Devo fare una premessa: questo è un articolo che doveva vedere la luce più di un anno fa, quando finì la seconda stagione dell’anime di The Apothecary Diaries. Per scrivere un commento soddisfacente avevo anche riguardato tutti i 24 episodi da capo e preso appunti. Poi, però, la quotidianità ha preso il sopravvento e non sono riuscita a scrivere neanche una riga pur ripromettendomi di farlo. È ora di mantenere la promessa fatta a me stessa.
Con la scusa dell’arrivo della terza stagione di The Apothecary Diaries, ho riguardato l’intera serie (ma quanto è bella?!?) per poi mettermi alla scrivania e dare finalmente un ordine agli appunti raccolti l’anno scorso. Per l’occasione ho anche riletto l’articolo che scrissi sulla prima serie che vi lascio qui, in caso foste curiosə. Era uno dei primi articoli che scrivevo per il sito e devo ammettere che lo stile è un po’ cambiato… però penso ancora tutto quello che ho scritto e devo dire che molte riflessioni fatte in quell’occasione sono valide anche per la seconda stagione.
Premessa finita. Ora potete godervi questo articolo che spero possa rendere giustizia a uno degli anime più belli di questi tempi.
Episodio autoconclusivi… ma anche no
La prima parte della seconda stagione ricorda molto la prima per come è strutturata. I singoli episodi raccontano delle storie autoconclusive ma il loro senso più profondo si potrà cogliere solo alla fine di tutto. Addirittura, ci sono dei misteri che dalla prima stagione trovano risposta solo nelle ultime della seconda, lasciandoci meravigliatə nello scoprire come tutto fosse collegato. La seconda parte, invece, è tutta incentrata sul rapimento di Maomao e sul tradimento del clan Zi.
Entrambe le sezioni funzionano a meraviglia e contribuiscono a rendere la storia più avvincente. Inoltre, le animazioni sono sempre di alto livello così come le due opening. Bisogna riconoscere, però, che le singole puntate del primo blocco possono sembrare poco avvincenti prese da sole, soprattutto se si aspettano da una settimana. Ricordo chiaramente che la visione di alcune non mi aveva entusiasmato proprio perché mi sembrava che succedesse poco (penso alla puntata del mercato, per esempio). Lo ricordo bene anche perché mi è capitato di vivere la stessa cosa guardando i primi episodi della terza stagione che lavorano più o meno allo stesso modo. Non ho questa stessa sensazione durante i rewatch e questo mi conferma che l’anime della speziale funziona molto di più se visto tutto insieme.
Una stagione dedicata alla crescita dei suoi protagonisti
Anche se in alcune puntate mancano i colpi di scena, nessunə fan di The Apothecary Diaries si sognerebbe di saltare una puntata. Questo grazie ai suoi due protagonisti che rimangono il cuore pulsante della serie.
Se nella prima stagione Maomao e Jinshi ci sono stati introdotti per background familiare e carattere, nella seconda stagione li vediamo affrontare degli importanti cambiamenti personali. Entrambi si confrontano con le mancanze che hanno, con le loro ombre. Lo fanno singolarmente, ciascuno/a seguendo il proprio percorso prima di rincontrarsi nuovamente.
L’anaffettività di Maomao
Penso che sia difficile non innamorarsi di Maomao. È semplicemente adorabile con il suo pragmatismo e il suo incontenibile amore per veleni ed erbe medicinali. Eppure, è un personaggio con una grandissima ferita emotiva di cui lei non si rende pienamente conto… e forse neanche noi visto che la vediamo agire sempre nel bene. Maomao ha un grandissimo senso della giustizia che la porta a intromettersi in situazioni da cui sarebbe meglio scappare per quieto vivere e questo potrebbe portarci a vederla come una persona sensibile. Non è così. E ce lo dimostra in diverse occasioni. Spesso, si lascia coinvolgere perché si aspetta una ricompensa oppure perché è incuriosita da un rompicapo. Difficilmente si mostra empatica nei confronti delle persone che protegge con le sue azioni.
Ma come potrebbe farlo data l’infanzia che ha avuto?
Dalla tragica storia dei suoi genitori ha imparato che l’amore è una forza distruttiva. Pur avendo avuto un padre adottivo molto dolce e le tre principesse a prendersi cura di lei, per cause di forza maggiore, da bambina veniva lasciata da sola a piangere fin quando non smetteva. Di conseguenza, Maomao è cresciuta con l’idea che esprimere emozioni fosse fondamentalmente inutile poiché nessuno le avrebbe accolte e che avrebbe dovuto cavarsela facendo affidamento solo sulle proprie forze e abilità. D’altra parte, il contesto sociale in cui vive non dà modo di sviluppare sentimenti altruistici poiché la preoccupazione principale è legata alla sopravvivenza personale.
Maomao legge la realtà all’interno degli schemi oggettivi tipici della scienza: ogni causa ha un effetto e tutto è regolato dalle leggi della natura e dello stato. Le cose funzionano in un determinato modo e lei si attiene a quello che sa senza badare a quello che prova poiché lo ritiene superfluo. È in questa stessa ottica che intuisce i moventi delle persone che compiono un crimine: li comprende da un punto di vista razionale perché sa che “gli esseri umani si comportano così quando succede X”, ma di certo non comprende l’emotività che c’è dietro.
L’incapacità affettiva di Maomao viene fuori spesso, soprattutto nel suo rapporto con Jinshi. Nell’arco narrativo della rana, ormai diventato celeberrimo, il ragazzo prova a parlarle della sua vera identità e Maomao fa di tutto per impederglielo, convinta che la cosa potrebbe portarle più guai che altro. La ragazza non riesce a empatizzare con lo stato d’animo del suo padrone. Non coglie proprio né il bisogno di confidarsi, né l’imbarazzo, né la frustrazione di Jinshi. D’altra parte, quando era bambina nessuno l’ha accolta nelle sue difficoltà emotive, quindi da chi avrebbe potuto impararlo?
L’alfabetizzazione emotiva al femminile
Non è il rapporto con Jinshi a spingere Maomao verso emozioni e sentimenti, ma quello con Xiolan e Zicui/Loulan. Sono i momenti di spensieratezza, di lavoro, di chiacchiere condivise che spingono Maomao a sentire per la prima volta delle emozioni di cura. Emozioni che la spingono a comportarsi in maniera sorprendente e inaspettata, di cui Maomao stessa si stupisce.
Quando Xiolan urta contro un servo e fa cadere il ghiaccio destinato a una consorte, Maomao è disposta a tutto pur di aiutare la ragazza. Quando le viene fatto notare che lei non c’entra nulla con quanto successo, risponde che non riuscirebbe a dormire bene se non facesse qualcosa. È la risposta della bambina che non sa dare un nome a quello che prova e lo spiega in maniera concreta. Tuttavia, da quello che dice noi capiamo che, anche se non riesce a nominarle, Maomao sta provando delle emozioni altruistiche e sta agendo di conseguenza.
Gli episodi finali ambientati nella fortezza ce ne danno una dimostrazione ancora più grande. Maomao si aggrappa a Loulan e non riesce a lasciarla andare incontro alla sua fine. Nonostante Loulan le abbia mentito, l’abbia portata via dalla Corte Interna, messa nei guai con sua madre e avvelenato i bambini del clan Zi (anche se poi scopriremo che non è così), Maomao vuole convincerla a fuggire e a salvarsi ritenendo stupido morire per orgoglio personale. Maomao si è affezionata a Zicui. Anche se non lo capisce razionalmente, le vuole bene e non desidera perderla. Quando capisce che non può distogliere Loulan dal suo proposito, Maomao le consegna il fermaglio ricevuto in dono da Jinshi chiedendo alla ragazza di riportarglielo. In quelle parole, c’è tutto l’amore che Maomao prova. Amore che dimostrerà attivamente vegliando sui bambini che Zicui le affida.
La scena in cui Maomao legge la lettera di Xiolan e inizia a piangere pensando ai bei momenti trascorsi insieme alle sue amiche mi commuove ogni volta che la guardo. È un punto di arrivo importantissimo per la nostra protagonista. Finalmente, ha imparato a provare sentimenti di cura e di accoglienza. Finalmente, è pronta a lasciarsi attraversare da queste emozioni senza averne paura. Non è un caso che alla fine della stagione Maomao diventi la tutrice di Chou-u. Dopo tutto quello che ha vissuto, può prendersi cura attivamente di un altro essere umano.
Trovo bellissimo che l’alfabetizzazione emotiva di Maomao avvenga attraverso delle figure femminili. A noi lettrici e lettori ci dimostra che è possibile crescere anche grazie a relazioni non romantiche. Ma lo trovo indicato anche per la storia del personaggio stesso. Infatti, grazie all’amicizia con Xiolan e Loulan, Maomao riesce finalmente a guarire la ferita – tanto emotiva quanto fisica – che sua madre le aveva inflitto con il taglio del mignolo da mandare come maledizione al padre. Quella violenza che l’aveva separata dalla parte più emotiva e sensibile di sé viene finalmente superata grazie alla purezza d’animo di Xiolan e alla premura di Loulan. Devo dire che i finali delle due stagioni di The Apothecary Diaries risultano perfettamente collegati tra loro: nell’ultimo episodio della prima, Maomao dice a Jinshi sorridendo che il mignolo tagliato può ricrescere. Nel finale della seconda vediamo che anche la capacità di amare e sentirsi amata può rinascere.
Jinshi: un uomo represso tanto dal suo aspetto quanto dal suo ruolo
Jinshi è un giovane incapace di gestire le proprie emozioni. Da bambino veniva continuamente privato di ciò che lo colpiva e appassionava per via del suo ruolo e questo l’ha portato a confrontarsi continuamente con il dolore e la frustrazione senza che gli venisse insegnato come gestirla. Da qui si comprendono i tanti comportamenti infantili che mette spesso in atto e anche le reazioni un po’ al limite che ha con Maomao. La famosa scena della rana ce lo esemplifica chiaramente: Jinshi ha il grande desiderio di confidarsi e di spiegare la verità alla ragazza. Maomao nega questo desiderio fingendosi ottusa. Essendo due giovani testardi, quindi più uno cerca di affermare la propria ragione, più l’altra reagisce negandola con forza. Quando l’incomunicabilità raggiunge il culmine, Jinshi reagisce quasi con violenza, cercando di imporsi sulla ragazza. È il tipico atteggiamento di chi non riesce a dominare la frustrazione, la rabbia né qualsiasi emozione particolarmente intensa.
Alla base di questa frustrazione, sta il fatto di non vedersi riconosciuto come persona, ma come ruolo. L’educazione di Jinshi è pensata per trasformarlo in un degno erede al trono. Tutti si aspettano che lui agisca in un determinato modo non per quelle che sono le sue inclinazioni personali, ma per i suoi natali. Natali che non sono semplici da accettare visto che quello che ritiene essere suo padre (a torto) è un pedofilo che ha seminato tanto dolore. Jinshi non sa, poi, che il suo concepimento (o meglio, quello del principe deceduto) è avvenuto in seguito a una violenza fisica. L’imperatrice stessa, guardandolo, si meraviglia del fatto che un uomo così bello possa essere frutto di un abominio.
Come se il suo ruolo non fosse abbastanza, Jinshi si vede continuamente giudicato in base al suo aspetto fisico.
Il ragazzo si sente impossibilitato ad esistere, a scoprirsi. Il peso delle aspettative finisce per generare una serie di emozioni così forti da spingerlo alla fuga. La sua incapacità di gestione emotiva si evince anche dalla scelta di diventare un eunuco: incapace di affrontare i sentimenti contrastanti legati alla sua posizione, Jinshi anestetizza una parte di sé, fugge dal proprio nome per diventare solo un bel viso che gestisce l’harem dell’Imperatore. Reprimere la propria virilità diventa un modo per reprimere una parte di sé stesso con cui non riesce ad avere a che fare.
Accettarsi significa rimanere segnati.
Nel corso della stagione, Jinshi dovrà fare i conti con l’identità che ha cercato di rimuovere. L’occasione per farlo si presenta con la rivolta del clan Zi e la scomparsa di Maomao. Jinshi tocca per la prima volta con mano il dolore causato dal vecchio imperatore, scopre il grande complotto del padre di Loulan e perde una delle sue alleate più preziose. La situazione è davvero critica e gli schemi comportamentali di Jinshi lo porterebbero a tentare un’ulteriore fuga. Ma questa volta, il ragazzo capisce che deve gestire la situazione e trovare il coraggio di essere ciò che è nato per essere.
Indubbiamente, il cambiamento di Jinshi è più legato alla figura di Maomao e ai sentimenti che prova per lei. Ma è anche vero che il ragazzo sapeva che sarebbe arrivato il momento di confrontarsi con le proprie origini e il proprio ruolo. Sapeva che non avrebbe potuto fuggire per sempre. Accetta l’idea che con la sua posizione possa fare del bene e trova il modo di integrare le parti di sé che fino a quel momento aveva rifiutato. E proprio con questa accettazione, arriva il primo sfregio sul suo volto.
La bellezza celestiale di Jinshi viene scalfita da Loulan. La dolorosa scelta di tornare a essere completo viene accompagnata fisicamente da una cicatrice indelebile. Simbolicamente è qualcosa di molto potente e suggestivo. Quel segno ci racconta che scegliere di guardare le nostre ombre è doloroso, ci cambia e lascia delle tracce tanto visibili quanto invisibili sul nostro corpo. La cicatrice lasciata da Loulan rappresenta anche il male compiuto dalla famiglia reale, tanto sulle persone quanto su Jinshi stesso.
Maomao e Jinshi hanno uno scambio molto interessante a proposito della cicatrice del ragazzo. Innanzitutto, Maomao riconosce che quel segno rende Jinshi ancora più “virile” (non apprezzo molto la scelta dell’aggettivo, ma credo che il senso sia “maturo”). La ragazza evidenzia come Jinshi non sia soltanto il suo bel volto e lo dice chiaramente: si resta abbagliati dalla bellezza dell’uomo e non ci si rende conto che la persona dietro a quel volto angelico è molto più complessa, misurata… e molto più bella e interessante di quanto l’aspetto non lasci pensare. E quella cicatrice lo può dimostrare chiaramente poiché parla di un ragazzo che è finalmente riuscito a confrontarsi con sé stesso.
Nello scambio viene un po’ fuori anche l’idea che badare al sol aspetto fisico sia fuorviante. Sebbene ci siano delle affermazioni abbastanza discutibili legate alla bellezza femminile (che deve risultare intatta) e maschile (che può anche deteriorarsi), si arriva a una conclusione perfettamente condivisibile: sono le scelte, i comportamenti e l’impegno dimostrato di una persona a determinarne il valore, non l’aspetto fisico. E questo vale tanto per Maomao quanto per Jinshi.
L’episodio Il Santuario della scelta
Credo che nell’episodio Il Santuario della scelta assistiamo a qualcosa di molto interessante tanto per Jinshi quanto per Maomao. Quanto succede strizza l’occhio a noi fan della coppia mostrandoci come loro due, insieme, siano adatti a portare avanti l’intero Paese. Al di là di questo, però, l’attraversamento del santuario è significativo per entrambi: Jinshi ha l’occasione di vedere che potrebbe essere adatto al ruolo, soprattutto se ha modo di scegliere bene i propri consiglieri. Invece, risolvere il rompicapo diventa per Maomao l’occasione per confrontarsi con l’immagine di suo padre adottivo. Il custode del santuario la provoca più volte rispetto a questo: stuzzica la curiosità della ragazza dicendole che suo padre avrebbe capito qual era il segreto delle porte colorate.
Maomao ama profondamente Loumen, ma è anche in conflitto con la sua bravura. È inevitabile che senta il desiderio non solo di essere alla sua altezza, ma anche di superarlo in bravura. Risolvere il mistero del santuario diventa per lei una vera e propria sfida con sé stessa. Una sfida che riuscirà a vincere in maniera brillante come al solito.
I tanti temi sociali affrontati in The Apothecary Diaries
L’episodio del Santuario ci permette di sapere di più sulla fondazione del regno. Oltre a essere una storia che ci introduce al motivo della rivolta del clan Zi (anche se ancora non ne sappiamo nulla), è un racconto che punta l’attenzione sulla questione della genealogia materna, completamente surclassata da quella paterna.
Nel modo in cui questa storia ci viene raccontata, c’è tanto del folklore giapponese. Amaterasu è la dea genitrice della stirpe imperiale giapponese. Una stirpe che segue la linea patriarcale, ma che ha avuto origine da una donna molto potente. Nel mondo di Maomao avviene la stessa cosa. La cosa interessante è che la prima imperatrice madre, accetta la scomparsa del proprio nome, ma crea il santuario e la leggenda che lo accompagna per permettere ai suoi geni di essere sempre a capo dello stato. Rinunciare al proprio nome assicura al suo sangue di preservare il potere. È il massimo che ha potuto fare in quanto donna, ma è veramente significativo. E la sua scelta riecheggia in quanto vediamo accadere con Maomao: sebbene sia una semplice serva, è solo grazie a lei, al suo intuito, alle sue conoscenze che Jinshi riesce ad arrivare fino in fondo al santuario.
La questione femminile e l’alfabetizzazione
La questione femminile e la disparità di potere che esiste tra i due generi è uno dei temi sociali che torna più spesso nella seconda stagione. Oltre alla leggenda della prima imperatrice madre, ci sono tante considerazioni fatte sull’impossibilità per le donne di accedere alla professione medica all’interno della Corte (Maomao rappresenta un’eccezione). Si parla di spose bambine e delle poche possibilità che sono concesse in quella società alle femmine.
Una delle questioni più affascinanti riguarda l’alfabetizzazione femminile. Jinshi ha l’idea – migliorata dalle osservazioni di Maomao – di creare una scuola femminile all’interno della Corte Interna destinata alle giovani serve che non hanno mai avuto modo di imparare a leggere e a scrivere. È un’operazione volta a renderle più competitive sul mercato del lavoro una volta che saranno congedate dalla Corte.
È molto interessante anche il racconto di come il ragazzo cerca di motivare le giovani all’apprendimento. È una strategia che sicuramente Hyūga ha preso in prestito dalla storia vera: nella corte vengono diffusi dei romanzi avvincenti tanto che le serve decidono di imparare a leggere e a scrivere per continuare la saga senza aspettare che qualcuno gliela legga. Xiolan è tra le prime a chiedere a Maomao di istruirla e a iscriversi a scuola. Pur nella sua ingenuità, riesce a cogliere l’importanza dell’apprendimento e si mostra tanto entusiasta nell’apprendere cose nuove. Ci dimostra chiaramente che si può imparare bene solo se si ha una motivazione molto forte per farlo, anche se il ritorno pratico è indiscutibile.
E nella terza stagione?
La terza stagione di The Apothecary Diaries sta andando in onda ogni venerdì su Chruncyroll. Le cose sono alquanto cambiate. Per la prima volta, vediamo Maomao agire fuori dalla Corte Interna e questo ha portato a un drastico calo delle scene tra lei e Jinshi (almeno per il momento).
Per ora, gli episodi si susseguono senza particolari colpi di scena (come già accaduto nelle prime due stagiono), ma è chiaro che si stanno sviluppando diverse storyline. La cosa interessante è che tanto Maomao quanto Jinshi appaiono più maturi rispetto alle stagioni precedenti.
L’animazione e l’opening sono di altissimo livello.
Sono entrata più volte nella storia di Maomao e in diversi periodi di vita. L’ho fatto guardando l’anime, leggendo i manga (proprio ora sto recuperando tutti i volumi che ho comprato senza leggere!) e qualche romanzo, disegnando i volti dei miei beniamini.
Ogni volta che mi confronto con questa storia, non solo mi emoziono ma mi rendo conto della ricchezza di questa narrazione. Al di là dei misteri e degli intrighi da risolvere, al di là dei battibecchi esilaranti tra Jinshi e Maomao, al di là della magia dell’atmosfera storica, I diari della speziale porta avanti un gran numero di temi sociali ed esplora con attenzione e delicatezza la crescita dei due personaggi principali. È una storia ricca, completa. Una storia in cui spero di perdermi ancora per tanto tempo.
Federica Crisci
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