The apothecary diaries: misteri e delitti nel Palazzo Imperiale
Se mi chiedessero di nominare i miei anime del cuore, The apothecary diaries figurerebbe tra i primi 5 titoli. Dalla prima volta che l’ho visto (parliamo dell’autunno del 2024, quindi non molto tempo fa), mi è rimasto in testa e non ho potuto fare a meno di innamorarmene. L’arrivo dei nuovi episodi su Chruncyroll ogni venerdì mi ha fornito la scusa perfetta per un ulteriore rewatch. Mi serviva per raccogliere un po’ di idee su cosa scrivere in questo articolo, ma non posso negare di essermelo goduto tantissimo, proprio come la prima volta.
La trama de Il monologo della speziale
Maomao è una giovanissima speziale che lavora nel quartiere dei piaceri cittadino. Ama qualsiasi cosa abbia a che fare con il mondo dei farmaci e trascorre il tempo a sperimentare nuove cure o a studiare erbe, veleni e le proprietà di elementi vegetali o animali. Tutto questo fino al giorno in cui non viene rapita e venduta come serva alla Corte Interna del Palazzo Imperiale, il luogo in cui sono radunate le numerose cortigiane tra le quali l’Imperatore dovrà scegliere la sua sposa. Pur volendo passare inosservata, Maomao non può fare a meno di tenere a bada la sua curiosità né il suo senso di giustizia. E così, quando si accorge del perché i neonati figli dell’imperatore stanno deperendo a vista d’occhio, escogita un modo per salvare loro la vita. In questo modo, finisce per farsi notare da Jinshi (in italiano Renshi, non so bene perché), un personaggio misterioso e importante della Corte Interna, che inizierà a coinvolgerla nella risoluzione degli intrighi di palazzo.
La Sherlock della Corte Interna
Inizialmente, sembra che ogni puntata sia incentrata su un enigma da risolvere. Solo dopo alcuni episodi ci si rende conto che i fili delle diverse trame sono inevitabilmente intrecciati e hanno molto più da raccontarci di quanto non abbiano già fatto. Per ogni mistero risolto si aprono altri punti interrogativi che rendono la trama sempre più intricata e sorprendente.
Al centro di questa fitta rete di macchinazioni e d’imbroglio si trova – spesso suo malgrado – Maomao. Grazie alle conoscenze accumulate nel tempo e attraverso un’attenta analisi di ciò che le si presenta davanti agli occhi, la speziale riesce ad arrivare sempre alla risoluzione del problema. Nonostante il suo brillante intuito, la ragazza cerca sempre prove che riescano a dimostrare le sue congetture.
Questa struttura a giallo combinata con la presenza di una protagonista simile mi hanno riportato alla mente Sherlock, la meravigliosa serie con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. Ho rivisto il detective del 221B di Baker Street nella giovane speziale. È probabile che questo sia uno dei motivi per cui non ho potuto fare a meno di amare The apothecary diaries.
Un’eroina atipica (e meravigliosa proprio per questo)
Trovo entusiasmante che al posto dell’uomo intelligente e arguto vediamo agire una donna dalle stesse qualità. Non è scontato, soprattutto nel mondo dei manga e degli anime. In queste narrazioni è difficile trovare personaggi femminili in grado di autodeterminarsi o con caratteristiche fisiche e caratteriali lontane dai modelli canonici che ruotano intorno agli archetipi della giovane vergine o della femme fatale.
Maomao non è solo molto intelligente e competente nel suo settore, ma è anche completamente disinteressata all’aspetto sentimentale. Il suo unico amore sono le piante, i veleni, i medicinali. Non nutre il minimo interesse per altro, tanto da distrarsi facilmente quando la conversazione prende una piega per lei poco stimolante per lei. Bisogna però riconoscere che lo sviluppo delle sue abilità mediche non è stato solo frutto di passione, ma anche di necessità. Provenendo da una classe sociale bassa, Maomao è consapevole che potrà ottenere solo quello che sarà in grado di raggiungere con le sue capacità. Pur di vivere una vita lunga e tranquilla, Maomao affina al massimo le sue conoscenze e cerca di non farsi coinvolgere più del dovuto, soprattutto quando si tratta di venire a conoscenza di segreti importanti. Nutre una forma di compassione per chi come lei ha pochi mezzi tanto da non voler puntare il dito contro nessuno neanche se colpevole.
È un’eroina che s’imbruttisce pur di non attirare attenzioni non volute. Non si preoccupa di sporcarsi, di avere un odore sgradevole o di comportarsi come tutte le altre ragazze in cerca di marito. Maomao s’ingegna per bastarsi da sola. Tutto questo la rende un gran bel personaggio.
Un coprotagonista che ricorda le ragazze degli shojo
Negli shojo manga o nelle light novel in cui le protagoniste sono donne è piuttosto difficile trovare uomini che s’innamorano senza essere ricambiati (a meno che non siano gli amici d’infanzia). In The apothecary diaries succede. Non vediamo il sentimento d’amore crescere nella donna tra sfondi a fiori e tormenti interiori degni dell’Amleto shakespeariano. In quest’anime – tratto dai romanzi di Natsu Hyūga – è Jinshi a cadere preda del furor amoris. Tra l’altro, la “vera bellezza” della storia è proprio lui, non Maomao.
Il capo della Corte Interna è un altro personaggio molto interessante che la serie ci offre. Alla fine della prima stagione, la sua vera identità non è ancora palesata, anche se intuibile. Il suo carattere infantile a allo stesso tempo generoso e volenteroso di imparare ricorda quello caratteristico delle protagoniste shojo. Anche lui, un po’ come Maomao, aspira alla possibilità di autodeterminarsi e a poter scegliere chi essere. È interessante che pur appartenendo a una classe sociale molto più alta di quella di Maomao (tra le più auspicabili), Jinshi si senta ugualmente prigioniero della sua condizione e sia esposto a dei rischi. La seguente riflessione di Maomao in una delle puntate è illuminante da questo punto di vista:
La Corte Interna è una gabbia d’oro. Non è poi così diversa dal quartiere dei piaceri.
Una storia d’amore tutta particolare
La dinamica relazionale tra Jinshi e Maomao è estremamente divertente e rappresenta uno dei nodi fondamentali intorno ai quali si intreccia la storia. L’incapacità della speziale di afferrare i sentimenti del ragazzo e la sua totale mancanza di malizia anche nelle situazioni più imbarazzanti (come l’ “esame” del corpo di Libai) rendono molte scene comiche e memorabili.
È chiaro che l’intenzione è quella di portare i due ad avvicinarsi e Maomao ad aprirsi all’amore. Gli ostacoli per la coppia potrebbero essere numerosi. Più che la classe sociale, è proprio l’atteggiamento e la personalità della speziale che dovranno subire una trasformazione per permettere alla storia di sbocciare. Sarà interessante vedere come avverrà tutto ciò.
Una serie ricca di temi in un’ambientazione storica credibile
The apothecary diaries tratta tantissimi temi secondari legati alle singole vicende che di puntata in puntata occupano la scena. Dall’invidia verso chi si reputa più fortunata (salvo scoprire poi che non lo è affatto) all’avvicendarsi della fortuna e della sfortuna. Dall’incapacità di comunicare i propri sentimenti al cercare di fare del proprio meglio per ottenere ciò che si desidera.
Alla grande varietà di tematiche si accompagnano tantissimi personaggi provenienti da ogni classe sociale e dai caratteri più disparati. Le loro vicende hanno come sfondo due ambientazioni principali speculari tra loro: la corte imperiale e il quartiere popolare. Quest’ultimo è dipinto come un luogo povero, brutale, affamato di denaro. Sentimenti d’amore e di fratellanza/sorellanza sopravvivono, ma rischiano di essere fatali a chi li dimostra. La Corte Interna può apparire più raffinata grazie alla maestosità dei palazzi e alla rigida etichetta, ma le passioni e gli interessi che la animano sono le stesse della città. D’altra parte, la natura dell’essere umano è sostanzialmente quella. L’educazione e i contesti possono variare al punto da rendere alcuni meccanismi più nascosti e più complessi, ma la base di partenza è sempre la stessa: il desiderio di qualcosa che non si ha.
Animazione e colonna sonora
L’animazione di The apothecary diaries funziona sempre molto bene. L’alternanza tra disegno comico e serio – spesso compresente – movimenta le puntate e contribuisce a rendere il ritmo scorrevole e godibile. I colori usati sono vivaci e adatti all’atmosfera raccontata. Non mancano scelte di regia più cupe che riguardano le storie più inquietanti. In particolare, penso alle sequenze del terzo episodio in cui compare la donna che balla sulle mura oppure lo sguardo quasi omicida di Maomao quando Jinshi nomina suo padre.
Un altro aspetto della serie che trovo meraviglioso sono le opening e le canzoni presenti in alcuni momenti iconici della serie. Vi lascio la mia preferita in assoluto, nel caso la vogliate (ri)ascoltare.
La seconda stagione di The apothecary diaries
L’uscita della seconda stagione di The apothecary diaries era tra le mie grandi attese del 2025. Ho iniziato a vederla, ma sono così curiosa di conoscere i futuri sviluppi che ho iniziato a leggere anche il manga dal punto in cui si è conclusa la prima serie. Credo anche che, una volta finiti i tankobon, andrò avanti con i romanzi. Devo sapere assolutamente che cosa succede!
Parleremo anche della seconda stagione… nel frattempo, se non avete ancora avuto modo di incontrare Maomao, vi consiglio di darle una possibilità di catturarvi con la sua intelligenza e il suo spirito.
Scheda tecnica
| Titolo originale: | Kusuriya no hitorigoto |
| Studio di animazione: | Toho Animation Studio |
| Anno di uscita: | 2023 (dal 21 ottobre al 23 marzo 2024) |
| Manga: | 14 volumi attualmente disponibili, ma la serie è ancora in corso. In Giappone, il manga è serializzato da Square Enix su Monthly Big Gangan. In Italia, i 13 volumi disponibili sono editi da J-Pop. |
| Genere: | seinen, storico, giallo e sentimentale |
| Voto: | 5/5 |
| Da guardare se: | si amano i misteri, le ambientazioni storiche e le protagoniste anticonvenzionali. |
Federica Crisci
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in Anime a Merenda non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Il logo di “Anime a Merenda… e Manga a Colazione”
Non appena ho partorito l’idea di questo blog a tema anime e manga, ho subito pensato di disegnare io stessa il logo del sito.
Una volta scemato l’entusiasmo, i dubbi hanno iniziato ad assalirmi: sarei stata effettivamente in grado di creare un’immagine bella e d’impatto? La risposta fornita da anni e anni di mancata autostima è stata, chiaramente, “no”. In effetti, disegnando attivamente da poco più di un anno, ero consapevole che sarebbe stato difficile tirar fuori qualcosa di visivamente efficace non solo per i limiti della mia tecnica (ancora in fase di crescita), ma anche per la mia mancata capacità di usare i colori. Sebbene io abbia intenzione di imparare a farlo (è uno dei miei obiettivi di quest’anno per il disegno), mi ci vorrà comunque del tempo prima di abituare l’occhio e la mano. Non avevo intenzione di aspettare così tanto a lungo: avrei rischiato di perdere entusiasmo e di procastinare.
Per rendere giustizia al tempo passato in psicoterapia, ho deciso di non scoraggiarmi e di provare a disegnare qualcosa con le mie capacità del momento. Se proprio non fosse uscito nulla di buono, avrei potuto comunque usarlo come esercizio utile per riprendere gli studi di prospettiva.
Una ragazza davanti alla tv…
A dispetto della mia insicurezza, la mia mente ha subito ideato l’immagine del logo. È vero che il nome del blog tracciava già la strada.
Ho subito pensato a un disegno che ritraesse una ragazza intenta a guardare assorta la tv. Lei avrebbe dovuto avere caratteristiche fisiche molto simili alle mie (per quanto stilizzate) e l’ambiente circostante avrebbe dovuto ricreare un’atmosfera nerd e orientale. Per definire l’immagine che avevo in testa, mi sono scattata delle foto in salotto. Non ho il coraggio di mostrarle, ma mi sono divertita molto a provare diverse angolazioni. Alla fine, ho scelto una foto che aveva in primo piano la televisione (e la Ps5) dietro la quale apparivo io seduta a gambe incrociate per terra.
Mi sono messa all’opera, ma come immaginavo non è stato affatto semplice. Ho cercato di applicare la prospettiva con un punto di fuga e di riprodurre quello che vedevo in foto nella maniera più fedele possibile. Ciò che è venuto fuori, però, non mi piaceva.
… una ragazza che legge
Per rincuorarmi, ho deciso di provare ad abbozzare un’altra immagine che mi ronzava in testa e che nasceva dal sottotitolo del blog. In questo sito si parla di anime visti a merenda e di manga letti a colazione. Quindi, la ragazza avrebbe dovuto anche leggere qualcosa oltre a stare davanti alla televisione.
Il mio salotto è stato nuovamente allestito come set fotografico. Questa volta, ho reso protagonista la poltrona dell’angolo lettura. Dopo aver trovato una posizione più dinamica ma semplice da riprodurre e averla immortalata sull’iPad, ho ripreso la matita e ho ricominciato a disegnare.
Il risultato è stato questo:

Chat GPT pensaci tu!
Il disegno della ragazza che legge non mi dispiace affatto. Sono anche piuttosto contenta di come sono riuscita a riprodurre la profondità della poltrona e la posa che avevo assunto. Nonostante tutto, però, non ero convinta di poter usare quest’immagine come logo.
A rendermi perplessa era soprattutto l’uso del bianco e del nero. Per quanto mi piaccia in generale, non lo vedo adatto a un blog. Non è sufficientemente d’impatto, almeno per come lo disegno io. E così, ho pensato di chiedere aiuto a Chat GPT. La “consegna” che le (o gli?!?) ho dato era la stessa da cui ero partita per realizzare la ragazza davanti alla tv. Sfortunatamente, non ho potuto inserire i riferimenti a Jujutsu Kaisen, a Naruto o a Berserk per non violare il copyright.
Ho fatto diversi tentativi.




Dopo aver tolto gioielli inutili, aver allungato i capelli, chiesto vestiti migliori e qualche poster in meno, è venuta fuori lei:

Non appena l’ho vista, ho capito che era quella giusta. Io adoro il giallo e la sua grande presenza in quest’immagine non fa che renderla ancora più bella. Ho comunque voluto fare un ultimo tentativo chiedendo a Chat GPT di mettere la ragazza di fronte alla tv.

Per quanto l’immagine fosse ugualmente interessante, non mi restituiva quello stesso impatto che la figura frontale è in grado di offrire. E così, il logo di Anime a Merenda è stato deciso.
Non è un mio disegno e un po’ mi dispiace… ma continuerò a provarci e chissà che un giorno non riesca a realizzare qualcosa di altrettanto accattivante e carino.
E voi che ne pensate di questo logo?
Federica Crisci
Sulle linee di Kishimoto: qualche disegno a tema Naruto
Ho incontrato Naruto per la prima volta a Campobasso. I suoi occhi azzurri così pieni di determinazione e di energia mi fissavano allegri dallo scaffale della libreria su cui mia cugina aveva sistemato i suoi volumi del manga. A quel tempo non mi ero ancora addentrata nel mondo del fumetto giapponese (come vi ho raccontato nella mia presentazione) né avevo il coraggio di tenere una matita in mano, convinta com’ero di non essere portata per farlo. Invece Alessandra (così si chiama mia cugina) era appassionata di entrambe le cose e le condivideva con me ogni qualvolta il discorso verteva in quella direzione. È stata lei la prima a spiegarmi la differenza tra shojo e shonen e sempre lei mi ha raccontato a grandi linee la storia di Naruto. Inoltre, quando lodavo i suoi meravigliosi schizzi, mi ha sempre detto di essersi lasciata influenzare dallo stile di Kishimoto.
I disegni di Kishimoto sono proprio belli.
Me l’ha ripetuto spesso. Sarebbero passati un bel po’ di anni prima che io potessi capire a fondo che cosa intendesse. Però ci sono arrivata.
Uno stile classico da amare
Sfogliando le pagine di Naruto è impossibile non restare affascinati dai disegni. I volti dei personaggi molto “realistici”, la gestione dei retini, l’uso del bianco e del nero, la regia quasi cinematografica delle inquadrature mi hanno spesso provocato espressioni di esaltato stupore durante la lettura.
Osservando le tavole di Masashi Kishimoto è difficile non innamorarsi del disegno manga. Analizzando le sue tecniche di racconto, è facile imparare come si narra una storia a fumetti in maniera efficace. Non avrei problemi a definire “classico” lo stile del mangaka. È lineare, pulito, d’impatto. Un punto di riferimento a cui guardare per prendere ispirazione e per stimolare la creatività.
Guardando le vignette non si hanno dubbi su come procede la storia né su cosa stia succedendo. I personaggi sono espressivi e i loro corpi “recitano” le azioni in maniera credibile e anatomicamente convincente. E che dire delle ambientazioni? Il Villaggio della Foglia è particolareggiato e reso con estrema cura così come molti altri luoghi in cui la vicenda è ambientata.
Imparare a disegnare grazie a Naruto
Una volta riuscita a vincere i dubbi e le resistenze sulla possibilità di imparare a disegnare, non ho potuto fare a meno di confrontarmi con le linee di Naruto. All’inizio ho usato i protagonisti per studiare l’anatomia del volto e del corpo o le caratteristiche espressive delle emozioni basilari. Nella maggior parte dei casi, prendevo come spunto i frame dell’anime estrapolati da internet. Più raramente, ho disegnato partendo dalla mia immaginazione (e credo che si capisca quali siano guardando gli schizzi).









Naruto e Sakura mi sono sempre usciti abbastanza facilmente. Disegnare Sasuke, invece, si è rivelata una vera e propria impresa. Sfogliando il mio blocco da disegno, ho trovato una serie di schizzi dedicati al personaggio preferito da Kishimoto in cui sono evidenti i miei tentativi di familiarizzare con la fisionomia del personaggio.
Le tavole riprese dal manga
Nel momento in cui ho iniziato a leggere il manga non ho potuto fare a meno di volermi misurare direttamente con le creazioni di Kishimoto. E così è iniziato il mio “periodo Naruto”. La maggior parte dei disegni che vi mostro in questo articolo è nata mentre ero in vacanza al mare a Paestum. Mi ero imposta di completare almeno un disegno al giorno e così ho fatto.
A differenza degli schizzi mostrati prima, questi disegni sono completi e sono tutti riprodotti partendo da un’attenta e devota osservazione delle tavole dell’autore.









Un po’ di colore
Ho usato i personaggi di Naruto anche per provare i pastelli per la prima volta.


Devo ammettere che è passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che mi sono cimentata con i disegni di Kishimoto. Mi mancano! Credo che ci tornerò presto…
Federica Crisci
Solo Leveling: quando livellare è questione di vita o di morte
Avere la possibilità di trascorrere un’intera giornata a casa dedicandosi solo al relax, alle maratone di anime o alle letture avvincenti è un lusso difficile da conquistare nei ritmi frenetici e sociali a cui siamo abituati oggi. Tuttavia, con un po’ di organizzazione, volontà e un pizzico di fortuna, è possibile riuscire a ritagliarsi del tempo di qualità per vivere un’esperienza simile (anche più spesso di quanto si creda).
Per rendere occasioni simili veramente rigeneranti è importante scegliere l’anime giusto. Ne serve uno breve, dalla storia accattivante e avvincente al punto tale da non riuscire a mollare lo schermo per più di 10 minuti. Solo Leveling risponde perfettamente a questi requisiti e si presta, quindi, a essere un’ottima scelta in queste situazioni.
Devo però ammettere di non averlo visto in una sola giornata. Non avendo idea di che cosa mi sarebbe aspettato, ho iniziato a guardarlo una sera verso le 11:30. Alla fine della quarta puntata, ero felice che non ci fosse un cliffhanger importante (come nelle precedenti) visto che il giorno dopo mi toccava andare a lavoro e non potevo permettermi di restare sveglia tutta la notte.
La trama di Solo Leveling
Dopo che sono iniziati a comparire portali (Gate) in grado di collegare il nostro mondo con un’altra realtà popolata di mostri (chiamata dungeon), in alcuni individui si sono risvegliati dei poteri speciali. Tali abilità hanno diversa natura e varie intensità tanto da aver vita a una vera e propria classificazione delle stesse. Il grado S rappresenta il più alto, mentre l’E il più basso. Ci si può allenare per migliorare forza e resistenza, ma è impossibile salire di livello. Gli esseri umani dotati di poteri sono stati chiamati Hunter e a loro è stato affidato il compito di difendere il mondo combattendo i mostri e chiudendo i Gate che di volta in volta si aprono. Tra loro, a Seul, c’è anche Jinwoo Sung, grado E. Nonostante rischi spesso di perdere la vita e venga preso in giro da tutti gli altri Hunter per il suo basso livello, Sung continua a partecipare ai raid dentro i dungeon perché deve mantenere le cure mediche della madre (caduta in coma dopo l’apertura dei portali) e la sorella minore che va ancora a scuola.
Durante una delle solite spedizioni, il gruppo di Jinwoo si ritrova in un dungeon anomalo in cui vivranno un’esperienza traumatica, terrificante e per molti fatale. Lo stesso protagonista si dovrà confrontare con la morte… e con la resurrezione.
Per capire se la trama vi intriga o meno, non serve altro. Nei prossimi paragrafi, scriverò liberamente riflessioni sull’intera storia, quindi potrebbero esserci spoiler. Se volete evitarli, tornate pure quando avrete visto almeno la prima stagione.
Cosa significa livellare
Scampato per un soffio alla morte, Jinwoo ottiene la possibilità di diventare un Player. Di conseguenza, vive come se si trovasse in un videogioco. Deve completare obiettivi giornalieri e missioni, riceve ricompense, può equipaggiarsi di armi e oggetti utili e, soprattutto, può livellare. Seguendo le indicazioni fornite da schermi che solo lui può vedere, gli è permesso aggiungere punti alla forza, all’agilità, alla velocità e all’intelligenza, diventando così sempre più capace. Ben presto, quindi, può affrontare da solo anche i dungeon più difficili.
Durante tutta la prima stagione assistiamo all’evoluzione e alla crescita fisica di Jinwoo il cui unico pensiero, una volta scampato alla morte, è diventare più forte. Lo vediamo prendersi cura della sorella e cercare di recuperare un elisir in grado (presumibilmente) di svegliare sua madre dal coma, ma la sua preoccupazione costante è trovare nemici da affrontare per poter salire di livello. In questa ricerca continua di miglioramento non ho potuto fare a meno di avvertire una componente quasi ossessiva. Sarebbe del tutto giustificabile e comprensibile visto quanto vissuto da Jinwoo. Non è solo il trauma di essere stato quasi ucciso tra indicibili sofferenze. È anche la voglia di riscatto dopo anni passati a sentirsi debole e messo in ridicolo per il suo livello.
Per me è stato inevitabile pensare a tutte quelle persone che a un certo punto della vita si sono imposte un determinato regime alimentare/fisico o addirittura caratteriale perché non si apprezzavano a sufficienza, spesso a causa di giudizi interiorizzati a partire dall’esterno. Tanto più il cambiamento mi è stato esternato, conclamato e decantato, tanto più mi è sembrato doloroso e non sono riuscita a fare a meno di domandarmi (a ragione o a torto) se fosse davvero la strada migliore per quella persona.
Diventare forte equivale a perdersi?
Me lo sono chiesta anche per Jinwoo. E la mia domanda ha poi trovato eco nelle parole del protagonista dell’episodio 9, You’ve been hiding your skills.
Senza dubbio sono diventato più potente di prima. Però, non capisco perché ogni volta che divento più forte sento dissolversi qualcosa nel profondo della mia anima.
Il potere acquisito, quindi, non è sufficiente, anzi. Anche a causa della sua nuova forza, Jinwoo dovrà confrontarsi con la sensazione di essere un assassino. È vero che uccide poiché costretto, ma il risultato non cambia. La nuova condizione gli impone delle responsabilità e delle scelte gravose che lo portano a perdersi e anche a isolarsi. Questa mancanza di legami si riflette in chi guarda: non ci sono molti altri personaggi a cui affezionarsi in Solo Leveling, almeno nella prima stagione.
Il confronto d’obbligo con il vecchio sé
In questo gioco a livelli il cui vero scopo è cancellare il vecchio sé è inevitabile che questo arrivi a materializzarsi per ricordare che nel profondo esiste ancora. Succede – anche se con dinamiche completamente diverse – anche nella puntata conclusiva della prima stagione de Il mio matrimonio felice. Nell’ultimo episodio, mentre è impegnato in uno scontro mortale da cui non può sottrarsi per cercare di acquisire un nuovo ruolo, Jinwoo incontra il ragazzo che era prima di diventare un Player. Quest’ultimo con sguardo allucinato e un sorriso sadico gli ricorda che nel profondo non è nient’altro che un debole. Inoltre, giudica gli sforzi compiuti fino a quel momento del tutto inutili visto che finirà comunque per essere ucciso. Un colpo di fortuna strappa Jinwoo alla morte e a questo confronto. È possibile che ce ne sia un altro in futuro, visto che il dibattito è rimasto alquanto aperto.
Ciò che è interessante è che in qualsiasi percorso di cambiamento è impossibile eliminare ciò che si è stati prima. La domanda è se sia veramente giusto demonizzare il proprio sé del passato piuttosto che accoglierlo come una fase necessaria o come una parte del proprio essere bella anche con tutti i suoi difetti.
Essere forti: un pregio o un difetto?
Ciò che Jinwoo rifiuta del sé del passato è la debolezza, in parte obbligata dal basso grado dei suoi poteri. Qui si potrebbe aprire un grandissimo dibattito sul valore da dare al concetto di debolezza e di forza, spesso considerate rispettivamente come un difetto e un pregio della persona. Al giorno d’oggi si potrebbe argomentare che considerare la sola forza fisica come la Virtù è piuttosto limitativo soprattutto se questa viene a scapito di intelligenza emotiva o della capacità di giudizio.
È vero che probabilmente Solo Leveling non è un anime che vuole aprire riflessioni simili. Piuttosto, vuole porre l’accento sul fatto che in un mondo crudele ed egoista è necessario fare del proprio meglio per non soccombere. Se deciderà di porre l’accento sul prezzo che una simile scelta comporta (un po’ come vediamo in Attack on Titan), lo vedremo nelle prossime stagioni.
Solo Leveling: un anime da vedere
Al di là delle speculazioni tematiche, devo ammettere che Solo Leveling è un bell’anime da guardare. Funziona tutto, dai disegni alle animazioni passando per la colonna sonora. L’opening mi ha stregata, tanto che l’ho ascoltata a ripetizione mentre scrivevo tanto che ho deciso di lasciarvela qui, nel caso aveste voglia di risentirla.
Un aspetto interessante dell’anime è la sua ambientazione a Seul. Invece delle metropoli giapponesi, questa volta vediamo le strade e i locali dai nomi molto particolari (alzi la mano chi non è rimasto a bocca aperta davanti al fotogramma con l’insegna “Cafè Pene”) della capitale della Corea del Sud. Non potrebbe essere altrimenti visto che Solo Leveling ha origine dalla mente dello scrittore coreano Chugong. Dopo il successo ottenuto dal light novel, la Kakao ha realizzato un manhwa a colori per la propria piattaforma online. L’opera è approdata in Giappone grazie A-1 Pictures che ne ha realizzato l’anime diretto da Shunsuke Nakashige e scritto da Noboru Kimura.
Personalmente, ho adorato l’uso del lessico caratteristico dei videogiochi. Probabilmente non è una novità. È possibile che guardando opere come Sword Art Online o Black Clover, mi renda conto che è più una prassi che non una vera e propria scelta coscienziosa e ragionata. Ma dato che mi risulta nuovo, l’ho trovato particolarmente interessante.
La seconda stagione di Solo Leveling
Dal 4 gennaio 2025 sta andando in onda su Chruncyroll la seconda stagione di Solo Leveling. Mi ero ripromessa di guardare la prima seria durante questo nuovo anno non solo perché ne avevo sentito tanto parlare, ma anche per godermi le uscite dei nuovi episodi in diretta. Proprio per questo, è stata la prima che ho deciso di debellare dalla lista. Devo ammettere che ne è davvero valsa la pena.
Scheda tecnica
| Titolo Originale: | Na honjaman reber-eop |
| Studio di Animazione: | A-1 Pictures |
| Anno di uscita: | 2024 (dal 6 gennaio al 30 marzo) |
| Manhwa: | 13 volumi pubblicati su KakaoPage. In Italia i volumi sono 26 e sono editi da Star Comics |
| Genere: | azione e fantasy |
| Voto: | 4,5/5 |
| Da guardare se: | si amano i videogiochi, i combattimenti, le storie di riscatto personale… o i figoni. |
Federica Crisci
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in Anime a Merenda non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Gli anime che ho intenzione di recuperare nel 2025
È tempo di buoni propositi! D’altra parte, siamo a gennaio. Non potrebbe esserci momento migliore per stilare una lista di obiettivi a breve, medio o lungo termine da perseguire nei prossimi mesi o magari anni. A dispetto delle tante critiche che ritengono operazioni simili del tutto inutili, credo che sia importante avere delle “missioni” giornaliere, settimanali e/o mensili da portare a termine. Aiuta a mantenerci motivati, ad emozionarci e a prenderci cura di noi stessi. Inoltre, il raggiungimento dello scopo comporta sempre soddisfazioni che, piccole e grandi che siano, rendono migliori le giornate.
La lista dei buoni propositi può comprendere qualsiasi tipo di intenzione: traguardi pratici, attività fisica, posti da visitare, elenco di cose da fare o di persone da contattare. Personalmente, oltre a definire alcuni obiettivi di tipo lavorativo e personale, ho deciso di stilare anche una lista degli anime che ho intenzione di vedere nel 2025.
In questo elenco rientrano tanti prodotti di vecchia data che non ho ancora avuto modo di vedere visto che la mia passione per il mondo anime e manga risale solo a qualche anno fa. Quindi, non meravigliatevi se compare qualche titolo ultra-famoso o uscito secoli fa. Anzi, se avete qualche altro consiglio da darmi, sono ben accetti!
1. Solo Leveling
Mia sorella e mia cugina me ne hanno parlato bene e sono abbastanza sicure che potrebbe piacermi. In effetti, guardando qualche immagine su Instagram trovo lo stile dei disegni interessante. Il fatto che in questi giorni stia uscendo la seconda stagione, mi dà un motivo in più per iniziare al più presto Solo Leveling così da poter poi seguire le uscite in contemporanea con il Giappone.
2. Given
Anche questo consiglio viene da mia sorella e da mia cugina. Onestamente, dopo essere stata intenerita dalla visione di Sasaki to Miyano, ho proprio voglia di vedere un altro anime BL. Given è tra i più famosi e coinvolgenti. Vedremo se mi piacerà.
3. Fruits Basket
Negli ultimi mesi ho guardato diversi shojo. Di conseguenza, i vari algoritmi all’opera sui social mi hanno iniziato a proporre i più disparati titoli di anime romantici. Tra questi, quello che mi è comparso più volte in assoluto è Fruits Basket. Dai commenti che ho letto sembra che sia una storia incredibile di cui sarà impossibile non fare il rewatch. Sono curiosissima!
4. 7th Time Loop: The Villaniess Enjoys a Carefree Life Married to Her Worst Enemy!
Lo vedrò solo per cercare di ricordarmi tutto il titolo! Scherzi a parte, non so assolutamente nulla di questo anime. Gli algoritmi di cui sopra mi hanno consigliato il titolo e, visto che i character design dei personaggi mi piacciono molto, ho deciso di inserirlo nella mia lista. Speriamo bene!
5. Classroom of the Elite
Anche in questo caso non so assolutamente nulla della trama. Solito consiglio da algoritmo? Solito consiglio da algoritmo! Da quello che ho capito, però, Classroom of the Elite è un anime profondo e psicologico. Già solo questo mi intriga.
6. Re: ZERO
Zero è anche la mia conoscenza della trama e dei personaggi di questo anime. Però se ne parla tanto e anche molto bene. Quindi, perché no?
7. Neon Genesis Evangelion
Neon Genesis Evangelion è tra i classici imperdibili per gli amanti di manga e anime. Durante il mio viaggio in Giappone, sono stata in un izakaya con il karaoke. Quando qualcuno cantava la sigla di quest’anime, tutto il pub si animava e ogni esibizione si chiudeva con un fragoroso applauso. Il mio amico che vive da anni a Tokyo mi ha detto che quella canzone è come un inno nazionale. Già solo da questo si capisce che l’importanza di questa storia. La guarderò!
8. Fullmetal Alchemist: Brotherhood
Un’altra pietra miliare nel mondo manga e anime. Fullmetal Alchemist: Brotherhood mi incuriosisce molto soprattutto perché si tratta di uno shonen scritto da una mangaka. Non ce ne sono moltissimi (almeno che io conosca) e mi incuriosisce molto vedere se ci sono delle differenze nel modo in cui vengono raccontati i personaggi.
9. Dandadan
È l’anime di cui tutti parlavano alla fine del 2024. Dandadan sembra essere un ottimo prodotto. Sebbene non mi attiri troppo, ho deciso di guardarlo entro la fine dell’anno così da poterne avere un’idea. Le persone che conosco che lo hanno visto me ne hanno parlato bene… vedremo.
10. Sword Art Online
Ritornano i consigli dell’algoritmo. Questa volta, però, credo di avere un po’ più chiaro in testo il tipo di storia anche se ora non scriverò nulla per evitare di dire scemenze. Una volta che avrò finito la visione, ve ne parlerò e vedremo se l’algoritmo aveva ragione!
Un anno impegnativo
L’elenco degli anime che voglio vedere assolutamente nel 2025 ha solo 10 titoli. Ho scelto di contenere il numero delle opzioni per non esagerare (non va mai bene scrivere troppi buoni propositi, si rischia di perdersi), ma non è detto che durante l’anno non trovino spazio anche altre serie. A parte che ci sono tanti anime in uscita che non vedo l’ora di guardare, ma poi io sono una a cui piace improvvisare o cogliere le suggestioni del momento. Che nascano da un consiglio spassionato o dall’algoritmo, non importa. Può capitare che segua l’opportunità che si presenta.
Devo anche ammettere che io sono una dal rewatch facile. Mi piace tantissimo guardare e riguardare le cose che ho già visto, soprattutto se mi sono piaciute tanto. È proprio per evitare di rimanere fossilizzata nel passato che mi sono proposta una lista degli anime da vedere.
Vi aggiornerò sulle visioni!
Federica Crisci
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in Anime a Merenda non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Il mio matrimonio felice: Cenerentola in versione shojo e fantasy
A partire dal 6 gennaio andranno in onda su Netflix i nuovi episodi dell’anime Watashi no Shiawase na Kekkon, in italiano Il mio matrimonio felice. Quale migliore occasione per riguardare (e commentare) la prima stagione uscita nel 2023 sulla stessa piattaforma streaming? È quello che mi sono concessa durante gli ultimi giorni delle vacanze natalizie divorando gli episodi in meno di 48 ore. Sono pronta a imprimere in forma binaria tutte le sensazioni provate durante la prima visione dell’opera (avvenuta all’inizio di settembre del 2024) e quella di pochi giorni fa. Se volete, mentre leggete potete ascoltare la sigla e la colonna sonora dell’anime!
Un anime tratto da un manga tratto da un light novel
In origine ci fu la parola scritta. Non è di certo una novità per gli anime essere preceduti dal cartaceo visto che la maggior parte delle immagini animate proviene da un manga. Eppure, nel caso de Il mio matrimonio felice anche le tavole disegnate sono arrivate in un secondo momento. Inizialmente, la storia d’amore di Miyo e Kiyoka è stata sviluppata dall’autrice Akumi Agitogi in forma di romanzo illustrato (i disegni originali sono di Tsukiho Tsukioka) apparso a puntate online sul sito Shōsetsuka ni narō. Solo nel 2018, Square Enix ne ha acquistato i diritti per produrne un manga da pubblicare sulla propria piattaforma online, Gangan Online. In questa nuova versione, i disegni sono stati curati da Rito Kohasaka ed è proprio a questi che la versione anime si rifà.
In Italia sono disponibili 4 volumi del manga e i primi due romanzi di Agitogi, tutti editi da J-Pop. Per ora ho letto solo i takobon, quindi sono all’oscuro degli sviluppi della storia. Devo ammettere che sono molto curiosa di scoprirli. Ma prima di pensare al futuro, è bene riflettere sul passato.
La trama de Il mio matrimonio felice
Nel corso della prima puntata, Il mio matrimonio felice si presenta come un classico shojo dall’ambientazione storica. Siamo, infatti, nel Giappone dell’inizio del XX secolo e la protagonista della storia è un’infelice ragazza orfana di madre maltrattata dalla matrigna e dalla sorellastra. Miyo Saimori appare sin da subito la sorella orientale di Cenerentola ma, a differenza dell’eroina disneyiana, non ha più alcuna capacità di sognare né di sperare in un miglioramento della sua condizione. La mancanza di volontà o di capacità di ribellarsi è dovuta ai tanti anni passati a servire la famiglia, priva di qualsiasi tipo di affetto. L’ultima speranza di riscatto si infrange quando le viene data la notizia che il suo amico d’infanzia – unico conforto nei momenti più bui – sposerà la sorella Kaya mentre lei dovrà lasciare la casa per sposare Kiyoka Kudo, un uomo noto per essere freddo e spietato. Quella che dovrebbe essere la fine si rivela, in realtà, l’inizio di una nuova vita molto promettente. Kiyoka, infatti, si rivela tutt’altro rispetto a quanto detto e il legame che i due intrecciano nel tempo è puro e profondo. Non mancheranno le difficoltà relazionali dovute soprattutto all’insicurezza di Miyo e alla sua completa mancanza di fiducia in sé stessa.
Questa trama piuttosto classica viene condita da elementi fantasy e intrighi di corte che ricordano in maniera molto lontana quelli tra le famiglie di Westeros. In questo mondo, infatti, esistono esseri umani dotati di abilità sovrannaturali utili a contrastare il Grottesco, manifestazioni magiche negative. Miyo, pur appartenendo a una famiglia dotata di poteri, sembra esserne completamente priva ed è questo uno dei motivi che ha portato il padre a disprezzarla e lei a considerarsi una nullità.
Chi ha visto l’anime o letto il manga/i romanzi sa che le cose stanno in maniera piuttosto diversa. Non mi dilungo oltre, ma nei prossimi paragrafi ci saranno spoiler, quindi se non avete visto l’anime, non andate oltre e tornate quando avrete finito!
Un’eroina alla ricerca di sé stessa
Non è sempre facile entrare in empatia con Miyo. Nonostante la sua storia terribile renda perfettamente comprensibile il suo carattere e atteggiamento, vederla così abbattuta e incapace di reagire per così tanti episodi mette a dura prova l’amore che si può provare per questo personaggio. Non aiuta sicuramente neanche l’epoca che vede le donne così legate alla vita domestica o al ruolo di mogli. Eppure, al di là di queste barriere puramente soggettive, devo ammettere che il percorso che porta Miyo alla scoperta e all’amore per sé stessa è stato costruito in maniera credibile e profondo per tutto il corso della stagione. Inoltre, è molto interessante (nonché profondamente realistico) che questa crescita preveda tanto interventi dall’esterno quanto il lavoro interno della singola.
Miyo inizia a costruire la sua sicurezza nel momento in cui vede riconosciute le sue abilità da Kiyoka. Come dice esplicitamente la domestica Yurie:
Una donna acquista fiducia in sé stessa quando è amata.
Credo che sostituendo la parola “donna” con “persona” si renda la frase molto più vera a livello generale. L’amore, di qualsiasi tipo non per forza romantico, ha questo tipo di potere. Sentirsi apprezzati e valorizzati per ciò che si è nonostante tutti i difetti che possiamo riconoscerci, aiuta ad acquisire sicurezza nelle proprie capacità e a sentirsi sereni, se non addirittura entusiasti, della vita.
Ma l’amore proveniente dagli altri o dalle altre, da solo, non può essere sufficiente.
L’episodio più bello dell’anime
Nonostante l’affetto ricevuto dalla famiglia Kudo e i buoni propositi di impegnarsi per diventare una moglie degna del suo compagno, Miyo ha ancora moltissime insicurezze che la portano a perdere fiducia in un attimo. Gli elementi fantasy della storia sono qui il correlativo oggettivo degli angoli ancora non esplorati del percorso di crescita. Gli incubi che tormentano e debilitano Miyo e la spingono ad allontanarsi da Kiyoka sono prodotti dal potere nascosto della giovane. La sua potentissima abilità innata, sigillata dalla madre per impedire alla famiglia Saimori di impossessarsene, la tormenta pur di essere espressa e di venir fuori. Tutto ciò non è nient’altro che una metafora per raccontare l’importanza di entrare in contatto con sé stessi, di conoscersi e di imparare a capirsi così da poter esprimere appieno la propria personalità. Miyo non ha bisogno solo di sentirsi amata, quello è solo il primo passo. Ha soprattutto bisogno di amarsi. È l’unico modo per uscire davvero dalla sofferenza e diventare finalmente padrona della sua vita.
L’ultimo episodio della prima stagione (Luce nell’oscurità, ep. 12) per me vale tutta la serie. Prima di poter salvare Kiyoka, Miyo deve confrontarsi con la bambina e con la ragazza spaventata e arrendevole che è stata. Deve perdonarsi. Deve affermare con convinzione e fiducia i suoi desideri e la volontà di combattere per realizzarli. L’abbraccio rassicurante e tenero che Miyo dona alla parte più oscura di lei è quello che ognuno/a di noi dovrebbe concedersi sempre, soprattutto nei momenti più difficili. Amare ciò che di noi ci ha procurato tanta sofferenza è sicuramente la prova più dura davanti alla quale possiamo essere testati.
Una volta superata questa prova, Miyo diventa una vera e propria eroina che si discosta con orgoglio dal modello disneyano. A differenza di Cenerentola che si fa salvare dai topolini e dal principe azzurro, Miyo diventa la salvatrice di Kiyoka. Un finale inaspettato e sorprendente visto l’andamento del personaggio, ma sicuramente in linea con molte altre trame shojo.
Cosa vuol dire avere una famiglia?
Un altro tema molto interessante che emerge dalla visione de Il mio matrimonio felice è il significato di “famiglia”.
Miyo si domanda spesso che cosa significhi averne una visto che nell’ambiente in cui è cresciuta non ha potuto fare altro che sperimentare odio e maltrattamenti. Avendo vissuto un’esperienza così traumatica, ragiona per assoluti pensando che nei rapporti possano esistere solo i sentimenti e le emozioni più estreme. Osservando il rapporto tra Kiyoka e sua sorella maggiore Hazuki e dal confronto con suo nonno, scopre che le cose sono leggermente più complicate.
Abbiamo personalità incompatibili, ma siamo cresciuti nello stesso ambiente quindi ci capiamo. In definitiva, penso che sia una brava persona.
Così Kiyoka parla di sua sorella raccontandoci una verità tanto banale quanto… vera. Non scegliamo i nostri parenti, quindi è possibile (se non altamente probabile) che non ci siano affinità di carattere né di gusti. Nonostante questo, crescere e vivere insieme crea un legame indissolubile e incisivo per ciò che siamo e vivremo.
Condividere un peso che non puoi portare da sola è ciò che fa una famiglia.
Questo, invece, è il modo in cui il nonno di Miyo prova a spiegarle che cosa significa avere dei legami di sangue, aggiungendo che la presenza dei famigliari non risolve il problema né esonera il singolo dalle sue responsabilità, ma fornisce sicuramente un appoggio emotivo o prativo. L’anziano Usuba afferma anche che si può non essere d’accordo con le scelte compiute dai propri familiari senza che questo cancelli l’amore provato. Trovo che sia un modo molto delicato e realistico di descrivere ciò che una famiglia può essere.
A dispetto dei colori pastello e dell’atmosfera romantica che Il mio matrimonio felice regala, temi importanti come la crescita personale, il significato dei legami famigliari e che cosa sia la felicità (argomento trattato nell’episodio OVA uscito a ottobre 2024) non vengono infiocchettati e trattati con sognante idealismo. Si può parlare, piuttosto, di concreto ottimismo.
Perché guardare Il mio matrimonio felice?
Il mio matrimonio felice è uno shojo fantasy con delle belle animazioni e momenti molto appassionanti. Ci possono essere scene meno entusiasmanti e alcune battute potrebbero far storcere il naso nell’epoca moderna, ma credo che possa essere un ottimo modo per passare una giornata staccando completamente la spina. D’altra parte, essendo composta solo da 13 episodi, si guarda in un attimo.
Personalmente, non vedo l’ora di guardare i nuovi episodi!
Scheda tecnica
| Titolo originale: | Watashi no Shiawase na Kekkon |
| Studio di animazione: | Kinema Citrus |
| Anno di produzione: | 2023 (dal 5 luglio al 20 settembre) |
| Manga: | 4 volumi con disegni di Rito Kohsaka pubblicati dal 2018 su Gangan Online |
| Genere: | Shojo fantasy |
| Voto: | 3,5/5 |
| Da guardare se: | piacciono le storie romantiche e le ambientazioni fantasy. |
Federica Crisci
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in Anime a Merenda non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Gli anime del 2025 che non vedo l’ora di vedere
L’arrivo di un nuovo anno porta sempre con sé delle emozioni ambivalenti e spesso contrastanti tra loro. Sono arrivata da tempo alla consapevolezza che la data sul calendario è puramente convenzionale. Di fatto, il passaggio dal 31 dicembre al 1 gennaio non ha nulla di diverso da quello degli altri giorni se non il significato che socialmente gli attribuiamo. Eppure, ho capito che ignorare l’importanza dei simboli può essere controproducente. Gli esseri umani vivono di simboli. È un modo che hanno trovato per celebrare l’esistenza e darle significato davanti all’inesorabile e veloce passaggio del tempo. Di conseguenza, non ho potuto fare a meno di salutare il 2024 pensando a quanto di buono e di brutto mi ha lasciato e di accogliere il 2025 con una lista non troppo lunga di buoni propositi. D’altra parte, se le cose le inquadri nella giusta prospettiva, possono essere strumenti utili per la crescita personale.
Per quanto rendermi conto che è passato un altro anno ancora non è più come quando avevo 16 anni e non vedevo l’ora di diventare maggiorenne, quest’anno il primo pensiero che mi veniva in mente era:
Nel 2025 potrò vedere tantissime nuove stagioni che attendo da tanto!
Voglio condividere con voi una lista di alcuni anime in uscita nel 2025 che sto aspettando con tanta trepidazione!
1. The apothecary diaries – stagione 2
Guardare Il monologo della speziale è stato uno dei momenti più belli del 2024. Mi è piaciuto tutto di quest’anime: dalla protagonista alla storia, dalle canzoni all’animazione. L’ho trovato tanto stimolante e non ho potuto fare a meno di rivedere l’intera stagione appena finiti tutti gli episodi. Ancora oggi devo combattere con l’istinto di riavviare “play” su Chruncyroll. Trovo entusiasmante vedere come i vari episodi, anche quelli autoconclusivi, siano tutti intrecciati tra loro e ti facciano entrare in una storia ricca di intrighi, ma anche di buoni sentimenti. Non vedo l’ora di essere nuovamente sorpresa dall’intuito e dalle capacità di Mao Mao nonché di sorridere ai suoi battibecchi con Jinschi.
2. Lady Oscar – il film della Mappa
Il manga di Riyoko Ikeda e l’anime che ne è stato tratto hanno segnato l’infanzia di tantissimi/e Millennial. La storia del comandante Oscar, una donna cresciuta come un uomo, e della sua amicizia con la regina di Francia Maria Antonietta è ormai diventata quasi più celebre degli eventi stessi della Rivoluzione francese. Nel 2025 questo splendido capolavoro tornerà sullo schermo in una veste completamente nuova. Lo studio d’animazione Mappa ha annunciato il remake animato di Le rose di Versailles che verrà distribuito nelle sale cinematografiche in primavera. I disegni sembrano molto più fedeli alle tavole della mangaka anche se mi fanno un effetto strano avendo ben in mente le immagini dell’anime degli anni Ottanta. Nonostante questo, sono curiosissima di vedere cosa le animazioni straordinarie della Mappa (nota per aver curato Jujutsu Kaisen e le stagioni finali di Attack on Titan) aggiungeranno alla storia.
3. Spy x Family – stagione 3
Durante il Jump Festa 2025 è stato annunciato l‘arrivo della terza stagione di Spy x Family durante il prossimo autunno. Sebbene sia piuttosto lontano, non posso fare a meno di desiderare che ottobre arrivi prestissimo. Guardare le avventure della famiglia Forger è un toccasana: io non posso fare a meno di ridere anche durante i rewatch (sono arrivata al terzo). I personaggi sono variegati e interessanti. Gli intrecci che si creano a livello narrativo a causa dei segreti che ciascun membro della famiglia ha sono esilaranti e narrativamente ben strutturati. Personalmente, sto aspettando il momento in cui la verità verrà alla luce, ma so bene che dovrò aspettare ben oltre il 2025 per vederlo!
4. Demon Slayer – Il castello dell’Infinito
L’arco finale di Demon Slayer sarà una trilogia cinematografica. Il primo film uscirà proprio nel 2025 e preannuncia di essere grandioso dal punto di vista delle animazioni, come già ci ha dimostrato l’ultimo episodio della scorsa stagione (dedicata all’allenamento dei Pilastri). Questo arco narrativo è probabilmente il più bello e appassionante dell’intera serie. L’ho divorato nel manga e non vedo l’ora di vederlo animato… anche perché, onestamente, i disegni del manga per me lasciano un po’ a desiderare.
5. Il mio matrimonio felice – stagione 2
I primissimi giorni di gennaio porteranno su Netflix la seconda stagione de Il mio matrimonio felice. Questo shojo fantasy ambientato nel Giappone del XX secolo mi ha conquistata non tanto per il romanticismo della storia, ma per la sua capacità di raccontare in maniera complessa temi che potrebbero facilmente essere banalizzati visto il genere di appartenenza. Spero di vedere molti più intrighi e complotti familiari e dal finale del trailer mi sembra che posso ben sperare.
Federica Crisci
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in Anime a Merenda non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Sintonizziamoci!
Non bisogna lasciare i bambini davanti alla tv! È diseducativo!
Mi ricordo di aver sentito spesso frasi simili durante la mia infanzia e la mia adolescenza. Oggi commenti simili sono riservati a smartphone, tablet e social, ma i e le Millennials come me probabilmente ricorderanno l’epoca in cui a essere demonizzato era lo schermo domestico con cui, alla fine, la maggior parte di noi (perché tendo a non generalizzare nella vita) è cresciuta.
Ma non dovevi parlare di anime e manga?
Per quanto consapevole della cattiva qualità di alcuni programmi presenti ora come allora sui vari canali, non si può negare che venisse trasmessa anche roba interessante. Un esempio? Facile da indovinare: gli anime trasmessi del pomeriggio su Italia 1.
Non mi vergogno di ammettere di essere stata una di quelle bambine che davanti alla tv ci ha passato diverse ore della sua vita. Guardavo (e riguardavo) i lungometraggi della Disney e gli anime, anche se per me erano tutti, indifferentemente, cartoni. Non stavo quasi mai seduta sul divano o sul tappeto a osservare le immagini. Rimanevo in piedi davanti allo schermo pronta a ballare durante le sigle e – soprattutto – a ripetere battute e azioni dei miei personaggi preferiti. Il mio divertimento nel guardare quelle immagini consisteva soprattutto nell’entrare dentro le storie e viverle in prima persona.
Crescendo, ho imparato a stare seduta, ma la voglia di perdermi nella narrazione non è cambiata, anzi è diventata sempre più una necessità tanto da avvicinarmi a qualsiasi medium in grado di raccontare una storia. Libri, film, serie tv, spettacoli teatrali, musical, balletti sono sempre stati presenti nella mia quotidianità. Ognuno di questi strumenti mi apre una finestra sul mondo, sulle persone e sull’esistenza aiutandomi a riflettere su di essi e mostrandomi tutto ciò che di bello e di butto esiste.
Guardare la televisione per diverse ore al giorno non è stato diseducativo ma esattamente l’opposto. Mi ha donato degli hobby, ha probabilmente influenzato il mio percorso di studi, è stato il mio primo approccio al mondo della recitazione e… mi ha insegnato a vivere. È un’affermazione forte? Sì, ma quel vissuto immaginario è stata per me esperienza indiretta di tante emozioni e di tante avventure. Sono assolutamente convinta che tante credenze che mi porto dietro (funzionali o meno che siano) siano da rintracciare in ciò che ho guardato da piccola.
Quindi, sei una nerd navigata?
Lady Oscar, Sailor Moon, Rossana: le tre corone della mia infanzia.
Non sono i soli titoli che guardavo, ma sono sicuramente quelli che mi piacevano di più. Sono stati anche i miei primi manga, anche se al momento dell’acquisto ignoravo che si chiamassero così e non capivo bene perché fossero scritti al contrario. E devo ammettere di averlo ignorato per un bel po’ di tempo.
Il mondo dell’animazione e dell’editoria giapponese mi è sempre passato accanto senza che io vi dessi troppa attenzione o importanza. Impazzivo per i Pokémon e anche per i Digimon (perché scegliere?), guardavo mia cugina collezionare i numeri di Naruto, vedevo mia sorella guardare Dragon Ball , facevo battute sull’assenza di Shiro in Mila e Shiro o sulle dimensioni del campo di calcio di Holly&Benji ma non mi facevo alcuna domanda sulla cultura di provenienza di tutto questo. Ebbene sì, devo confessarlo: non sono stata un’adolescente nerd come tanti altri. Io sto vivendo il mio momento nerd ora, una volta superati i 30. Eppure, se penso al passato, mi rendo conto che i semi sono stati piantati già allora. Aspettavano solo il momento giusto per sbocciare.
Perché creare Anime a merenda (e manga a colazione)
Il momento della fioritura è arrivato più o meno nel 2022, dopo aver divorato in poco più di una settimana le quattro stagioni allora disponibili di Attack on Titan. Poco dopo ho visto Death Note e poi Haikyu. Alle visioni sono seguite le letture. Ho scoperto Berserk, Jujutsu Kaisen e, ovviamente, Naruto. Mentre continuavo a guardare e a leggere, ho iniziato a studiare la storia del manga e le caratteristiche identificative di questo genere. Ho anche cominciato a disegnare, frequentando un corso di un anno alla Scuola Romana dei Fumetti.
E ora sono in questo spazio. Anime a merende (e manga a colazione) nasce dal bisogno e dal desiderio di parlare di questa mia nuova passione e di condividerla con chiunque abbia voglia di frequentare questo spazio virtuale. Qui troverete recensioni, approfondimenti, riflessioni, consigli personali… e magari nel tempo tante altre cose. Chissà.
Quindi… tu chi sei?
Mi chiamo Federica e nonostante negli abbia contribuito alla realizzazione di diversi blog, ancora trovo difficilissimo scrivere una mia presentazione. Definirmi in tre aggettivi mi è praticamente impossibile (vedi lunghezza di questo articolo). Tuttavia, per darvi un’idea, proverò a raccontarvi che cosa ho fatto nella vita e che cosa faccio.
Mi sono laureata in lettere moderne a Roma Tre e attualmente insegno in una scuola media di Latina. Per un po’ di anni sono stata anche una copy writer SEO e ho scritto articoli sui temi più disparati (anche di elettrodomestici!). Ho studiato per tantissimi anni danza classica e contemporanea, poi mi sono data al teatro. Ancora oggi non riesco a fare a meno di entrare nel ruolo di qualcun altro. Negli ultimi tempi sto imparando a disegnare. Passo il tempo libero a leggere, vedere anime e film oppure in compagna delle persone che amo. Tutto questo ha contribuito e contribuisce a formarmi tanto quanto guardare la televisione da bambina.
Credo nel potere catartico e formativo delle storie. L’ho sperimentato su di me e ho anche avuto modo di studiarlo un po’ scrivendo una tesi sul rapporto tra neuroni specchio e lettura. Quindi, quando guardo o leggo qualcosa, cerco sempre di leggervi dentro qualche spunto per parlare delle esperienze quotidiane, per riflettere sulle emozioni che mi suscita e sul perché, sui simboli e sugli insegnamenti che se ne possono trarre.
Anime a merenda è un percorso in divenire che spero di poter condividere il più possibile con appassionati e appassionate come me.