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The Ramparts of Ice: personaggi o persone?

The Ramparts of Ice ha dei personaggi scritti in maniera brillante.

Credo che sia uno dei grandi punti di forza del webtoon di Kōcha Agasawa (e, di riflesso, dell’anime di Studio Kai presente su Netflix). Un tratto che dona ancora più spessore e importanza a questa commedia romantica ambientata tra i banchi di scuola. I quattro protagonisti che si muovono sullo schermo – Koyuki, Minato, Yota e Miki – hanno tutti una personalità ben definita, caratterizzata da luci e ombre. Pur risultando tutti estremamente simpatici e adorabili e mostrandosi come personaggi essenzialmente positivi, ognuno di loro presenta delle ambiguità e dei comportamenti piuttosto contraddittori. Questo perché sono raccontati per rappresentare nella maniera più autentica possibile degli e delle adolescenti.

Quando si guarda The Ramparts of Ice è molto facile sentirsi coinvolti dalle vicende perché ad agire sono personaggi che riusciamo a percepire come persone. È proprio grazie a questa caratteristica che le loro interazioni possono essere prese a modello per relazionarci al meglio.

Koyuki Hikawa: una protagonista di luci e ombre

Nel secondo episodio vediamo Koyuki avere un dialogo silenzioso con il proprio riflesso. La ragazza ammette di essere stata bene in compagnia di Miki e Yota mentre il riflesso le suggerisce di mantenersi fedele al suo proposito di non lasciarsi coinvolgere dalle relazioni. Il botta e risposta termina con una considerazione:

Sono contraddittoria.

Lo è. Come lo sono tuttə le adolescenti. Come lo sono tutte le persone. Soprattutto quando si sono vissute delle situazioni molto dolorose con le quali non è stato possibile fare i conti.

Koyuki è un personaggio molto più sfaccettato di quanto non sembri inizialmente. Quando la vediamo comparire in scena per la prima volta non abbiamo idea delle sue ombre. Neanche sospettiamo che ci siano. Vediamo solo una ragazza che sta vivendo le naturali conseguenze dell’essere stata vittima di bullismo. Intuiamo subito che il distacco emotivo non è altro che un meccanismo di difesa. Immaginiamo che il suo fatal flow – la sua debolezza più grande – sia l’insicurezza dovuta alle prese in giro delle scuole medie.

Invece, non è così.

La struttura del primo episodio ce lo potrebbe far intuire. Infatti, dopo i primi minuti della puntata in cui Koyuki è mostrata sempre sola, scopriamo che condivide con Miki un’amicizia profonda e sincera. Questo rovesciamento delle aspettative continua proseguendo con la visione della serie. Attraverso i flashback, scopriamo che Koyuki non è solo vittima di bullismo… e che il suo fatal flow non ha a che fare tanto con l’insicurezza, quanto piuttosto con la difficoltà ad accettare la parte di sé più oscura.

Una bambina abbandonata

Mentre sopporta le angherie dei compagni di classe, Koyuki vive il dramma della separazione dei genitori. Il padre lascia la casa e, da quanto ci viene detto, non si fa spesso vivo con la figlia. Neanche la madre è presente più di tanto a causa del lavoro. Di conseguenza, Koyuki passa molto tempo da sola e inizia a gestire la propria vita in maniera del tutto indipendente. Questo cambiamento contribuisce a scavare una ferita emotiva profonda nella ragazza.

Quando Igarashi si dichiara, Koyuki sa bene di non provare alcun tipo di sentimento nei confronti del ragazzo. Eppure, le parole di Miki (un po’ buttate là, come spesso succede quando si è ancora inconsapevoli) e la paura di non trovare mai nessuno in grado di amarla la convincono a provarci. Quando si sta annegando, è più che normale provare ad aggrapparsi a qualsiasi cosa appaia anche lontanamente come un’ancora di salvataggio. Soprattutto se non hai mai imparato a nuotare.

Ma c’è un altro motivo che spinge Koyuki a scegliere di stare con Igarashi. Un motivo molto meno nobile che di certo non ci aspetteremmo da un’eroina classica. Koyuki, infatti, si mette con Igarashi anche per far un torto ad Atagawa, la compagna di classe con cui ha da sempre avuto un rapporto conflittuale. Atagawa è sempre stata gelosa di Koyuki e sebbene quest’ultima abbia cercato di venirle incontro e di esserci amica, Atagawa si è dimostrata piuttosto opportunista. È tra le prime a prendere di mira Koyuki e a sparlarne con le altre compagne di classe. La sofferenza per le ingiustizie subite fa nascere in Koyuki il desiderio di vendetta.

Da vittima a carnefice

È un meccanismo piuttosto istintivo e naturale. L’animale continuamente stuzzicato potrebbe arrivare ad attaccare. Il bambino che si sente sempre rimproverato potrebbe avere un atteggiamento sfidante. E così la persona vittima di comportamenti aggressivi potrebbe fare propri quegli stessi atteggiamenti e usarli per sfogare la propria frustrazione e la propria rabbia.

Così fa Koyuki. Stanca delle prese in giro della compagna (aumentate dopo l’inizio della sua relazione con Igarashi), fa in modo che il ragazzo assista a un maltrattamento da parte di Atagawa. Igarashi prende le difese di Koyuki davanti a tutta la classe facendo vivere ad Atagawa un momento di profondo imbarazzo. Koyuki strumentalizza l’amore che Igarashi nutre nei suoi confronti per punire la sua ex amica. È un atteggiamento comprensibile, ma rivela dei tratti aggressivi che la ragazza stessa fa fatica ad accettare.

Tale aggressività si percepisce in modo ancora più netto quando Koyuki lascia Igarashi. È vero che la relazione tra i due non ha nulla di positivo e, in più occasioni, Igarashi è sminuente nei confronti delle passioni della sua ragazza. Ma quando viene lasciato, si sente dire delle parole piuttosto forti da Koyuki. Parole di cui la ragazza si vergogna profondamente perché capisce che sono più frutto di una reazione che non della situazione. Koyuki ha accumulato dentro di sé tanta sofferenza e rabbia. Non sapendo come gestirle e non trovando una spiegazione al comportamento delle persone che la circondano, Koyuki adotta un atteggiamento ostile e a tratti violento. È quello che le viene istintivo e anche quello che ha visto accadere intorno a sé.

Crescere e riparare

Scoprire quest’ombra dentro di sé, porta Koyuki a sentirsi in colpa e a disprezzare sé stessa. Anche questo la porta a tenere a distanza i suoi compagni e le sue compagne di scuola. L’incontro/scontro con Minato le servirà per riflettere su alcuni suoi comportamenti e per trovare finalmente una risposta e un modo per riparare all’errore commesso. Attraverso le nuove relazioni e provando nuove emozioni, Koyuki capisce come può gestire al meglio alcune reazioni. La scena in cui la ragazza chiede a Igarashi come va al liceo ci mostra il suo tentativo di scusarsi e di riparare all’errore. Non so se sarà l’unica, ma sicuramente è già significativa di per sé.

Koyuki non è un’eroina pura e nobile che si comporta sempre in maniera impeccabile. Al contrario, è una ragazza con una storia complessa alle spalle che mostra tanti atteggiamenti quante sono le emozioni che attraversa. Questo la rende umana. Questo la rende una di noi. E proprio per questo non possiamo fare altro che apprezzarla tantissimo.

Minato: quando aiutare non è solo altruismo

Pieno di luci e ombre è anche Minato Amamiya, il coprotagonista della storia. Anche per lui, la mangaka gioca con le nostre aspettative, rovesciandole puntata dopo puntata.

Quando compare in scena, Minato sembra incarnare il ruolo del principe azzurro destinato a salvare Koyuki dal suo isolamento. E, in effetti, scopriamo che il ragazzo è proprio il tipo di persona che dà da parlare a chi è solə e in disparte. È gentile, disponibile all’ascolto e propenso a mettere a proprio agio le persone. Tutte qualità degne di un personaggio positivo, di un eroe.

Peccato che il modo in cui Agasawa ci racconta la vicenda insinui dentro di noi un dubbio: ma questo altruismo sarà davvero genuino? Minato è buono o è un manipolatore che non riesce a vivere rapporti alla pari?

Miki lo dice apertamente: è convinta che la tendenza di Minato a parlare con le persone nasca dal desiderio di renderle a lui dipendenti. Inoltre, i tentativi del ragazzo di parlare con Koyuki sono costruiti in maniera tale da risultare invadenti. L’ostinazione con la quale Minato cerca di piacere alla protagonista a tutti i costi appare problematica soprattutto perché sembra derivare dal confronto che Minato fa continuamente con Yota.

Quindi, bontà o manipolazione?

La bellezza della serie sta nel fatto che non ci dà una risposta perché la realtà è molto più ambivalente. Minato è sicuramente estroverso ed è genuinamente interessato alle persone. Però il suo altruismo non è del tutto disinteressato. Non è il principe azzurro che salva per il piacere di fare del bene. C’è un bisogno di essere apprezzato e di essere riconosciuto come il ragazzo che dà una possibilità di essere vistə. E salvatə. Anche se poi nasce un’amicizia vera e paritaria (come con Miki). Come per Koyuki, in Minato possiamo riconoscere un carattere profondamente umano.

Emozioni chiuse a chiave

Non conosciamo bene la situazione familiare di Minato. Da quello che vediamo, capiamo che si sono verificati dei litigi tra il padre e uno dei fratelli e questo deve aver avuto delle conseguenze sul ragazzo. Minato dice, infatti, di considerare le emozioni come qualcosa da incatenare di modo che non escano fuori dal proprio controllo. Perché quando succede, accadono conflitti inutili.

Minato è un ragazzo corteggiato. Sebbene Minato dica di aver corrisposto i sentimenti di tutte le sue ragazze, a detta degli amici non si è mai innamorato davvero. E come potrebbe se ha deciso di dominare le sue emozioni? L’innamoramento difficilmente si lascia incastrare all’interno di definizioni razionali o di comportamenti sensati. Il fatal flow di Minato è legato a questa sua incapacità di lasciarsi andare alle emozioni e di cedere parte del controllo della relazione all’altra persona.

L’incontro con Koyuki è destinato a cambiare tutto questo. Ancora una volta, possiamo dire che Minato non è il principe azzurro della storia. Perché Koyuki lo “salverà” tanto quanto lui “salverà” lei. C’è reciprocità in questa relazione. Proprio come dovrebbe esserci.

Miki e Yota: spontaneità eccessiva e finto equilibrio

Miki e Yota sono così ben strutturati e coinvolgenti da perdere il ruolo di “personaggi secondari”. Si fanno strada nei nostri cuori tanto quanto i protagonisti.

Attraverso di loro, l’autrice tratta questioni adolescenziali in cui è possibile che moltə adultə si ritrovino.

Miki nella serie rappresenta il fuoco. È l’istintività emotiva fatta personaggio. Porta con sé una carica di energia e di ottimismo d cui è difficile non farsi coinvolgere. Eppure, vediamo i risvolti negativi anche di tutto questo. L’onestà di Miki può uscire fuori in maniera brutale e poco attenta delle emozioni di chi l’ascolta. Lo vediamo nel dialogo che ha alle medie con Koyuki su Igarashi oppure con Minato. A causa del suo modo di essere, fatica a trovare il suo posto a scuola e finisce per essere spaventata da alcuni lati di sé. Nella serie la vediamo perdere e trovare la sua identità in modi veramente molto credibili e saggi.

Se Miki mostra facilmente tutte le emozioni che prova, Yota è un abile dissimulatore. Agli occhi di Koyuki (e del pubblico) Yota appare equilibrato e perfettamente padrone delle sue sensazioni. In realtà, Yota è solo molto bravo a evitarle. Dopo aver perso la madre quando era piccolo, il ragazzo ha imparato a convivere con una nuova mamma e con i due fratellini gemelli nati dal nuovo matrimonio. Probabilmente, non ha mai affrontato le emozioni che derivano dall’essere orfano e dalla paura di essere sostituito dal padre (come è avvenuto per la mamma). Chiuso nei suoi pensieri e nei suoi tentativi di sfuggire loro, Yota non vede la gentilezza dei suoi familiari e passa buona parte del tempo fuori casa. Ciò non fa che aumentare il suo senso di solitudine e l’idea di non essere considerato.

Solo nel momento in cui si sente visto e riconosciuto da Koyuki, riesce finalmente ad esprimere il caos emotivo che lo anima. Sentendo vicina la ragazza e vedendo espresso un affetto così spontaneo e profondo, Yota riesce finalmente a percepire la bontà della sua nuova mamma e del resto della famiglia. Capisce che il senso di esclusione nasceva più da un’indisponibilità a rendersi visibile che a un reale disinteresse da parte della famiglia. Come spesso succede a moltə di noi.

Tanti personaggi che sono persone

Luci e ombre. Non due opposti, ma due realtà destinate a coesistere e a influenzarsi a vicenda. Perché solo dove c’è ombra c’è possibilità di crescere per trovare la luce.

The Ramparts of Ice ce lo racconta attraverso i suoi protagonisti che sono tutt’altro che perfetti. Proprio per questo, risultano profondamente umani. E bellissimi (complice anche lo stile d’abbigliamento che li rende davvero fighi).

È attraverso anime come questo che possiamo imparare come accettare tutte le sfumature di noi e a capire come sfruttarle per relazionarci meglio a chi abbiamo di fronte. Che dire? Non vedo l’ora di vedere la seconda parte… (già mi vedo a scrivere ancora più articoli in merito!)

Federica Crisci

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