Non mi capita quasi mai di scegliere un libro dalla copertina. Con Gli Agenti delle Quattro Stagioni di Kana Akatsuki è successo.
Ero in una fumetteria di Roma e i pastellosi colori caldi dell’illustrazione hanno da subito attirato il mio sguardo. Leggendo la trama, ho pensato “Che figata!” e senza farmi troppe domande (ahimè per il mio portafoglio!) ho comprato il volume. Volume che è poi rimasto sullo scaffale della libreria per tantissimi mesi aspettando che io trovassi il momento giusto per perdermi tra le sue pagine. Ha dovuto attendere che la mia curiosità venisse nuovamente solleticata da un altro medium: l’anime.
Quando lo scorso 29 marzo mi sono accorta che su Chruncyroll stava uscendo una nuova serie dal titolo Gli Agenti delle Quattro Stagioni, mi sono ricordata del libro e non sapevo bene che cosa fare: leggere prima la storia e poi guardarne la trasposizione animata oppure fare il contrario? Non vi racconterò i dettagli dei miei ragionamenti, sarebbe abbastanza inutile visto che, di base, non ho scelto. Ho piuttosto optato per un mix assurdo nel quale sono rientrati anche i manga disegnati da Nappa Komatsuda e portati in Italia da Planet Manga. Nonostante tutto, questo cocktail di forme d’arte mi ha appassionata tantissimo alla storia.
Storia di divinità, traumi, relazioni umane
Nel mondo rappresentato, esistono degli esseri umani dotati del potere di manifestare le stagioni. C’è chi ha poteri legati all’inverno (congelare la vita), chi alla primavera (far nascere la vita), chi all’estate (partecipare alla vita degli esseri viventi) e chi all’autunno (sottrarre la forza vitale). Queste capacità sono utili per evocare la propria stagione. Nell’arcipelago di Yamato (così si chiama nella storia il Giappone), però, sono dieci anni che la primavera non si manifesta. Ciò accade perché l’agente designata, Hinagiku Kayo, a soli sei anni, è stata rapita dal Kasai, un’organizzazione terroristica guidata da una donna abbastanza spietata dal soprannome di Gozen. Il Kasai è solo uno dei movimenti di ribelli che desiderano sfruttare i poteri degli agenti delle stagioni per gli scopi più disparati. Una volta riuscita a scappare, Hinagiku è finalmente pronta a riprendere il suo compito, scortata dalla fedele attendente Sakura, sua guardia del corpo.
Il passato, però, rimane un trauma non ancora risolto. Hinagiku, Sakura, Rosei e Itecho (l’agente e l’attendente dell’inverno, anch’essi presenti al momento del rapimento) dovranno trovare un modo per processare il loro dolore e ritrovare il legame che avevano. L’occasione sarà fornita da un nuovo, violentissimo, attacco del Kasai che prenderà di mira un’altra piccola agente, quella dell’Autunno.
Il mondo creato da Akatuski
Ne Gli Agenti delle Quattro Stagioni c’è tanto a cui appassionarsi.
Devo ammettere che la prima cosa che ho amato è il mondo creato dall’autrice. Mi è piaciuto molto immergermi in una storia costruita intorno a delle semi-divinità con poteri legati alle stagioni. Nella nostra cultura si è molto affievolita la ritualità legata al passaggio dei diversi periodi dell’anno e con esso il suo significato mistico. Al contrario, la cultura giapponese ha preservato il legame con la natura e con i suoi cicli vitali. Basti osservare l’importanza che nei manga e negli anime viene data alla rappresentazione dei fiori e dei colori stagionali o alle tante festività legate a determinate date del calendario (l’hanami e il momijigari, ad esempio, ovvero l’osservazione dei ciliegi in fiore e delle foglie rosse in autunno).
Kana Akatsuki, l’autrice dei due libri ben nota per la serie di Violet Evergarden, non si è limitata a trasformare le stagioni dei poteri. Ha anche costruito una storia coerente con il ciclo vitale a cui assistiamo (spesso senza accorgercene) durante l’anno. Gli Agenti delle Quattro Stagioni parla di morte e di rinascita. Parla di ciò che la vita dà e toglie e della necessità di affrontare i propri traumi per poter davvero sentirsi in forze.
Affrontare il proprio passato, affrontare sé stessə
Il trauma da superare è sicuramente il tema intorno al quale si costruisce tutta la narrazione (sia essa mediata dal libro, dall’anime o dal manga). Un trauma che si concretizza in maniera diverse per i protagonisti, ma che per tuttə rappresenta qualcosa con cui è difficile fare i conti.
Per Rosei e Sakura, il trauma coincide con la perdita dell’infanzia e della giovinezza. Con Itecho condividono il rimorso e la sensazione di impotenza provata davanti alla tragedia. Per Hinagiku, invece, l’uscita dall’infanzia è accompagnata da una vera e propria perdita di sé, tant’è che nella storia lei dichiara più volte di non essere la “Hinagiku di prima” che purtroppo non è riuscita a far tornare indietro.
Da un punto di vista simbolico, l’immagine che Akatsuki ci restituisce del trauma è potentissima e tristemente vera: nessunə torna indietro incolume dopo aver attraversato un dolore talmente grande da costringere la propria interiorità a comprimersi, scindersi, perdersi al punto tale da sparire. L’impossibilità di tornare a essere ciò che si era, non vuol dire che non ci sia la possibilità di riparare il trauma subito. Anzi. L’intera storia racconta proprio di come è possibile rinascere e continuare a vivere anche dopo che si è persa la forza vitale e si è congelata una parte del proprio essere. Non è una caso, quindi, che la protagonista sia proprio la Primavera, la stagione che più di tutte rappresenta il rinnovamento.
La guarigione dal trauma deve necessariamente partire dall’attraversamento dello stesso. Ecco perché i quattro decidono di non restare indifferenti di fronte al rapimento della piccola Nadeshiko, l’agente dell’Autunno. Ecco perché devono nuovamente affrontare il Kasai e Gozen prima di poter chiudere la vicenda in maniera definitiva e andare avanti.
Il complesso rapporto genitori/figlə
Il trauma di Hinagiku non è legato solo al rapimento e ai maltrattamenti subiti dal Kasai. È anche frutto di un rapporto non del tutto sereno con i genitori.
Hinagiku viene abbandonata quando ha soli 5 anni dalla madre, la precedente Portatrice della Primavera. La donna lo fa in virtù del suo malessere fisico e credendo di agire per il meglio, ma non tiene conto del grande dolore che provoca nella bambina. Le lascia in eredità questo messaggio:
Sopporta. Se ti trovi davanti qualcuno che ti dice qualcosa, resisti, aspettando il momento di combattere. Perché di sicuro, nel futuro, arriverà la tua occasione per rifiorire…
Inaspettatamente, alla morte della madre Hinagiku diventa la nuova agente della Primavera. Questo porta il padre (mai davvero vicino) a disprezzarla perché responsabile della dipartita della donna amata. Tradita da entrambi i genitori, Hinagiku cercherà conforto e affetto al di fuori dei legami dei sangue trovando prima Sakura, poi Rosei.
Un’antagonista abusante
Hinagiku subirà l’abuso più grande da parte di un’altra figura genitoriale, autoproclamatasi come tale. Si tratta di Gozen, la capa spietata e violenta dei ribelli.
La donna è un personaggio tanto terribile costruito in maniera magistrale. Nata all’interno di un contesto criminale, Gozen subisce una serie di violenze fisiche e psicologiche che la spingono a diventare a sua volta una carnefice. Costretta ad abortire dal marito scelto da suo padre, Gozen sarà sempre alla ricerca di una sostituta della figlia perduta. Quando rapisce Hinagiku, decide di diventare sua madre ma non fa altro che terrorizzare la bambina affinché faccia ciò che le viene comandato. In altre parole, Gozen riprende il modello genitoriale che ha vissuto e lo applica senza pensare al dolore che può causare. Il risultato è scontato perché già avvenuto: Hinagiku sarà completamente distrutta tanto da morire.
Gozen rappresenta una versione narrativamente portata all’estremo del genitore che vuole imporre la propria volontà sui figli pensando di agire per il loro bene e credendo di avere potere decisionale sulla loro vita perché li ha messi al mondo. È un atteggiamento di cui rendersi consapevoli perché può provocare molti danni in chi lo subisce.
Le implicazioni politiche
Attraverso il racconto fantastico, Akatsuki racconta il nostro mondo. Non solo le relazioni e le reazioni dei personaggi sono molto credibili, ma anche la politica che si è costruita intorno ai quattro agenti è molto realistica. L’esistenza di movimenti animati da varie ideologie estremiste che riescono a corrompere i vertici politici e a minacciare l’ordine stabilito e la vita dei portatori è specchio di ciò che ci circonda.
I tanti tradimenti subiti da Hinagiku e Sakura non sono solo colpi di scena, ma anche degli elementi di tensione che portano chi legge a condividere con Sakura il dubbio atroce di chi fidarsi. A chi credere quando tuttə intorno sembrano capaci di prenderti in giro? È un dilemma reale. Non solo politico (“Quale simbolo sbarro affinché il mio voto abbia davvero il potere di cambiare il futuro?”), ma anche personale (“Di chi mi fido in un mondo così egoista?”).
L’amicizia femminile
Nonostante sulle due copertine dei libri de Gli Agenti delle Quattro Stagioni ci siano le coppie etero protagoniste – Hinagiku e Rosei, Sakura e Itecho -, la relazione alla quale l’autrice dà più importanza in assoluto è quella amicale tra Sakura e Hinagiku.
Con loro inizia il romanzo. Con loro finisce. La guarigione della protagonista (sia quando è piccola, sia quando fugge dai suoi rapitori) inizia grazie alla presenza di Sakura. Non è un rapporto privo di elementi di dipendenza né di sentimenti più egoisti. Ma questo non fa che rende questo legame più vero e più interessante. Potrebbe sembrare una relazione non paritaria e in parte non lo è: Sakura è al servizio di Hinagiku ed esprime più volte il desiderio di dare la vita per la sua signora. Tuttavia, dobbiamo ricordare che Sakura sceglie consapevolmente questa strada. Lo fa per amore di Hinagiku e sentendosi emotivamente ricambiata.
La rappresentazione di questa amicizia femminile è necessaria. Non solo per depotenziare un po’ il topos dell’amore romantico, ma anche per dare dignità e spazio ai legami d’amicizia, troppo spessi subordinati a quelli amorosi e famigliari. L’amicizia tra donne, poi, non è spesso raccontata in maniera così profonda e viscerale.
Un titolo che vale la pena leggere/guardare
Chi ha amato Violet Evergarden riconoscerà nella narrazione de Gli Agenti delle Quattro Stagioni meccanismi simili: numerosi flashback che si intrecciano con il presente e l’attenzione data ai personaggi secondari che delineano le tappe del lungo percorso di crescita dei/lle protagonisti/e. È una storia in cui vale la pena immergersi anche se alcuni momenti potrebbero risultare più lenti di altri.
Chiedersi se sia meglio leggere il libro, il manga o guardare l’anime è lecito. Come vi ho detto, io non sono riuscita a scegliere e non saprei cosa consigliare tra lettura e visione… anche perché ammetto che nel momento in cui conosci già la storia, l’impatto potrebbe perdersi indipendentemente dal formato.
Il libro è molto interessante dal punto di vista stilistico. È una scrittura che mi ricorda molto altri autori e altre autrici giapponesi che ho letto. Inoltre, l’autrice per emozionare chi legge non si avvale solo delle parole e delle illustrazioni, ma anche degli spazi e dei colori delle pagine. Sfrutta le potenzialità dell’oggetto libro per farci perdere nel suo racconto.
L’anime ha un’animazione strepitosa. Non lo si può negare. I character sono belli, gli episodi coinvolgenti. Il manga, invece, è quello che mi è rimasto meno impresso. Credo che dipenda dalla gestione delle tavole e dalle inquadrature scelte… o semplicemente dal fatto che ormai conoscevo bene la storia per cui non mi lasciavo facilmente sorprendere dalle pagine disegnate.
Ribadisco che qualsiasi sia il medium da voi scelto, Gli Agenti delle Quattro Stagioni è una storia che merita di essere conosciuta.
Federica Crisci