Il giorno dell’Epifania ho finalmente terminato di vedere Tougen Anki, l’anime adattato dal manga di Yura Urushibara e disponibile su Netflix. Avevo iniziato a guardarlo poco dopo essere tornata dal Giappone, a inizio settembre. In uno dei tanti Animate di Tokyo, mi era caduto l’occhio sui gadget dedicati ai personaggi e li avevo trovati molto fighi. L’amico che mi accompagnava, che vive a Tokyo da diversi anni, mi ha raccontato in sintesi la trama. Mi ha parlato di questa lotta tra Oni (demoni) e l’organizzazione umana decisa a sterminarli (la Momotaro) e della scuola in cui Shiki – il protagonista – si rifugia per imparare a usare il suo sangue in maniera corretta e non cadere preda dell’euforia che spesso lo accompagna. La trama mi sembrava abbastanza carina e il professore – Mudano -, ricordandomi tanto Levi di Attack on Titan, mi intrigava tantissimo…
Così di ritorno a casa ho iniziato a guardare gli episodi disponibili. Ne ho visti alcuni. Mi sono fermata per un po’. Un giorno l’ho ripreso e ho guardato solo una parte di un episodio. Infine, durante le vacanze di Natale ho ultimato la visione. Da questa visione a intermittenza potreste pensare che non mi abbia colpita più di tanto… però non mi sentirei di darvi ragione in pieno. In effetti, trovo difficile dire con sicurezza se Tougen Anki mi sia piaciuto o meno. Ci sono degli aspetti che ho apprezzato, altri che mi hanno infastidita molto, altri ancora che sono classici del battle shonen ma che mi annoiano… Ma andiamo con ordine.
Un battle shonen con tutti gli elementi caratteristici
Molti episodi di Tougen Anki sono incentrati sulle battaglie tra Oni e Momotaro durante le quali le tecniche dei contendenti diventano le vere protagoniste. Devo dire che gli scontri mi annoiano. Mi è successo anche con Jujutsu Kaisen e con alcune puntate di Naruto. Non trovo particolarmente interessante vedere persone che si combattono a meno che non si tratti della battaglia finale o di un momenti di crescita personale ed emotiva dei personaggi. Di conseguenza, ci sono state delle puntate che ho seguito con meno attenzione proprio perché non mi importava più di tanto chi stesse ammazzando chi.
Nonostante questo, l’uso del sangue come arma degli Oni mi piace molto. Visivamente è di grande impatto. La presenza del sangue addosso ai protagonisti e nell’ambiente circostante colpisce per la sua carica viscerale, richiamando una violenza primordiale e istintiva. È uno degli elementi per me più interessanti della serie.
I personaggi di Tougen Anki
I character design dei personaggi maschili sono bellissimi. Non ho altro modo per descriverli. Li trovo tutti molto intriganti e sexy. I character femminili, invece, costituiscono per me il problema più grande di Tougen Anki. Se qualcunə mi dicesse che si è rifiutato di vedere l’anime per come sono rappresentate le donne, lo capirei perfettamente anzi lə darei ragione. Nel 2025 vedere quei seni così sproporzionati e quegli abiti così poco adatti a un campo di battaglia è davvero di cattivo gusto. Inoltre, i personaggi femminili sono scritti proprio male. Byobugaura con il suo complesso di inferiorità è insopportabile e dispiace davvero tanto vederla comparire di tanto in tanto solo per scusarsi della sua inutilità. Sembrerebbe anche nascondere un passato traumatico che potrebbe aggiungere profondità alla trama. Però, fino ad ora, è tutto solo lasciato intuire. Spero che le venga data più giustizia in futuro.
Va però riconosciuto che neanche i protagonisti maschili brillano per le personalità. Shiki è il classico protagonista tutto istinto, bontà e poco cervello (Yodogawa lo dice apertamente negli episodi finali) destinato a compiere imprese eroiche grazie a un potere straordinario che gli è dato in sorte e che probabilmente imparerà a usare in nome di ideali alti e positivi. Kougasaki è leggermente più interessante per il percorso di crescita che affronta nell’arco finale della stagione. Rokuro Kiriyama è l’oni del gruppo che mi è piaciuto di più per il suo passato anche se poi si perde completamente nel corso della storia. Gli altri due ragazzi sono poco più che macchiette. Anche il professore nel suo essere di poche parole e molto burbero non è poi così originale. Però funziona sicuramente meglio di tanti altri personaggi.
I Momotaro
I Momotaro rappresentano gli antagonisti cattivi nel senso più vero dell’aggettivo. Sono senza scrupoli, sadici e del tutto disinteressati ad ascoltare le ragioni di quelli che considerano nemici naturali. Alcuni personaggi sono veramente odiosi e ti portano a desiderarne la fine. Tougen Anki conferma la tendenza iniziata da Jujutsu Kaisen che vede il ritorno degli antagonisti piatti, ovvero quelli che si divertono a fare del male senza avere alle spalle chissà quali motivazioni.
Shinya è tra i personaggi più detestabili che io abbia mai visto. Non sono riuscita ad apprezzarlo neanche una volta raccontato il complesso d’inferiorità provato nei confronti degli altri Momotaro nati con poteri di gran lunga superiori ai suoi. Tuttavia, questa parte l’ho trovata molto interessante perché solleva un grande dilemma sociale e culturale: in un mondo che celebra i talenti ed è disposto a mettere in luce solo i cosiddetti geni, che cosa dovrebbero fare le persone comuni per potersi sentire ugualmente apprezzate? Chiaramente non quello che fa Shinya, ma al di là della responsabilità del singolo è chiaro che il problema nasce anche dal vivere in una realtà che dà valore solo alla straordinarietà piuttosto che all’ordinarietà.
Le interazioni tra i personaggi
Nonostante i personaggi non siano particolarmente interessanti, alcune interazioni tra loro funzionano molto, soprattutto a livello comico. Devo ammettere che il rapporto tra Kuina e Rokuro mi ha fatto molto ridere. La battuta dei compagni di classe quando Rokuro racconta di sentire una presenza che lo segue sempre è tra le più divertenti che io mi ricordi. Mi fanno ridere anche alcuni scambi tra i compagni di classe.
Il rapporto d’amicizia tra Mikado e Shiki è molto carino. Al di là delle vibes omoerotiche, penso che sia stata una svolta importante per la storia. Fa molto ridere che i due si considerino amici per la pelle dopo aver passato appena poche ore insieme… però sono molto teneri tra di loro.
Combattere per farsi ascoltare
Il discorso che Mudano fa a Shinki a proposito dell’importanza di combattere per potersi sedere al tavolo delle trattative con i Momotaro mi ha colpita tanto. Tougen Anki vede tutti i protagonisti impegnati a cercare di essere più forti. Le persone deboli e incapaci di combattere sono destinate a farsi schiacciare. È un discorso già visto e sentito in tanti altri anime shonen… però qui si colora di altre sfumature. La forza è l’unico modo per mostrarsi a coloro dai quali si viene disprezzati. L’unico linguaggio che persone mediocri e spietate capiscono. Essere tanto forti diventa l’unico modo per cercare di sopravvivere e di convincere chi non ti vuole vedere a guardarti. È un messaggio interessante che dimostra quanto il dialogo sia prezioso, ma spesso difficile da ottenere se una delle due parti si sente così superiore da non voler concedere nulla all’avversario. È una roba che vediamo nel mondo in cui viviamo. Purtroppo.
Tougen Anki – stagione 2
La stagione 2 di Tougen Anki è confermata.
La guarderò sicuramente… sarei pure intrigata dal leggere i manga per vedere i disegni e le tavole… ma ho paura di perdere interesse molto facilmente. Vedremo nel corso dei mesi come si mettono le cose. In ogni caso, Tougen Anki va bene come anime da guardare con leggerezza e senza pretese. Se però facessero dei personaggi femminili sensati, sarebbe molto meglio.
Concludo l’articolo con l’opening della prima parte della stagione, altro elemento che reputo vincente della serie.
Federica Crisci