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Anime a Merenda

… e Manga a Colazione

The Ramparts of Ice: ecco come si comunica

Ho visto The Ramparts of Ice tutto d’un fiato in due giorni. Con il pretesto di volerci scrivere l’articolo, l’ho rivisto dopo meno di una settimana. È probabile che prima dell’uscita della seconda stagione a ottobre io recuperi il webtoon e legga la fine della storia. Avevo visto molte delle persone che seguo su Instagram parlarne bene, ma devo ammettere che non mi aspettavo un anime così bello e così ricco di spunti di riflessione.

Durante la visione mi sono divertita ed emozionata. Ho amato tutti i personaggi, le loro storie, i loro comportamenti imperfetti eppure così umani. Non mi fanno impazzire i volti così squadrati, ma ho comunque provato a ridisegnarli perché sentivo il bisogno di vivere questa vicenda anche una volta finiti i titoli di coda del 14esimo episodio.

E poi ho deciso di scriverne un articolo. Come sempre quando un anime mi tocca nel profondo.

Scuola, bulli, amicizie, primi amori

Sulla carta, The Ramparts of Ice non ha nulla di particolarmente originale. La protagonista, Koyuki Hikawa, arriva al liceo con un solo obiettivo: vivere in pace anche a costo di non legare con nessuno e passare tutto il tempo da sola. Una simile scelta è legata alle terribili esperienze vissute alle medie con compagni molto giudicanti, opportunisti e sempre pronti a fare battute senza tener conto dei sentimenti della ragazza. A causa di tutto ciò e del divorzio dei genitori, Koyuki è cambiata diventando fredda e diffidente nei confronti di tutti i suoi coetanei. Fa eccezione Miki, sua vicina di casa e amica di infanzia, con cui Koyuki condivide tanti momenti divertenti e profondi.

Grazie a Miki, Koyuki incontra Youta e Minato, due ragazzi della stessa scuola. Se con Youta si crea sin da subito un feeling speciale che porterà i due a costruire una bella amicizia, con Minato le cose andranno un po’ diversamente.

Niente di particolarmente originale, dicevamo. Abbiamo un romance scolastico in cui la protagonista deve superare i propri blocchi relazionali per crescere. Non è molto distante dalla trama di Honey Lemon Soda. O di tanti altri manga/anime con una simile ambientazione.

Eppure… Eppure The Ramparts of Ice ha una marcia in più. E questa marcia in più dipende dal modo in cui mostra le relazioni e si sofferma sull’importanza della comunicazione.

Relazionarsi: un dono o una maledizione?

L’essere umano è un animale sociale. Lo sosteneva già Aristotele e il tempo non gli ha dato di certo torto. Aggregarci e relazionarci è abbastanza naturale per tuttə noi ed è indubbiamente vantaggioso tanto a livello sociale quanto individuale. La comunità offre sostegno, cura, insegnamenti, divertimento, opportunità, occasioni di confronto e di cambiamento. Avere a che fare con un altro essere umano può essere bellissimo… e anche dolorosissimo.

Eh sì, i rapporti umani non sono sempre facili. Un po’ perché ognuno di noi – come ci diceva Pirandello – conosce il mondo solo attraverso sé stessə e un po’ perché non è detto che le aspettative o i desideri del singolo coincidano con quelli della/e persona/e con cui entra in relazione. Nell’undicesima puntata, Koyuki parla di come l’amore possa avere tante forme e dimensioni diverse. Mentre lei dice

Se due forme non corrispondono, una delle due persone finirà per soffrirne,

sullo schermo vediamo comparire degli omini che abbracciano forme diverse di amore (alcuni hanno la stella, altri il cuore) e subiscono gli effetti collaterali di questa differenza. Ciò può essere vero per qualsiasi tipo di relazione: per due amici, per genitori e figli, per colleghe di lavoro. Si possono attribuire significati differenti al rapporto. Trovo che la rappresentazione di Koyuki sia visivamente molto efficace. Ci mostra come le relazioni possono entrare in crisi quando non si è portatori della stessa forma, ovvero della stessa intenzione. Non è detto che la situazione sia drammatica. Basta solo riallinearsi, se possibile.

La paura del giudizio

Relazionarsi è difficile anche perché può mettere in crisi l’idea che abbiamo di noi stessə.

La storia di Miki lo esemplifica in maniera chiara. Alle medie veniva chiamata “gorilla” per il suo atteggiamento molto energico, rumoroso e scomposto. Alle superiori, invece, viene da subito considerata un’idol dalle sue nuove amiche. Per non perdere questo gruppo, Miki inizia a comportarsi in un modo per lei stessa sorprendente tanto che a Koyuki dirà di non sentirsi sé stessa e andrà anche in crisi su quale sia la sua vera identità. Il dramma di Miki è comune a moltə adolescenti… ma anche a tantə adultə.

Ci capita di indossare delle maschere per paura di essere giudicatə in maniera sbagliata o di non essere compresə. È vero che possono esistere tante possibili versioni di noi, ma dovremmo comunque cercare di frequentare persone con cui sentirci a nostro agio. Anche perché tendiamo a vedere le relazioni come uno specchio di ciò che siamo: l’immagine che lə altrə ci rimandano finisce per influenzare ciò che pensiamo di noi stessə.

Quali sono le persone con cui emerge il lato di te che ti piace di più?

Quello che Koyuki chiede a Miki nell’ottavo episodio è quello che ciascunə di noi dovrebbe chiedersi. La conclusione a cui Miki arriva – integrare la sua vecchia sé con la nuova versione – ci dice che possiamo scoprire e goderci tante sfumature del nostro essere senza irrigidirci in una sola forma. L’importante è sentirsi a proprio agio.

I rapporti all’interno di The Ramparts of Ice

Ci sono diversi rapporti significativi all’interno di The Ramparts of Ice. Sono tutti molto credibili e ben rappresentati.

Minato e Miki: la ricerca di un’amicizia paritaria

Minato è un ragazzo estroverso che riesce a trovare argomenti di conversazione con chiunque incontri. Quando vede delle persone in disparte o senza amici, si avvicina sempre offrendo un’opportunità di integrazione e di compagnia. È un giovane che detiene chiavi adatte a entrare in qualsiasi lucchetto e sbloccare ogni serratura. Le persone con cui interagisce si sentono viste, ascoltate, apprezzate. In molte occasioni, l’intervento di Minato è risolutivo o aiuta le persone a sentirsi meglio.

Verrebbe da pensare che un simile atteggiamento debba essere frutto di un innato senso di bontà e altruismo. Ma lo sarà davvero? Sebbene non si possano ignorare i benefici che conseguono le azioni del ragazzo, nel corso della storia viene più volte insinuato che un simile comportamento nasca dal desiderio di piacere e di avere persone a lui riconoscenti. Eppure definire Minato un narcisista non sarebbe giusto se guardiamo tutto ciò che fa. Al contrario, è una persona veramente piacevole e attenta allə altrə. Solo che ciò che lo spinge a entrare in relazione è molto più complesso di quanto appare.

Anche se è costantemente circondato da persone e ha avuto diversi rapporti sentimentali, Minato non riesce ad instaurare delle relazioni significative. Questo perché i suoi legami non sono mai tra pari, ma c’è sempre uno sbilanciamento di potere. Almeno fin quando non arriva Miki.

Quando la ragazza scopre che Minato si è avvicinato a lei come fa con tutti perché gli dispiaceva che fosse sola, si sente umiliata e crede che tutto il rapporto d’amicizia si basi su una menzogna. Lì dove lei pensava ci fosse reciprocità, ha visto la realizzazione di un modus operandi nel quale lei è coinvolta come soggetto, non come persona. Quando ha finalmente modo di confrontarsi con Minato sulla questione, lo sbilanciamento può finalmente essere superato in favore di un rapporto paritario. Nel tempo, infatti, Minato ha sviluppato fiducia e affetto nei confronti di Miki divertendosi a uscire con lei e con Youta. Si sente di aprirsi con lei, tanto da chiamarla nei momenti di solitudine solo per chiacchierare un po’. Miki, sentendosi vista come Miki e non come “persona X da salvare”, accoglie le scuse dell’amico e abbraccia a piene mani questo rapporto.

Tutto questo è estremamente realistico. È vero che i rapporti umani vivono di questi incastri complessi di singole personalità che risuonano tra loro in modi diversi e sempre nuovi. Ed è vero che una relazione che nasce in un modo non è destinata a rimanere sempre tale, ma può cambiare nel tempo, evolvendosi (in meglio o in peggio).

Koyuki e Minato: fare allə altrə ciò che vorresti fosse fatto a te è veramente giusto?

Se il rapporto tra Minato e Miki solleva delle questioni molto interessanti sui rapporti di potere nelle relazioni, il legame tra il ragazzo e Koyuki ci parla di come relazionarsi a qualcuno significhi fare attenzione a non imporre il proprio modo di vedere o di sentire alle altre persone.

Quando Minato nota Koyuki sola e in disparte per la prima volta, è subito mosso dal desiderio di trovare la chiave che aprirà il lucchetto della ragazza. Vuole trovare un ponte, vuole integrarla come ha fatto con tante altre persone. Peccato che la cosa si riveli molto più difficile del previsto. Koyuki, infatti, ha delle forti resistenze nei confronti delle persone a causa di quanto ha vissuto alle medie. Si trova molto bene con chi conosce da sempre o con chi, come Youta, ha un temperamento altrettanto introverso e tranquillo. Le continue domande di Minato che cerca argomenti di conversazione la mettono a disagio e vengono vissute come invadenti. A causa di una serie di fraintendimenti, i due arrivano a una pesante discussione in cui lei afferma di provare schifo nei confronti del ragazzo.

Dopo questo litigio, Minato riflette sul fatto che ci venga insegnato a non fare allə altrə ciò che non vorremmo sia fatto a noi. Peccato che nessuno ci dica se trattare le persone come noi vorremmo essere trattatə sia effettivamente la strada da intraprendere. Da quanto avviene con Koyuki, la risposta sembra essere no.

Mi ha fatto pensare a come a scuola venga insegnato a noi docenti a personalizzare il metodo di insegnamento e di valutazione perché nessun bambinə è uguale all’altrə. Nella vita è lo stesso. Nonostante noi possiamo conoscere e interpretare il mondo solo attraverso il nostro punto di vista (che a sua volta proviene da un mix di cultura, predisposizioni, valori imparati, esperienze vissute), non possiamo dare per scontato che venga condiviso da chi abbiamo intorno. Perché ci sono persone che potrebbero pensarla in maniera diversa o agire in modi del tutto impensabili per noi. Non è strano, è umano. E quindi no: non possiamo presupporre che ciò che va bene per noi, vada bene pure per un’altra persona.

Rispettare il prossimo non significa solo non trattare male le persone. Significa anche essere disposti a venire incontro alla persona che si ha di fronte, provando a comprendere il suo punto di vista anche se ciò comporta la rinuncia ai nostri comportamenti abituali. È chiaro che non si deve assistere all’annullamento della propria personalità per venire incontro all’altrə. Ma bisogna essere pronti a scendere a compromessi. Oppure, rinunciare ad avere il rapporto.

Minato può avere anche delle buone ragioni per provare a parlare con Koyuki, ma non può dare per scontato che solo perché lui trova triste il fatto di non avere amici, allora questo valga anche per lei. O anche se fosse così, non può imporre la sua presenza alla ragazza. Avrebbe dovuto chiedere a lei che cosa avrebbe voluto fare e predisporsi ad aiutarla se e come la ragazza avrebbe ritenuto giusto.

Offendere come modo per esprimere la propria rabbia

Il litigio tra Minato e Koyuki è presentato magistralmente. Non solo a livello narrativo, ma anche tematico. Da spettatori e spettatrici abbiamo modo di conoscere i punti di vista di entrambi i personaggi e così capiamo che l’exploit si ha a causa di una mancanza di comunicazione chiara. Minato e Koyuki, infatti, non stanno parlando della stessa cosa. Portano avanti intenzioni relazionali diverse, interpretano le parole dell’altro in base al poco che conoscono della situazione e reagiscono di conseguenza. Minato vuole piacere a Koyuki a tutti i costi e inizia a parlare senza fermarsi per coprire il suo imbarazzo. Koyuki, invece, vorrebbe solo essere lasciata in pace e quando viene nominato Igarashi inizia ad avere pensieri persecutori. Così si arriva al “Mi fai schifo”. Un commento piuttosto pesante che nasce non tanto da un pensiero reale quanto dalla voglia di ferire l’altra persona.

Quanto ci viene mostrato è estremamente credibile. E comprensibile.

Il commento finale è frutto di un’emozione che tuttə noi proviamo anche se non ci viene insegnato a gestirla: la rabbia. La rabbia è uno stato d’animo spesso demonizzato perché associato all’aggressività. In effetti, la reazione di Koyuki ci suggerisce proprio questo. Anche se non picchia il suo interlocutore, la ragazza è consapevole di aver detto delle parole molto forti (neanche del tutto vere) con il chiaro intendo di ferire Minato. Non è un’azione di cui va fiera. Con l’infermiera della scuola Koyuki si sfoga e chiede se esiste un modo per non arrabbiarsi. Ma il punto non è quello. Il punto non è eliminare le emozioni che sentiamo, ma imparare a esprimerle nella maniera più sana possibile. La rabbia è un’emozione come tante anche se, quando agita in un determinato modo, può comportare delle conseguenze piuttosto brutte da affrontare. Ma piuttosto che reprimerla (e buona fortuna a riuscirci), può essere comunicata.

Una volta che Youta ha spiegata a Koyuki che tipo di persona è Minato e quali potevano essere le sue intenzioni, Koyuki avvicina il ragazzo per provare ad avere con lui un confronto onesto. Il modello di comunicazione adottato da Koyuki è quello assertivo, ovvero decide di partire da quello che lei ha sentito e dalla sua interpretazione (errata) della situazione. Questo apre immediatamente un’apertura in Minato che perde subito di vista il proposito di lasciarla perdere raggiunto solo pochi istanti prima.

Ancora una volta, la serie si dimostra molto intelligente nella rappresentazione di uno stile di comunicazione sano ed efficace utile per avere delle relazioni significative e positive.

Legami d’amore…

Grazie alla risoluzione del conflitto, Koyuki e Minato avranno modo di iniziare un vero rapporto d’amicizia… che presto si trasformerà in qualcos’altro visto che alla fine della stagione è evidente che entrambi provano un’attrazione romantica l’uno verso l’altra. Il modo in cui si sviluppa il loro rapporto è davvero carino. Ancora una volta assistiamo a scene molto reali: la felicità quando si ha modo di condividere interessi, l’imbarazzo nel farsi una foto insieme, la spontaneità delle interazioni quando fino a un secondo prima ci si era preoccupati della stessa… Dall’ultimo episodio capiamo che probabilmente dovremmo soffrire ancora un po’ prima di vederli esprimere apertamente i loro sentimenti. Però, bisogna ammettere che l’hype è altissimo.

Sembra invece abbastanza definita (ci dovremmo credere davvero?) la storia tra Youta e Miki. Nell’ultimissima scena, vediamo i due confrontarsi apertamente (e assertivamente) sui sentimenti del ragazzo. Entrambi prendono una decisione piuttosto coraggiosa: Youta decide di preservare l’amicizia con la ragazza mettendo da parte il suo interesse romantico mentre Miki sceglie di rimanere fedele a sé stessa evitando di finire in un rapporto che non desidera per sembrare grata dell’amore ricevuto. Per quanto sia una scena che mi ha fatto male (a me piacciono tanto insieme), riconosco che è una delle più belle dal punto di vista della gestione della comunicazione e delle relazioni. Ci mostra che un rifiuto romantico non è per forza sinonimo di mancanza di affetto, sintonia o interesse. Alle volte è solo il momento sbagliato.

… e di amicizia

Anche perché il modo in cui The Ramparts of Ice mostra i rapporti d’amicizia è davvero significativo. Non si tratta di rapporti superficiali o utilitaristici. Sono relazioni che hanno spazio e che hanno la stessa dignità delle relazioni romantiche. Tra l’altro, trovo veramente bello il modo in cui hanno parlato di amicizia tra uomini e donne, tema che ancora risulta tabù nella società di oggi. Maschi e femmine non devono per forza entrare in relazione romantica tra loro. Non è detto che una grande complicità tra un ragazzo e una ragazza debba risultare per forza in un rapporto romantico poiché può nascere da tanti fattori. L’amicizia viene spesso esaltata come fondamentale nella vita delle persone… ma quanto poco spazio ha nella vita adulta di tutti i giorni?

Amici, amiche e amicə non sono solo quelle persone con cui passiamo una serata. Sono coloro che possono darci una mano in momenti di difficoltà o che ci possono aiutare a vedere una situazione con più chiarezza o da un altro punto di vista. Il rapporto tra Youta e Koyuki ce lo racconta molto bene.

The Ramparts of Ice è davvero un ottimo anime. Lo dimostra il fatto che ne scriverò ancora… proprio come ho fatto con Given. Ebbene sì: vorrei focalizzarmi anche sui singoli personaggi perché anche qui c’è da dire tanto.

Federica Crisci

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