’interesse puntata dopo puntata. Inoltre, il loro legame serve a contraddire la visione del regno che vede esseri umani e fate su due piani completamente diversi e destinati a non incontrarsi se non su un campo di battaglia. In altre parole, l’amore tra i due protagonisti non è altro che la risposta a come convivere pacificamente con tutto quello che ci circonda indipendentemente da quanto sia distante da noi.
La relazione tra Anne e Chall è squisitamente romantica nel senso più… romantico del termine. È anche una relazione molto sana in cui entrambi sono liberi di scegliere cosa fare e a cosa dedicare attenzione. L’affetto provato per Chall non impedisce a Anne di realizzarsi professionalmente né la distoglie dal suo obiettivo principale: diventare una Maestra dello zucchero argentato e dedicarsi al suo lavoro. Chall non pretende mai di essere la priorità di Anne. Al contrario, è disposto a tutto pur di permetterle di realizzare il suo sogno anche se ciò dovesse significare perderla.
Un rapporto così zuccheroso si addice al carattere fiabesco della storia, ma sono comunque sorpresa dei tanti aspetti positivi relazionali che vengono mostrati.
Un anime che poteva dire di più… o l’ha fatto?
L‘arco finale dell’anime vede Chall e Anne confrontarsi con Laffale Fen Lafalle, “fratello” di Chall. La fata, autoproclamatasi nuovo Re delle Fate, cerca di radunare abbastanza seguaci per muovere guerra contro gli esseri umani e liberare così la sua stirpe dalla schiavitù. Un intento che potrebbe sembrare nobile e giusto se non fosse portato avanti da una persona animata da un forte odio nei confronti tanto degli esseri umani quanto delle fate. Ecco che, quindi, la lotta per ottenere la libertà si macchia di ombre che non fanno presagire nulla di buono. Sostituire un sistema di potere con uno che parte dagli stessi principi pur avendo un volto diverso non può essere la soluzione. Questo non significa rassegnarsi all’ordine costituito, ma cercare risposte che siano diverse e veramente migliori e rispettose.
Sugar Apple Fairy Tale non arriva a raccontarci tanto. Almeno non l’anime fin dove è arrivato. Non ho idea di che cosa succeda nei libri e se la questione venga affrontata in maniera più profonda e complessa. È una delle curiosità che mi spingerebbe a leggere i romanzi… anche se probabilmente non avrò risposta per molti anni ancora a meno che non impari il giapponese in maniera molto rapida e competente.
Lo sguardo che dà la vita
Un altro aspetto che ho amato tantissimo della storia di Sugar Apple Fairy Tale è il modo in cui le fate vengono al mondo. Ognunə di loro è racchiuso in potenza dentro un elemento naturale e ha l’opportunità di nascere nel momento in cui si posa su di loro lo sguardo di un essere vivente.
È pura poesia.
Non esistiamo da solə. Siamo parte di un mondo in cui convivono tante specie, tante storie, tante molteplicità. Eppure siamo connessi, anche attraverso le nostre differenze. E lo sguardo è un modo per entrare in contatto, per riconoscersi, per trasmettersi vicinanza.
Una bella storia per passare il week-end
Nonostante alcuni temi siano trattati in maniera approssimativa, credo che Sugar Apple Fairy Tale meriti davvero una possibilità, soprattutto se si è in un momento in cui si cerca dolcezza. I disegni sono carini e pastellosi, adatti all’atmosfera fiabesca che vogliono raccontare. Non è tra le opere più originali o avvincenti che ci possano essere, ma intrattiene regalando qualche suggestione che, se ben ponderata, può portare a riflettere su problemi tanto attuali quanto importanti.
Federica Crisci
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